«Le mosse dei nostri avversari sono cose da anni Novanta»
Il senatore Barcaiuolo (FdI) e le prossime scadenze elettorali
«L’Emilia una regione rossa? In realtà nella nostra regione il centrodestra ha vinto le Politiche 2018, le Europee 2019 e le politiche 2022. Abbiamo perso, ma di poco, solo le Regionali 2020. Nelle ultime quattro elezioni, tre vinte e una persa. Poi ci sono zone come Reggio, Modena e Bologna, dove il centrodestra non ha sfondato. Ma ormai per noi sono più gioie che dolori».
Ne è convinto il senatore Michele Barcaiuolo, coordinatore regionale di FdI, facendo il punto sulla situazione politica del centrodestra in Emilia-Romagna.
Senatore, Prodi “torna” in campo e Bonaccini lancia la sua “Energia popolare”. Come interpreta queste mosse del centrosinistra?
«Noi guardiamo con rispetto ma distacco i movimenti del centrosinistra, anche se mi sembrano un po’ mosse anni ’90, fra rientro di Prodi e correnti varie. Rispetto le loro mosse, ma senza giudicarle, credo sia giusto così».
Nei prossimi anni ci sono diverse scadenze elettorali: Amministrative, Europee e Regionali. Il centrodestra scenderà in campo unito?
«Il centrodestra è una coalizione unita da quasi 30 anni sia a livello nazionale sia a livello locale. Abbiamo sensibilità diverse, è innegabile, ma anche valori comuni che consentono di presentarci insieme con un programma condiviso. I nostri avversari sotto questo aspetto fanno da sempre più fatica, perché loro hanno valori e priorità diverse. Per loro, a differenza nostra, unirsi vuol dire solo mirare alla conquista del potere...».
Però il centrosinistra in Emilia è considerato sinonimo di buon governo. Può dirsi lo stesso per la destra? Ci sono modelli spendibili? Spesso si parla di Ferrara, che però è leghista...
«Contesto con forza la narrazione del buon governo della sinistra: il tracollo della sanità e le innegabili responsabilità sull’alluvione sono solo due esempi. Ferrara, al contrario, è un esempio di buon governo. Ma ce ne sono tanti altri, penso anche ai comuni minori, che hanno dato sicuramente lustro al centrodestra. Non faccio un elenco perché sarebbe poco rispettoso. In Emilia-Romagna, e anche altrove, quando il centrodestra va al governo delle città viene sempre riconfermato. Basti pensare anche a cosa avviene fuori dall’Emilia, in città simili alle nostre, come ad esempio in Toscana. In quasi tutte le città della Toscana il centrodestra, dopo aver vinto al ballottaggio partendo spesso in svantaggio, per i secondi mandati ha sempre ottenuto vittorie al primo turno. Si pensi a Pistoia, Massa, Pisa, Siena, Grosseto...».
La scomparsa di Berlusconi sembra stia ridefinendo gli assetti fra gli alleati. FdI sembra crescere a discapito di Lega e Forza Italia. Tensioni all’orizzonte?
«Io non vedo problemi, né dall’osservatorio romano né da quello locale. Certo può esserci qualche personalismo, qualche scelta non condivisa da tutti, ma sempre in un quadro in cui la responsabilità di stare insieme prevale».
Pensa sia possibile un’interlocuzione con Italia Viva?
«Le interlocuzioni si fanno su programmi e valori. Noi sognamo un’Emilia-Romagna libera, produttivistica, in cui il lavoro è il vero volano per produrre ricchezza e solo successivamente per redistribuirla. Concetti che dall’altra parte politica non hanno capito. Abbiamo tre forze politiche alleate, quattro con i moderati, con cui abbiamo vinto le Politiche e stiamo governando. Ogni elezione parte da qui. Non si può però escludere di allargare il perimetro se, come mi auguro, saremo bravi ad essere attrattivi su progetti che riguardano le città e la regione su temi specifici, a prescindere da considerazioni strettamente politiche. Credo che questa sia la traccia da seguire».
È cominciata la “sfilata” di Feste de l’Unità. Crede che siano ancora un modo per raccogliere consensi? Voi avete iniziative popolari?
«Mentre noi siamo in strada tra la gente, il Pd si chiude nelle feste dell’Unità per sottopagare volontari che non hanno più. Le forze di impatto delle feste dell’Unità sono figlie di ingenti risorse economiche favorite dal sistema cooperativo e da amministrazioni compiacenti. Noi stiamo investendo molto su formazione, in tutte le federazioni FdI abbiamo organizzato corsi di formazione su temi non solo politici, ma anche amministrativi. Sentiamo la responsabilità di andare al governo dei territori con persone capaci e competenti, con capacità di interloquire e stare a contatto con le persone. Abbiamo tante iniziative tra la gente e per la gente in diverse forme, senza dover cercare di fare assolutamente cassa con le feste; continueremo su questa strada».
Questione Romagna, si lamenta la mancanza di fondi. Qual è la situazione? Perché non è stato scelto Bonaccini come commissario?
«Bonaccini come tutti i governatori è commissario al dissesto idrogeologico. E lo è da tempo. Mi sembra che in Romagna qualcosa non abbia funzionato. È commissario per il terremoto, e dopo 11 anni, la struttura commissariale è ancora aperta: non un bel biglietto da visita. Sul tema della pulizia degli alvei fluviali in Regione abbiamo fatto interrogazioni e proposte di emendamenti in tempi non sospetti, puntualmente non considerati da Bonaccini e da Schlein quando era assessore. È vero che l’alluvione è stata legata a eventi atmosferici eccezionali, sebbene già visti in passato. Ma l’imperizia di chi non ha tutelato il territori è una concausa. In ogni caso i fondi ci sono, ma c’è un tema su cui occorre fare attenzione. Nell’elenco di richiesta danni fatto pervenire dalla Regione ci sono interventi che con l’alluvione non c’entrano nulla, come le infiltrazioni al palazzo comunale di Modena o i lavori al lucernario della polizia municipale, rotto da mesi. Così come è giusto che chiunque abbia perso qualcosa a causa dell’alluvione sia risarcito al 100%, al contrario di quanto avvenuto in passato per le alluvioni di Bomporto e Bastiglia e di Nonantola quando il commissario non lo scelse il centrodestra; io penso che non debba esserci nessuno che faccia il furbo e voglia coprire con l’emergenza le proprie lacune e mancanze amministrative. Ho presentato sul tema un’interrogazione a Musumeci e segnalerò massima attenzione al generale Figliuolo, chiedendo massima intransigenza». l
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