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L’allarme

Migranti, le case non bastano più «Servono strutture più capienti»

Ambra Prati
Migranti, le case non bastano più «Servono strutture più capienti»

Se ne discuterà in una riunione plenaria delle coop

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Reggio Emilia «La tendopoli per i migranti in arrivo? È un’ipotesi che mi sento di escludere, a Reggio Emilia. Ma se il flusso dei nuovi arrivi continuerà al ritmo delle ultime settimane l’accoglienza diffusa negli appartamenti non basterà; bisognerà trovare strutture più capienti». Così Valerio Maramotti, presidente della coop L’Ovile, riflette sulla nuova ondata di migranti in arrivo da Lampedusa e non solo, che sta mettendo in difficoltà il sistema d’accoglienza regionale e provinciale.

Sul tema oggi si terrà una riunione plenaria delle realtà che, dal primo gennaio di quest’anno, fanno parte della Rti (la rete temporanea d’impresa) unico gestore del bando prefettizio: L’Ovile, Dimora di Abramo, coop Madre Teresa, Ceis, coop Papa Giovanni XXIII e coop La Vigna. All’ordine del giorno il numero dei nuovi arrivi, aumentati in maniera significativa per effetto del boom degli sbarchi, e il nodo di come farvi fronte a livello locale.

In Emilia-Romagna si sono già levate le proteste di alcuni sindaci e tra gli addetti ai lavori si fa insistente l’eventualità (al momento non confermata) che a Bologna possa sorgere una tendopoli. Ogni anno, con il mare più calmo, da giugno in poi gli sbarchi si intensificano: ma quest’anno i numeri stanno scoppiando, con il rischio di raggiungere i livelli record del 2017-2018. Tanto che l’assessore al Welfare del Comune di Reggio Emilia, Daniele Marchi, ha lanciato l’allarme: «Abbiamo ancora un margine di cento posti liberi a disposizione, ma se si continua così nel giro di poco tempo raggiungeremo il limite».

I migranti smistati dal Sud nella nostra provincia sono 1.345: la scorsa settimana ne sono arrivati una settantina, oggi altri 17 porteranno il numero a 1.362. Tutti alloggiati in piccoli gruppi in appartamenti, secondo il principio dell’accoglienza diffusa anti-ghetto che a Reggio ha retto bene. Finora. Perché la crisi degli alloggi e la scarsa propensione dei proprietari a metterli a disposizione dei migranti (il bando prefettizio dell’agosto 2022 constatava già che «la ricerca di appartamenti è prioritaria» ma che «la procedura di gara non ha sortito alcun interesse» da parte dei privati) ha fatto sì che la disponibilità restasse al palo a fronte di una richiesta via via più impellente. «Diciassette persone in più significa aprire almeno una decina di appartamenti: il che è impossibile – ha proseguito Maramotti –. Noi continuiamo ad accogliere, per ora la situazione nella nostra provincia è sotto controllo. Ma occorrerà trovare nuove formule».

Tra le soluzioni che si stanno valutando, dettate dall’esigenza di incrementare i numeri in breve tempo, c’è quella di strutture più capienti. «È una strada possibile – ha detto Maramotti –. Beninteso questo è un mio parere personale, che dovrà essere valutato e condiviso nella riunione». Su cosa intenda per strutture più capienti Maramotti non si sbilancia, ma si guarda a ex scuole, ex palestre o immobili sfitti appartenenti ad enti pubblici o alla Curia. Ne esistono tanti, ma da qui ad ottenerne l’utilizzo ce ne passa.

«Finora la collaborazione con Comuni, prefettura e Diocesi non è mancata. Ciascuno farà la sua parte eseguendo una ricognizione per trovare spazi». l


 

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