E’ il giorno di Shabbar al processo per l’omicidio della figlia Saman
L’uomo per la prima volta in aula dopo l’estradizione. L’avvocato: «Dai parenti di Saqib in Pakistan andò solo per chiedere loro se aveva intenzioni serie e non per minacciarli»
Novellara Shabbar Abbas questa mattina sarà nel palazzo di giustizia di Reggio Emilia. Il padre di Saman, la 18enne uccisa perché non voleva accettare un matrimonio forzato, parteciperà per la prima volta in presenza al processo che lo vede alla sbarra accusato dell’omicidio della figlia in concorso coi parenti, dopo l’estradizione dal Pakistan avvenuta lo scorso 31 agosto.
Verrà formalmente rinviata l’audizione dei figlio – principale accusatore della famiglia – che avrebbe dovuto essere sentito oggi, su richiesta della stessa difesa di Shabbar, rappresentata dagli avvocati Enrico Della Capanna e Simone Servillo. Ma sarà il primo faccia a faccia tra l’uomo e gli altri imputati detenuti: il fratello Danish Hasnain, che con le sue dichiarazioni ha fatto ritrovare il cadavere, e i nipoti Ikram Ijaz e Nomanulhaq Nomanulhaq. Ciò che Della Capanna e Servillo formalizzeranno sarà anche il numero di testi che dovranno essere risentiti, perchè ascoltati quando Shabbar era impossibilitato al collegamento dal Pakistan e dunque godeva del legittimo impedimento. «Dobbiamo definirli ma saranno tra i 15 e i 20, tra polizia giudiziaria e assistenti sociali» conferma Servillo. Dunque, il dibattimento è costretto a un passo indietro affinchè l’imputato abbia la possibilità di ascoltare le loro dichiarazioni ed eventualmente replicare con spontanee dichiarazioni.
Intanto, anche ieri i due legali che difendono Shabbar Abbas sono tornati nel carcere di Modena per un altro lungo colloquio – è durato all’incirca tre ore – attraverso il quale stanno ricostruendo i fatti e informando l’uomo delle dichiarazioni fatte in questi due anni dal figlio e dal fratello Danish. Ma già dal carcere l’uomo con le sue dichiarazioni ai difensori contesta la ricostruzione di fatti e situazioni. «È entrato nel merito dei suoi ultimi due giorni in Italia, nel 2021. Ci ha parlato della quotidianità e delle loro condizioni di vita – spiega Servillo – Ci ha detto che la storia che è stata raccontata è un favola, che non è vero che è una persona facoltosa. Che dal 2015 con ciò che guadagnava in Italia stava cercando di costruirsi una cassetta in Pakistan. E che non è vero che la moglie è di una famiglia importante: il fratello non è un alto dirigente di polizia, ma l’equivalente semmai di un nostro appuntato dei carabinieri. Sono di estrazione normale. Se avesse fato parte della mafia sarebbe mai venuto a lavorare nei campi? Nega siano state fatte minacce ai parenti di Saqib in Pakistan: andarono da loro per sapere se aveva intenzioni serie con la figlia dopo aver visto sui social foto del bacio: la famiglia gli ha risposto che non l’avrebbe sposata».l
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