Assalto dei vandali distrutte quaranta viti storiche
I volontari del vicino Giardino di Gabrina: «Un grave danno ambientale»
Reggio Emilia Un raid vandalico ha distrutto le storiche viti di via Cugini, in zona Acque Chiare.
Ad accorgersi della brutta sorpresa, ieri mattina, un uomo che stava portando a passeggio il cane, il quale si è imbattuto nello scempio provocato dai vandali. Il proprietario del cane ha allertato i volontari della vicina area del Giardino di Gabrina, che si sono subito messi in moto per avvertire chi si occupa in prima persona di queste coltivazioni.
L’antica vigna è gestita da una guardia ecologica volontaria, Amos Poli, e oltre al danno ambientale per il verde deturpato, c’è anche il dispiacere per il lavoro di anni buttato al vento, con un’azione vandalica, commessa probabilmente per noia. Un’azione messa a segno in spregio a chi, con profonda dedizione, aveva garantito la crescita di una coltura particolare. Queste viti, infatti, sono abbinate ciascuna a un olmo: un metodo di coltivazione raro, che risalirebbe addirittura agli etruschi, di cui i vandali hanno fatto piazza pulita.
«L’antica vigna sorge accanto al nostro giardino – spiega Roberto Pedrini, volontario del Giardino di Gabrina –. Questa coltivazione è antica perché ogni vite è abbinata a un’altra pianta di olmo e questo sistema rappresenta una rarità. Stamattina (ieri per chi legge, ndr) un uomo che si trovava in zona, a passeggio con il cane, si è accorto di quanto accaduto. Siamo convinti che si tratti di un atto vandalico e stiamo meditando di sporgere denuncia. Abbiamo parlato con Amos Poli, la Guardia ecologica volontaria che gestisce le viti danneggiate: ci ha detto che non ha avuto alcun tipo di screzio con il proprietario. Amos si occupa nello specifico di queste viti e ha coperto i filari con un telo bianco per proteggere l’uva dall’assalto degli uccelli predatori che potevano compromettere il frutto».
I vandali hanno risparmiato solamente le piante collocate nei punti più visibili.
«Le hanno segate quasi tutte all’altezza di 40 centimetri a partire dalla base – continua Roberto Pedrini –. In tutto si tratta di due filari, per una quarantina di piante. I vandali hanno risparmiato soltanto quelle in prima fila perché avrebbero rischiato di essere colti sul fatto. Le piante hanno circa 50 anni e Poli ha raccolto il testimone da un contadino che gestiva la vigna in precedenza. Si tratta certamente di un danno dal punto di vista del patrimonio ambientale e dell’abbattimento di viti coltivate con un sistema raro, come detto».
Il contesto in cui sorgono le viti falcidiate dai vandali è quello del parco delle Acque chiare, dove da alcuni anni è presente un giardino di piante officinali gestito e curato dai volontari. Si tratta di un luogo identitario del quartiere che, nel tempo, è diventato fulcro di diverse attività che si contraddistinguono per la capacità di integrare aspetti di cura del territorio, valore culturale, integrazione sociale e inclusione di soggetti in condizioni di disagio ed emarginazione.
Un atto vandalico in un contesto simile non può che suscitare rabbia e indignazione.l
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