Reggio Emilia, noi perseguitati da uno sconosciuto
La preoccupazione di Laura e Salvatore, che abitano in via Settembrini e sono titolari del negozio L’art del l’argent, è quella di tutto il quartiere
Reggio Emilia «Da alcuni giorni un uomo si aggira minaccioso dalle case in zona via Settembrini, vicino al carcere di Reggio Emilia. Non è violento, semplicemente reclama a gran voce una di quelle abitazioni, compresa la nostra, sostenendo che sia sua. Non ci sentiamo tranquilli, e le forze dell’ordine, per quanto disponibili, possono farci poco».
Laura e Salvatore sono i titolari del negozio “L’art de L’Argent” in via Farini, nel cuore di Reggio Emilia. La loro preoccupazione è quella di tutto un quartiere, che sta facendo i conti con una situazione che crea imbarazzo e rabbia. Tutto è cominciato lo scorso giovedì pomeriggio, quando la coppia era al lavoro: «Mi ha chiamato - dice Laura - il ragazzo che aiuta mio figlio a fare i compiti dicendomi che in giardino c’era uno sconosciuto che pretendeva le chiavi della nostra macchina. Di corsa arriviamo a casa ma scopriamo che non è più al mio civico quanto nel garage del vicino. Una volante dei carabinieri arriva e lo porta via». La famiglia pensava che tutto si potesse risolvere nel giro di pochi minuti, ma le sorprese non erano certo finite: «Erano passate due ore e lo vediamo scendere dal tram, dirigendosi verso casa nostra con le stesse intenzioni di prima. Questa volta gli andiamo incontro e lui ci minaccia, poi viene nuovamente riportato via dai carabinieri. Il giorno seguente, 8 dicembre, i servizi pubblici non erano attivi e lui non si ripresenta, ma puntualmente rieccolo sabato».
«Ci arriva un messaggio dalla chat di quartiere – prosegue Salvatore – segnalandoci che l’uomo, di origine straniera, era nuovamente nel nostro giardino e stava cercando di sollevare le tapparelle. A quel punto noi andiamo in questura a formalizzare la denuncia mentre l’uomo viene arrestato».
La Squadra Volante della questura, considerato il danneggiamento della tapparella ha provveduto – su indicazione del pm di turno Maria Rita Pantani – ad arrestare il nigeriano 25enne per il reato di tentato furto: prima però il giovane è stato portato al centro di salute mentale dell’Ausl. L’arrestato, finito in carcere, è comparso in tribunale ieri mattina per l’udienza di convalida, scortato dai poliziotti. L’udienza è andata per le lunghe perché si è dovuto attendere l’arrivo dell’interprete. Quando l’imputato si è calmato si è potuto iniziare: il 25enne ha spiegato – non senza difficoltà – di essere un senzatetto regolare sul territorio italiano. Il pm onorario ha chiesto la conferma della custodia cautelare in carcere. L’avvocato difensore Cecilia Soliani ha evidenziato che l’intento del suo assistito non era quello di rubare e chiesto la riqualificazione del reato in violazione di domicilio aggravata (l’aggravante consiste nel danneggiamento della tapparella), proponendo la misura meno gravosa del divieto di dimora nel Comune di Reggio Emilia. E ha sollevato un problema di imputabilità, visto che il 25enne ha dimostrato evidenti problemi psichici. Il giudice Sarah Iusto ha accolto in toto la tesi difensiva: il 25enne è libero, ma non potrà tornare a Reggio.
«La nostra paura è che possa ripresentarsi, sapendo che più di tanto le leggi non possono punirlo. Cosa dobbiamo fare noi cittadini? È assurdo che venga minata la nostra serenità, per il benessere nostro e dei nostri figli. Questa persona è venuta senza fare del male le prime volte, ma non sappiamo con quali intenzioni possa ripresentarsi eventualmente in futuro. Gli hanno trovato delle chiavi rubate, ha precedenti per furto ed è privo di documenti. Perché - concludono - prima di intervenire concretamente, bisogna sempre aspettare che accada qualcosa?».
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