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«Il fidanzato non amava più Saman: chattava con un’altra e l’ha sposata»

Jacopo Della Porta
«Il fidanzato non amava più Saman: chattava con un’altra e l’ha sposata»

Novellara, l’avvocato Della Capanna, che tutela il padre Shabbar: «Saqib e il fratello sono due anime nere di questo processo»

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Novellara «A Saqib di Saman non gliene fregava proprio niente, mentre lei era davvero innamorata». L’avvocato Enrico Della Capanna, codifensore assieme al collega Simone Servillo di Shabbar Abbas, nel corso della sua arringa, andata avanti dalla mattina alla sera in tribunale a Reggio Emilia, ha condotto un attacco frontale al fidanzato della diciottenne e anche al fratello Alì Haider. Il legale li ha definiti «le due anime nere di questo processo», due parti civili alle quali «l’accusa ha attribuito un credibilità e una dignità superiore a quella che dovrebbero avere».

Della Capanna, facendo riferimento a quanto emerso dalla copia forense del cellulare di Saqib, ha sottolineato che nell’aprile 2021 – quando Saman aveva da poco lasciato Roma, dove aveva passato qualche giorno con lui, e aveva fatto ritorno dai genitori a Novellara – il giovane cercava gli orari del treno tra Frosinone e Milano. E il primo maggio, quando la ragazza era già stata uccisa (circostanza che al fidanzato non era ancora nota), chattava con una donna e le inviava una foto di lui intento a scendere dal treno. «Altro che matrimonio con Saman e l’abito nuziale mostrato in televisione! Era talmente disperato che poi si è sposato con la donna con la quale chattava».

Dopo una pausa dell’udienza, Della Capanna è tornato su questo argomento. «Sono stato attorniato dalle interpreti pakistane e mi hanno detto che sono stato l’unico a toccare questo aspetto. Mi hanno fatto vedere una foto che dicono essere quella del matrimonio di Saqib, e da quella foto riconosco la donna con la quale chattava il primo maggio. C’è un altro dettaglio che dimostra che è un impostore: il vestito di nozze mostrato in televisione (“A chi l’ha visto?”, ndr), quello che gli avrebbe mandato la madre per farlo sposare con Saman, è rosa, ma le interpreti mi hanno detto che l’abito nuziale deve essere rosso».

L’avvocato ha dipinto il fidanzato come una figura unicamente interessata a ottenere il permesso di soggiorno quando Saman era in vita, e poi far arrivare in Italia i suoi parenti quando la ragazza era già morta. «Negli ultimi giorni il rapporto tra loro due si era affievolito, e lui provava meno affetto. E dopo il 30 aprile non l’ha più chiamata, se non il 4 maggio».

L’avvocata Barbara Iannuccelli, difensore con il collega Alessandro Falleti di Saqib, a margine dell’udienza si è limitata a commentare: «Il mio assistito è stato seduto per sei ore sul banco degli imputati e nessuno gli ha chiesto niente. Che senso ha dire queste cose ora?».

Nella sua arringa, Della Capanna si è anche soffermato sulla figura di Shabbar, descritto come «un poveraccio, uno dei tanti migranti partiti con la valigia di cartone e quattro soldi in tasca per cercare fortuna per sé e la propria famiglia».

Ricordando il momento in cui è stato convinto dal collega Servillo ad affiancarlo nella difesa, ha detto di aver dubitato inizialmente a causa di una «pressione mediatica che rende ardua qualsiasi difesa», tanto che «il verdetto è scritto. Cosa potranno pensare i giudici popolari di Shabbar Abbas, di Nazia o di questi disgraziati che sono qui di fronte a voi?». Alla fine, però, ha accettato l’incarico perché «io nei suoi occhi non ho visto cattiveria, odio, risentimento, crudeltà. Ma rassegnazione, dolore».

Per il legale, la famiglia Abbas non ha mai cercato di costringere Saman a sposare il cugino Akmal in Pakistan, non l’ha mai maltrattata e, quando l’ha accolta in casa, al ritorno dal Belgio prima, e dalla comunità di Bologna poi, non le ha mai torto nemmeno un capello. A riprova di ciò, ha mostrato in aula la foto in cui il suo assistito abbraccia Saman, sostenendo che è stata scattata pochi giorni prima della morte della giovane.

«Qualcuno ha detto che è un violento perché legato all’Islam integralista. Shabbar era certo un uomo legato alle sue tradizioni, ma non particolarmente legato alla religione. L’imam della moschea di Novellara ci dice che Shabbar e Nazia non erano musulmani praticanti. Shabbar ha sposato Nazia che è sunnita, mentre lui è sciita, questo dimostra che è un uomo scevro da condizionamenti ideologici».

Il difensore ha tentato di smontare tutti gli elementi portati dall’accusa per dimostrare la premeditazione dell’omicidio e ha ribadito la tesi del possibile delitto d’impeto, magari a seguito di un litigio finito male. «Shabbar non sa chi è stato, ma pensa qualcuno della famiglia».

Ha anche ricordato che alle 4 del primo maggio le telecamere dell’azienda Bartoli ripresero una vettura transitare nella zona del casolare.

Infine, nel chiedere l’assoluzione per il padre di Saman, Della Capanna ha ricordato le parole di Aldo Moro, che giudicava l’ergastolo «un atto agghiacciante, crudele e disumano non meno di quanto lo sia la pena di morte».

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