Gazzetta di Reggio

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Paura al Foscato

Aggredisce il compagno della sorella poi distrugge un’auto della polizia

Ambra Prati
Aggredisce il compagno della sorella poi distrugge un’auto della polizia

Reggio Emilia, Il 36enne, ubriaco e drogato, ha seminato il panico ed è stato arrestato

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Reggio Emilia «Ci risiamo: al Foscato rissa con coltello davanti a tutti i residenti, grandi e piccini». «La scala del condominio era piena di sangue». Questi i commenti sui social dei residenti del Foscato, teatro martedì sera di un violento scontro con coltello. Motivo scatenante, la gelosia: l’aggressore, ubriaco e sotto l’effetto della cocaina, ha perso la testa quando rientrando a casa ha trovato la sorella con il nuovo compagno e un amico.

Ahmed Zehrat, 36 anni, irregolare sul territorio e pregiudicato, è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato, visto che ha semidistrutto a suon di calci e pugni l’auto di servizio della polizia di Stato.

È stata una nottata di paura nel quartiere. Una nottata proseguita fino all’alba in via Dante. Il 45enne compagno della sorella (con la quale Ahmed abita dall’aprile scorso, quando è stato scarcerato) ha raccontato la premessa. Zerhat non sopportava di vederli insieme e lo aveva diffidato dal proseguire la relazione sentimentale. Quella sera, rientrato in casa alle 20.40 ubriaco e drogato, il 36enne vedendo la sorella con i due connazionali è andato su tutte le furie: ha fatto una scenata, insultando il compagno e tentando di colpirlo con un pugno. L’episodio pareva terminato; tanto che i due uomini e la donna hanno deciso di andare a prendere un caffè al bar. Non appena imboccata la piazzetta del bar il 36enne è tornato all’attacco: prima si è avventato sul 45enne, poi ha estratto un coltellino dal cavatappi e l’ha puntato contro l’amico. Ma le condizioni pietose dell’aggressore hanno fatto sì che, anziché far male al prossimo, si sia fatto male da solo tagliandosi.

Sentendo le sirene della polizia, nel frattempo allertata da diverse telefonate dei residenti allarmati, l’aggressore si è disfatto del coltello ed è fuggito in casa, disseminando sangue lungo le scale. Placcato nella palazzina da ben sei agenti, una pattuglia ha fatto salire il fermato in auto, mentre gli altri poliziotti cercavano il coltello (non trovato). Salito sull’auto della polizia dopo aver tentato di disfarsi di un involucro (una dose da 0,82 grammi di cocaina), il 36enne ammanettato si è scatenato: ha preso a testate il divisorio tra la parte anteriore e quella posteriore del veicolo e ha divelto a calci il finestrino posteriore, rendendo inservibile la vettura. Una volta rinchiuso nelle camere di sicurezza della questura, il fermato ha preso a testate il muro finché, alle 4 del mattino, è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale e sedato.

Querelato dall’amico del giovane aggredito, il 36enne è comparso ieri in tribunale per l’udienza di convalida, con vistose bende sulle braccia. Lucido a tratti («Ma cos’ho fatto? Non ricordo»), l’imputato ha fatto praticamente scena muta. Il difensore d’ufficio, l’avvocato Federico Mosti (che ha sostituito quello di fiducia, Ivan Esposito di Prato), aveva ottenuto dal giudice Luigi Tirone l’obbligo di dimora, per consentire al 36enne affidato ai Servizi sociali di proseguire il percorso terapeutico. Ma dopo poche ore dall’udienza di convalida, il tribunale di Sorveglianza di Modenaha revocato l’affido in prova e disposto il carcere. l


 

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