Tutto il dolore del fratello di Saman nella foto straziante spedita al padre
Un promemoria dell’amore che un tempo nutriva per la figlia. Quando l’immagine venne inviata la ragazza era stata uccisa e il genitore era in fuga
Novellara Shabbar Abbas è sorridente e guarda verso l’obiettivo, mentre tiene la mano sinistra sulla testa della figlia Saman. Lei lo abbraccia, sorridente, ad occhi chiusi. Questa foto, che campeggia in questa pagina, fu mandata su WhatsApp dal fratello di Saman, allora sedicenne, al padre. Il 25 luglio di quell’anno il ragazzo era nel pieno di una profonda crisi. Si sentiva abbandonato, dopo che i genitori erano scappati il primo maggio da Novellara ed erano latitanti in Pakistan, e soffriva per la sorella maggiore.
Nelle telefonate e nelle chat intercettate dai carabinieri, emerge tutto il travaglio del minore, e anche il faticoso processo di presa di distanza dalla condotta dei familiari, di cui ha parlato lungamente venerdì al processo un’assistente sociale dell’unione Bassa Reggiana.
Il 15 giugno, tre giorni prima dell’incidente probatorio nel quale la sua testimonianza è stata raccolta, parlando con la madre disse che era consapevole che la sorella non sarebbe più tornata e per tale ragione lui avrebbe voluto farla finita perché la sua vita non avrebbe avuto più senso.
Il giovane parlava spesso con i genitori, ma presto iniziò a dare segni di ribellione. La famiglia voleva che ritrattasse le sue dichiarazioni accusatorie nei confronti dello zio Danish Hasnain e dei cugini Ikram Ijaz e Nomanhulhaq Nomanhulhaq e smettesse di tirare il ballo altri due parenti, il fratellastro Zaman Fakhar e il cugino Amjad Arfan (indagato e prosciolto).
A luglio inoltrato, mentre il percorso di presa di coscienza, come lo ha chiamato l’assistente sociale, procedeva, il minore mandò al padre la foto dell’abbraccio con Saman. Un’immagine che vale più di tante parole, che certifica un momento di felicità scomparso per sempre.
È stato sostenuto che quello di Saman sia stato un “delitto d’onore”. Spesso gli inquirenti si sono imbattuti in conversazioni nelle quali emerge con forza il senso dell’onore della famiglia Abbas, offeso in modo irreparabile dalla condotta della ragazza. Il giudizio degli altri è molto rilevante per il clan di Shabbar e lo evidenza persino un passaggio nel quale il fratello parla con la madre del suo desiderio di mettersi un orecchino. «Figlio mio cosa hai fatto questo, è brutto così, già prima siamo diventati uno spettacolo davanti al mondo (...). Sono partiti i funerali della nostra dignità, figlio mio non fare questo, non fare mai niente di questo tipo». Stupisce, che in quella tragica estate, una vicenda del genere potesse preoccupare i genitori latitanti. «Non ci pensare neanche a questa cosa…no figlio mio, tu sei il mio figlio intelligente, non sei figlio pazzo». Di fronte a queste parole il ragazzo rispose: «Sono pazzo». E subito la madre: «Una pazza (Saman, ndr) non è che ha fatto poche stupidaggini! Figlio mio non ha fatto poche stupidaggini (sempre riferendosi a Saman, ndr), siamo rovinati, non stiamo vivendo noi, siamo morti noi! Il mondo ci sta guardando».l
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