Alluvione in Romagna, un fumetto racconta le storie di quell'emergenza
Si intitola Fango, di Valerio Barchi curato da Gianni Giovannetti: in edicola da venerdì 8 dicembre
Gli Angeli del Fango volano da 57 anni. Da quando sono arrivati, il 4 novembre 1966 a Firenze, non se ne sono più andati. Quando non c’era la Protezione Civile, c’erano loro. Ma anche adesso che esiste, è strutturata e sa fare, perfettamente, il suo lavoro, non mollano. Sono ritornati anche per l’alluvione che, a maggio ha sconvolto l’Emilia-Romagna.
E poi, non paghi di far del bene, si sono infilati in un fumetto. Ma si può esprimere, a fumetti, «la furia delle acque e le perdite» o «la solidarietà e l’altruismo» che hanno caratterizzato le alluvioni di maggio? Il gruppo Sae ha affidato a Valerio Barchi, giovane disegnatore che firma testi e acquerelli, il compito di riportare su carta, la sua esperienza di volontario tra il fango e le macerie di quei giorni. Il risultato, nuovo volume della Biblioteca Sae dopo «Enrico Berlinguer, l’ultimo leader» e «Piccoli-grandi Sindaci d’Italia», è «Fango».
Curato da Gianni Giovannetti, sarà in edicola in Emilia-Romagna da domani. Stefano Bonaccini, presidente della Regione, ne firma la prefazione mentre Ruggero Po, giornalista Rai con radici nel territorio, cura l’introduzione. L’alluvione è, come scrive Stefano Bonaccini, «una tragedia che non si dimentica ma dalla quale si può uscirne migliori». Nessuno, continua, può dimenticare «l’Appennino martoriato da migliaia di frane. La pianura sott’acqua: 23 fiumi esondati contemporaneamente, dopo precipitazioni senza precedenti in duecento anni di statistiche. Quella del maggio scorso è stata classificata come la terza peggiore catastrofe meteo-climatica al mondo nel 2023».
Una tragedia immane, catapultata sugli schermi di una comunità globale rimasta annichilita di fronte alla forza annientatrice di quattro miliardi e mezzo di metri cubi d’acqua, questa, in numeri, la portata della tragedia. Quindici le vittime, «l’unica perdita che non potremo mai riparare», anche se, assicura Bonaccini, non saranno dimenticate. Insieme alle città allagate, alle industrie e ai negozi devastati, ai campi cancellati, all’apocalisse di 32mila sfollati. Di fronte alla catastrofe non è però venuta meno «la forza di reazione delle romagnole e dei romagnoli» e il lavoro, straordinario, della protezione civile. La resilienza di un territorio ha di nuovo dato prova di sé, come del resto aveva fatto in conseguenza delle due terribili scosse di terremoto nel 2012. «Chi non è stato toccato dalla tragedia – scrive Bonaccini – è arrivato ad aiutare: migliaia di volontari, dalla strada a fianco come da tutta Italia, hanno raggiunto la Romagna per una delle più straordinarie dimostrazioni di solidarietà e forza d’animo che questo Paese ricordi».
La memoria torna poi al 1966, l’anno in cui, ricorda Ruggero Po, la disastrosa alluvione che ha messo in ginocchio Firenze è stata l’occasione per ricordare «agli italiani dell’epoca che quei loro figli con i capelli improvvisamente lunghi e le gonne scandalosamente corte non erano quegli scansafatiche buoni a nulla che temevano sarebbero diventati». Quando una mobilitazione spontanea, ha portato migliaia di giovani a Firenze e gli Angeli del Fango hanno aperto le ali. «Obiettivo – scrive Po – salvare manoscritti, dipinti, opere d’arte dal valore inestimabile dalla distruzione dell’acqua. Badili, pale e stivali il loro equipaggiamento. Solidarietà, abbracci, baci e amori il loro collante». Erano, ma si son visti anche 57 anni dopo, «la meglio gioventù». Ed è proprio questo il link da cui è partito l’autore, Valerio Barchi, volontario a sua volta, che racconta, montando i suoi disegni come frame in sequenza, quei giorni vissuti in prima persona. Il suo alter ego a fumetti è Mario Lee che si muove attraverso 78 tavole dipinte ad acquerello. Che racconta, armato di pennello, «le atmosfere di quei giorni: l’entusiasmo nel riconoscersi utili, l’empatia con le persone del luogo che, nonostante la disperazione, non hanno mai perso l’ottimismo e la certezza di farcela un’altra volta». Centrali anche le istantanee per balloons dei momenti difficili vissuti dagli anziani costretti a separarsi dai ricordi, precipitati nelle discariche a cielo aperto, letteralmente, alla deriva: Una pala, un paio di stivali, un paio di guanti, un furgone, un materassino, questo il nécessaire del volontario. Che nello zaino non dimentica di infilare anche un po’ di umanità, amore quanto basta e un senso di appartenenza al genere umano cui le catastrofi, chissà perché più facilmente di altre situazioni, ci ricordano che apparteniamo. l
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