L’allarme di Fratelli d’Italia: «Nessuna bonifica dell’area delle Reggiane». La Stu: «Nessun ordigno bellico»
Vinci ha presentato anche una interrogazione al ministero della Difesa
Reggio Emilia «Nell'area delle ex Reggiane, sede del parco dell'innovazione di Reggio Emilia, non sono presenti ordigni bellici». Lo assicura la società Stu Reggiane, partecipata del Comune che procede alla riqualificazione del complesso industriale, in replica al parlamentare Gianluca Vinci. L'esponente di Fratelli d'Italia, infatti, ha depositato ieri mattina al ministero della Difesa e al ministero dell'Università e della Ricerca una interrogazione parlamentare (e presenterà un esposto alla Procura) sul rischio bellico dell'area e in particolare nella parte riguardante la Palazzina “M” di via Agosti, attualmente di proprietà della Fantuzzi Immobiliare, sulla quale Stu Reggiane (in partenariato con Acer) ha redatto un progetto di fattibilità per la realizzazione di uno studentato.
«L’interrogazione ha ad oggetto l’obbligatorio studio e inserimento già in fase di progettazione, ai sensi del Dlg 177/2012, del rischio bellico, all'interno dell’area ex Officine Reggiane e in particolare nella parte riguardante lo studentato da 1800 ragazzi finanziato con Pnrr – afferma Vinci –. La questione bombe alle ex Officine Reggiane era già stato già da me sollevato nel maggio 2014 e il 16 dicembre 2016, in quelle occasioni il Comune di Reggio aveva risposto con un comunicato dove dichiarava semplicemente la presenza di una autodichiarazione del commendator Fantuzzi sull’avvenuta bonifica bellica nel dopoguerra e l'assistenza di una azienda specializzata in rischio bellico durante i lavori». Per Vinci, «quanto all'epoca dichiarato su quella prima fase di interventi non rispecchiava quanto richiesto nel dettaglio dal D.lgs 177/2012 ben più dettagliato, nel novembre 2018 venivano infatti rinvenute due bombe in cantiere durante i lavori, questo smentiva platealmente la dichiarata avvenuta bonfica citata dal Comune solo due anni prima».
Alle accuse del parlamentare, non si è fatta attendere la replica di Stu Reggiane: «Nel pieno rispetto del lavoro sia del Parlamento italiano sia della Procura della Repubblica, vorremmo sottolineare qui, con riguardo particolare alla sicurezza e alla tranquillità di coloro che quotidianamente frequentano il Parco Innovazione, che tutte le operazioni di bonifica bellica sono state svolte con regolarità e con tutte le certificazioni necessarie rilasciate da azienda specializzata. E i lavori vengono svolti nel pieno rispetto della norma, che è volta a garantire la sicurezza e l’incolumità dei lavoratori». Per la Stu, «Vinci confonde lo stato di attuazione, le funzioni e la proprietà di due immobili diversi, ovvero: una cosa è il Capannone 15 C a sud del nuovo viale Ramazzini che ospiterà il quarto Polo universitario di Unimore dove si prevede la presenza di circa 1.800 studenti, immobile di proprietà di Stu Reggiane spa in fase di ristrutturazione; altra cosa è la Palazzina “M”, ossia l’ex palazzina direzionale ubicata lungo via Agosti attualmente di proprietà della Fantuzzi Immobiliare, sulla quale Stu Reggiane, in partenariato con Acer, ha redatto un progetto di fattibilità per la realizzazione di uno studentato da 80 camere, progetto candidato ad uno specifico bando pubblicato dall’allora Miur (ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), il cui esito è ancora in corso di definizione». In ogni caso, «su tutta l’area e su tutti gli immobili interessati dal Programma di rigenerazione urbana dell’Area delle ex Officine meccaniche Reggiane, attuato e in fase di attuazione da parte di Stu Reggiane spa, i lavori vengono svolti nel pieno rispetto della norma, che è volta a garantire la sicurezza e l’incolumità dei lavoratori». Ribadendo il rispetto della normativa, da Stu precisano che «in fase di progettazione – in particolare in fase di redazione del Piano della sicurezza e coordinamento – il Coordinatore della Sicurezza, in accordo con la committenza, redige una analisi dei rischi per i lavoratori derivanti dalla esecuzione delle opere, tra cui possono essere ricompresi, qualora lo rilevino analisi storico-documentali o strumentali anche i rischi di natura bellica». Quanto alla «documentazione fornita dalla società Fantuzzi, citata dall’on. Vinci assieme ad altri documenti recuperati negli archivi storici, vengono pertanto utilizzati ai soli fini di redigere la valutazione del rischio bellico rispetto alle attività da svolgere».l
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
