Primarie a Reggio Emilia, lo stop del Pd: “Elly Schlein ha ragione, possono indebolirci”
Intervista al segretario provinciale Gazza: “Possono essere utili se non diventano una resa dei conti”. Sul terzo mandato ai sindaci: “Ricandidarmi a Boretto? Io direi di sì”
Reggio Emilia «Credo che sia una posizione ragionevole, anche perché le primarie non possono essere un passaggio che indebolisce la proposta del Pd e del centrosinistra. Le primarie sono uno strumento utile quando non diventano una resa dei conti all’interno del partito». Alla ricerca del candidato giusto. Con l’incognita delle primarie che incombono. Ma per Massimo Gazza, segretario provinciale Pd, le parole in politica hanno un valore, anche perché come in questo caso esprimono un percorso collettivo. Tanto più se a pronunciare queste parole è la segretaria nazionale, Elly Schlein, che spiazzando parte del popolo dem ha messo un freno alla corsa ai gazebo, che pure l’hanno incoronata alla guida del Nazareno.
«Le primarie restano uno strumento valido ma dipende dal contesto locale – ha detto l’altro giorno la segretaria in una pausa dei lavori della Camera – In alcuni territori si fanno, in altre la coalizione trova un accordo». Una linea condivisa anche dal segretario reggiano.
Segretario Gazza, condivide la posizione di Elly Schlein sullo “stop” alle primarie?
«Stiamo parlando di elezioni amministrative e credo che il Pd debba parlare prima di tutto alla città. Per farlo, deve essere nelle condizioni migliori e deve essere attivato nella sua interezza. Le primarie hanno il rischio di essere un elemento di frattura e, di conseguenza, di indebolire piuttosto che rafforzare l’intera comunità politica democratica, di cui invece abbiamo bisogno. Credo che il Pd debba dare prova di unità e condivisione di obiettivi, parlando all’intera città. E penso che non abbiamo bisogno di fratture».
Una parte del Pd però continua a chiederle... Non è già una sorta di frattura?
«Le primarie sono uno strumento previsto dallo statuto. Dunque se qualcuno le chiederà e rispetterà i criteri previsti, ovvero il 35% dei membri dell’Assemblea cittadina, è ovvio che il Pd dovrà indirle. Lo statuto, fra l’altro, prevede prioritariamente primarie di coalizione. Di certo non sono uno strumento di cui dobbiamo avere eccessivamente timore. Ma è chiaro che il partito deve valutare quello che gli è più utile in un determinato contesto e in un determinato periodo storico».
Fra i papabili candidati sindaci si rincorrono i nomi di De Franco e di Massari. Quest’ultimo è uscito allo scoperto, mostrandosi disponibile, ma precisando di non essere disposto a fare “a spallate”. C’è chi pensa che senza primarie il suo nome sia avvantaggiato...
«In realtà il Pd di Reggio si sta semplicemente muovendo in linea con gli indirizzi del partito nazionale. E siamo dentro un percorso armonico che vede Pd provinciale, regionale e nazionale».
A che punto è la costruzione della coalizione?
«La coalizione ha un ruolo di primo piano. Oltre ad approcciare le Amministrative nel modo più coeso e unitario per vincere, penso che il Pd abbia anche la grande responsabilità di avere un ruolo guida nella formazione di una coalizione in cui tutti gli alleati abbiano uno spazio di protagonismo che sia determinato dagli alleati stessi. L’idea che sia il Pd a dare le carte è un’idea che indebolisce la proposta che stiamo costruendo. Il nostro ruolo è quello di essere grandi “equilibratori” di una coalizione larga, determinante non solo da un punto di vista “politicistico”, ma anche da un punto di vista sostanziale, con la costruzione insieme di un programma, degli obiettivi della futura amministrazione e dell’individuazione della squadra di governo. Il Pd che pone i candidati in modo arrogante non è il mio modello. Noi vogliamo essere il partito del dialogo, come stiamo già facendo in tanti Comuni sui candidati sindaci e sulle squadre di governo, senza per questo abdicare alla nostra centralità».
Difficile però trovare la quadra, visto che anche all’interno del partito ci sono spesso posizioni differenti... non trova?
«Io penso che la coalizione, i partiti e il Pd debbano confrontarsi sui temi profondi del nostro civile. Non solo su questioni pratiche e amministrative, ma anche su concetti più ampi: le guerre, la coesione sociale, l’idea di Paese e di mondo... il lavoro che dobbiamo fare è dentro un pensiero più largo, perché ci sentiamo anche questa responsabilità. Il centrosinistra largo deve rispondere alle domande di senso rispetto alle trasformazioni che anche Reggio sta vivendo. È il mio pensiero attuale: non solo fare gli “amministrativi”, ma costruire anche un progetto politico più largo. Sono le persone a chiederci questo».
Cosa pensa del terzo mandato per i sindaci dei Comuni fra i 5.001 e 15mila abitanti?
«Quella che si sta chiudendo è stata una legislatura caratterizzata da temi come la pandemia e il Pnrr. Penso quindi che, laddove sia possibile, dare una continuità alle amministrazioni in quei Comuni sia un fattore positivo».
Lei è stato per dieci anni sindaco di Boretto, fino al 2019. Con la modifica normativa potrebbe tornare a candidarsi. Lo farebbe?
«Credo che direi di sì. È stata un’esperienza bellissima, ma ogni stagione della vita ha le sue priorità. Se al tempo avessi potuto fare il terzo mandato lo avrei fatto. Fare l’amministratore pubblico è un’esperienza che modifica e arricchisce le persone. Io mi sono sentito arricchito. Per questo potrei dire di sì...». l
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