Collaudatore di piante: l’insolito mestiere del novellarese Giuseppe Botti
Il racconto: «Scelgo i tronchi per il compensato, siamo sette in tutta Italia»
Novellara Il novellarese Giuseppe Botti, 56 anni, di lavoro fa il “collaudatore di piante”. «Una professione insolita, che in Italia viene praticata da sette persone, incluso il sottoscritto», racconta Botti. Talmente rara che è pressoché sconosciuta anche al motore di ricerca online Google, che, ad oggi, non riesce a trovare risultati attinenti.
Per inquadrare il luogo di lavoro di Botti bisogna immaginare le distese golenali del Po o qualche fondo agricolo della Bassa reggiana, disseminati da lunghi filari di pioppi che sono allevati per la produzione di pannelli di compensato.
Cosa fa Botti? «Quando i pioppi vengono abbattuti – spiega – dopo 10 anni dalla messa a dimora, i grossi tronchi vengono sezionati in varie lunghezze e lasciati sul terreno. A quel punto entro in gioco io: faccio un’ispezione visiva dei tronchi in base a criteri che ho imparato nel corso degli anni, poi segno i tronchi con un gesso per selezionarli tra prima, seconda e terza qualità».
A quel punto il legname selezionato da Botti viene trasformato in compensato in stabilimenti dotati di apposite macchine che scortecciano i tronchi e poi li sfogliano per ottenere fogli di pioppo di spessore millimetrico.
I fogli vengono poi tagliati a misura ed essiccati. Infine, con la loro sovrapposizione in vari strati incrociati sotto pressione e il loro incollaggio a caldo, si ottiene un pannello di compensato.
«Il mio lavoro – afferma Botti – è molto importante per dare qualità al prodotto finito. Solo i fogli di prima qualità, quelli senza difetti visivi, vengono usati per le due facciate esterne del compensato visibili al consumatore, mentre la seconda e la terza qualità vengono usate negli strati interni, quelli che non si vedono. Se sbagliassi la selezione significherebbe poi avere un compensato con difetti visivi. Sono due gli strumenti del mio lavoro: un bastone, tarato da me con varie misure indicate da nastri adesivi di vari colori, e un gesso per segnare le piante. Nulla di più, a parte i segreti del mestiere, ovviamente».
«Il mio lavoro – conclude Botti – mi porta a percorrere circa 100mila chilometri l'anno in giro per il Nord Italia: non solo la Bassa reggiana, dove si coltiva il pioppo, ma anche nella provincia di Ferrara, poi Friuli (Udine), Piemonte (Alessandria, Pavia, Cuneo, Biella), Veneto (Rovigo), Toscana (Empoli e Pontedera) e Lombardia (Mantova, Cremona, provincia di Milano). In Friuli e nella Valle Bormida piemontese si producono le migliori qualità di pioppo. Il compensato italiano è molto rinomato e viene esportato all’estero per vari usi, tra cui anche la fabbricazione di case in legno in Nord America». Un’alta qualità garantita anche dalla professionalità e dalla sapienza di Botti.
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