Processo Saman, il padre: «Cosa è successo? Lo sanno lo zio e i due cugini»
Al processo tocca a Servillo, che difende i genitori: «Non può essere stata Nazia»
Reggio Emilia «Abbiamo parlato decine di ore con Shabbar e ci ha detto quello che è successo a cavallo tra il 30 aprile e il primo maggio. Pertanto, sono convinto di sapere esattamente cosa è successo a Saman fino a mezzanotte e due minuti del primo maggio 2021».
Ieri l’avvocato Simone Servillo ha fornito in aula, per la prima volta, la versione dei genitori sulla notte in cui Saman uscì di casa, al loro fianco, e poi scomparve.
Il legale, che tutela la madre – e il padre Shabbar insieme al collega Enrico Della Capanna) – ha tenuto la sua arringa in Corte d’Assise, al termine della quale ha chiesto l’assoluzione per Nazia Shaheen, l’unica latitante del processo. «Non capisco perché viene considerata la peggiore. La posizione di Nazia è estremamente dignitosa e non si dica che lo stato di latitante ha un riverbero sul giudizio della persona. Di fronte a un Paese che ti ritiene colpevole, vorrei vedere se i benpensanti si consegnerebbero alla giustizia con la prospettiva di andare in galera».
Il legale è poi passato a descrivere la notte fatale. «Dopo cena Saman messaggiava con qualcuno e a un certo punto comunica ai genitori che se ne sarebbe andata. La serata si movimenta, erano quasi le 11. Le chiedono “Dove vuoi andare? Con chi te ne vuoi andare? Qualcuno ti viene a prendere?». I genitori si sarebbero convinti che il fidanzato Saqib sarebbe passato a prenderla.
Le otto telefonate intercorse tra le 23.06 e le 23.57 tra Shabbar e il fratello Danish, che per l’accusa sono la prova che stavano mettendo a punto la trappola, sarebbero invece avvenute perché il padre era disperato e non sapeva cosa fare. «Shabbar dice che il fratello gli disse: “Arriviamo noi con i nipoti. Picchiamo Saqib e lo convinciamo a levarsi di mezzo”».
I genitori, dunque, sarebbero usciti di casa al seguito di Saman, nel tentativo di convincerla a non andare via, ma poi avrebbero desistito perché tanto sapevano che lo zio e i cugini l’avrebbero fermata.
Shabbar ha raccontato ai suoi legali che quella notte nessuno gli disse più nulla e lui se ne andò a dormire.
Come noto, il primo maggio i coniugi Abbas tornarono nel loro paese. «Solo in Pakistan sono stati messi al corrente dei loro familiari che era successa una disgrazia a Saman».
Interrogato dai suoi legali, il padre ha detto: «L’unico modo per sapere cosa è successo è chiederlo a mio fratello e ai miei nipoti».
Nell’arringa il legale ha definito l’ipotesi che l’assassina sia Nazia – come sostenuto da Liborio Cataliotti, difensore di Danish – «cattiva fantascienza». Perché la mamma sta fuori dalla telecamera per 59 secondi e l’ipotesi che abbia strangolato la figlia con un foulard collide con il fatto che la perita Cristina Cattaneo ritiene più probabile lo strozzamento, cioè un’azione a mani nude. Sul corpo di Saman non sono state trovate tracce di colluttazione e dunque probabilmente la giovane non è riuscita a difendersi perché immobilizzata da più persone.l
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