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Tragedia in cortile

Bambino annegato, la disperazione del padre: «Non sono riuscito a salvarlo»

Stefania Piscitello
Bambino annegato, la disperazione del padre: «Non sono riuscito a salvarlo»

Reggio EMilia: Parla il reggiano Patrick Pioppi, il padre del piccolo Francesco, morto a due anni nel cortile di casa, a Novi di Modena

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Reggio Emilia «Sono andato verso la piscina e quando ho guardato nella vasca ho visto mio figlio. Non c’è stato modo di salvarlo. Era sempre così sorridente e solare e faceva innamorare tutti dal primo istante che lo osservavano ed interagivano con lui. Era un bimbo perfetto sia caratterialmente che fisicamente. Il sogno di ogni mamma».

Così Patrick Pioppi, papà di Francesco, il bimbo di quasi tre anni morto dopo essere annegato nella piscina di casa lunedì sera a Sant’Antonio in Mercadello, ripercorre quei terribili istanti che hanno cambiato per sempre la vita dell’intera famiglia. Una famiglia che ora, a due giorni dalla morte del piccolo si è chiusa nel dolore. Pochi istanti, una serie di elementi che si sono messi uno dietro l’altro, il bimbo che è riuscito a sgattaiolare fuori per poi cadere in acqua, probabilmente per cercare di prendere un giocattolo dalla piscina, montata solo la scorsa settimana dalla famiglia nell’ampio giardino, in occasione del compleanno della sorellina maggiore di quello che tutti chiamavano “Frency”.

«È andata così – Patrick Pioppi, il padre, trova la forza di precisare cosa ha portato a questa tragica fatalità – Mia moglie ha portato il bimbo a letto come tutte le sere, per addormentarlo. Io sono rimasto in salotto con mia figlia più grande. Intanto stavo aspettando il giardiniere perché dovevo pagargli il lavoro che ha fatto».

Sì, perché negli ultimi giorni la famiglia aveva apportato diversi ritocchi al giardino: erano stati eliminati gli alberi dalla zona centrale, proprio per trovare lo spazio per quella grande piscina rialzata, alla quale si accede da una scaletta. I genitori di Francesco, Patrick e Stefania, avevano risistemato anche un piccolo garage esterno, dipingendolo con pesciolini e bollicine, a ricreare una sorta di acquario dietro la piscina. Insomma, in quel giardino stavano creando uno spazio in cui potere fare giocare i piccoli. Ecco perché Patrick stava aspettando il giardiniere: «Mia moglie in quel momento era molto stanca: poverina, ha passato due notti o più senza dormire, perché mio figlio aveva la bronchite ed era sotto antibiotico. Quindi lei lo aveva seguito di notte nei giorni precedenti ed era ovviamente molto stanca». Sembrava comunque una serata come tante, con le solite abitudini di una giovane famiglia e di due genitori amorevoli che si prendono cura dei propri figli: «Tutte le sere Francesco chiedeva il latte per addormentarsi. Anche quella sera lo ha voluto e così mia moglie me lo ha mandato in cucina».

Il piccolo quindi, passo dopo passo va verso il papà: «Solo che nello stesso istante – ricorda Patrick, ovviamente sotto choc per quanto accaduto – è arrivato il giardiniere, l’ho visto dalla finestra. Mio figlio mi ha detto: “Papà mi fai il latte?”. Allora io ho detto urlando, o comunque parlando ad alta voce, a mia moglie: “Stefania faglielo tu il latte, è arrivato Mario, il giardiniere». Così il padre si è recato fuori, proprio per parlare con l’altro uomo.

«Si vede che mio figlio in quell’attimo, o qualche istante dopo, è uscito anche lui dalla porta. Nessuno se ne è accorto, perché mia moglie era crollata a letto, mia figlia si era addormentata e io ero fuori che parlavo tranquillo con il giardiniere».

In quel momento Francesco ha raggiunto la piscina, che solo pochi giorni prima era stata al centro della festa di compleanno della sorellina a cui erano state invitate una sessantina di persone. Probabilmente si è arrampicato sulla scaletta, forse incuriosito dall’acqua o dal gioco gonfiabile che voleva recuperare. I carabinieri che lunedì sera si sono recati sul posto hanno raccolto tutti gli elementi e redatto un verbale per la Procura. In casi come questo, come atto dovuto, i genitori potrebbero finire sul registro degli indagati.

«Dopo sono rientrato in casa e mi sono recato verso la piscina – Patrick non si dà pace – perché avevo attivato la pompa poco prima per pulire l’acqua. E quando ho guardato in vasca ho visto mio figlio. L’abbiamo recuperato dall’acqua, ma non c’è stato modo di salvarlo. È andata così».

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