Pallacanestro Reggiana, ecco la Casa Biancorossa: una cittadella dello sport
Reggio Emilia: presentato il progetto per il capannone 15A delle Officine Reggiane
Reggio Emilia Un gigante pieno di sport, di giovani, di attenzione alla salute. Si è presentata ufficialmente la Casa Biancorossa, il vastissimo progetto voluto da Pallacanestro Reggiana per trasformare il vecchio capannone 15A delle Officine Reggiane, nel cuore del quartiere di Santa Croce, nella nuova sede biancorossa. Non sarà una sede ma una casa, si è ribadito, un luogo in cui le varie anime si potranno ritrovare, dalla prima squadra alle giovanili ai dipendenti della società e ai tifosi.
Nei giorni scorsi Pallacanestro Reggiana ha sottoscritto l’accordo preliminare di acquisizione per l’intero complesso, che ora verrà trasformato in una enorme struttura lunga circa 140 metri e con tre piani, destinata a ospitare tre campi di basket, palestre per la fisioterapia e per gli esercizi, uffici, negozi, un ristorante e diversi spazi aperti. Un progetto oltre l’ambizioso, dal costo complessivo di circa 20 milioni di euro di cui si farà carico la proprietà biancorossa, formata dalla famiglia Bartoli, da Graziano Sassi e da Enrico San Pietro, puntando ad accedere ai contributi nazionali del Credito sportivo per finanziare parte delle spese.
La Casa Biancorossa è stata presentata ufficialmente ieri a Ruote da Sogno, alla presenza di tutti i protagonisti e i professionisti che hanno seguito i vari passaggi sino al preliminare di acquisizione. I prossimi passi saranno quelli della bonifica dell’area da parte di Stu Reggiane, per sistemare eventuali problematiche e rimuovere parti potenzialmente pericolose. La speranza della società è di poter posare la prima pietra tra meno di un anno, nel settembre 2024, quando ricorrerà il mezzo secolo di vita di Pallacanestro Reggiana. Il cantiere vero e proprio richiederà poi almeno un anno e mezzo per essere completato, per vedere la Casa aperta si dovrà quindi andare almeno alla prima parte del 2026. Dal palco hanno parlato la presidente di Pallacanestro Reggiana Veronica Bartoli, il direttore sportivo Filippo Barozzi, il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, il capo della segreteria politica della presidenza della Regione Emilia-Romagna Giammaria Manghi e il padre del progetto vero e proprio, l’architetto Andrea Oliva.
Il concetto di fondo, ribadito da tutti i relatori prima di mostrare un plastico della Casa tenuto ben visibile anche ieri sera nella classica cena natalizia societaria, è quello di un passo mai visto nella storia della principale società cestistica reggiana, e con pochi precedenti negli ultimi decenni della vita pubblica reggiana. Uno sforzo davvero notevole, per la cifra e per l’ambizione sottesa, quella di creare un polo di respiro europeo, ideato pensando anche ad altri modelli visti in varie nazioni e con pochi paralleli a livello italiano. L’idea è quella di «avere una visione sul futuro, siamo partiti dall’esigenza di poter avere tutte strutture di nostra proprietà, così da poter investire e pianificare, sulla squadra, sul settore giovanile che per noi rappresenta una parte fondamentale e per tutta la città», ha sottolineato la presidente Bartoli. Con la Casa, sarà possibile avere «un contenitore dove riunire sotto lo stesso tetto tutta l'attività, partendo dal minibasket arrivando fino alla prima squadra, dove condividere la stessa mentalità e la stessa identità».
Un luogo che tutto il mondo biancorosso possa identificare come il proprio cuore: «La casa non è solo la casupola, la baracca, la casa è un’identità, un luogo che sia un riferimento. Questo è quello che vogliamo che diventi Casa Biancorossa, elevando lo status che questa società va ad ottenere per i nostri asset: il settore giovanile, gli sponsor e i tifosi. Vogliamo essere inclusivi e non esclusivi, sarebbe un sogno un domani ospitare altre società del territorio, federazioni ed eventi, per creare valore col territorio», ha aggiunto il direttore sportivo Barozzi. Le possibilità sono tante: ci piacerebbe avere qui altre squadre reggiane, il baskin, il basket in carrozzina, il basket femminile, altre realtà, la nostra volontà è quella di essere il più possibile inclusivi». Il tutto in un’area, quella delle ex Officine Reggiane, da sempre cruciale per la vita cittadina, prima come principale polo produttivo e poi, negli ultimi decenni, come zona con forti problematiche, sofferenze progressivamente cancellate con la costruzione pezzo dopo pezzo del progetto Reggiane Parco Innovazione, di cui il capannone 15A è uno degli spazi più vasti.
«Questo è un investimento fuori scala, ambizioso, di cui dobbiamo essere grati alla proprietà per quello che rappresenta e che potrà rappresentare, che porta un ulteriore elemento di innovazione e ambizione di respiro europeo. Il tutto in un’area che già adesso è stata rivitalizzata, che vede nuove attività e che dall’anno prossimo ospiterà ogni giorno circa 1.200 studenti universitari», ha fatto presente il primo cittadino. La Casa Biancorossa è una grande novità perché «nasce dalla volontà di un soggetto privato, è un primo passo per aprire ulteriori interessi e possibilità di investimenti da parti di privati che si uniscono agli sforzi fatti dal pubblico». Una visione condivisa da Giammaria Manghi e dalla Regione: «In questi anni abbiamo girato tanto l’Europa, visto tante strutture di livello, penso a quelle di Monaco di Baviera e ora avremo un’esperienza di questo livello, di questa qualità, a Reggio. Sarà un segnale importante per Reggio, per l’Emilia-Romagna, e servirà per dare ulteriore forza e continuità agli sforzi di Pallacanestro Reggiana, a cui dobbiamo fare davvero grandi complimenti». l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
