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Il Manifesto della Gazzetta

«Serve un’igiene del linguaggio per sradicare la violenza di genere»

Cristian Sesena*
«Serve un’igiene del linguaggio per sradicare la violenza di genere»

Cristian Sesena, segretario della Cgil sul manifesto pubblicato dalla Gazzetta

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Reggio Emilia Ad aderire al Manifesto della Gazzetta mi auguro siano soprattutto gli uomini, perché se un merito la tragica vicenda di Giulia ce l’ha, è quello di aver reso evidente che il problema di genere in Italia ce l’hanno gli uomini o, meglio, i maschi. Anna Magnani in una intervista ebbe a dire che ci sono tantissimi maschi in giro ma di uomini se ne vedevano davvero pochi. Aveva ragione.

Non basta assolversi sostenendo che mai si arriverebbe a torcere un capello ad una donna, non è questo il punto, la maggioranza di noi non lo farebbe. Il punto è che la cultura in cui siamo cresciuti e di cui siamo intrisi è infarcita di modelli distorti e stereotipi. Prendiamo il mio caso. Sono cresciuto con una madre classe 1934 con lo strofinaccio perennemente in mano e il grembiule sui fianchi. A pranzo e cena non si sedeva mai e mangiava in piedi sul lavabo.

Una madre che non concepiva vedere uomini con la ramazza in mano. A me sembrava normale fosse così. Quindi il mio percorso di comprensione del fatto che, no, quella non doveva essere la normalità è partito da quel contesto. Come nel mito della Caverna di Platone, dobbiamo adottare lenti nuove per leggere la realtà delle relazioni fra i sessi e dobbiamo partire da una profonda igiene del linguaggio, dove gli stereotipi si moltiplicano, si perpetuano, apparentemente innocui, nei fatti pericolosi incubatori di convinzioni sbagliate e comportamenti altrettanti errati. La parità fra generi in ogni aspetto della esistenza è la precondizione per qualsiasi ragionamento che espunga la violenza come elemento tossico della convivenza fra uomo e donna. E quella parità deve essere innanzitutto economica. In Italia il tasso di occupazione femminile è di 10 punti inferiore alla media europea. In Italia il lavoro povero è essenzialmente femminile. Il cosiddetto “gender gap” appare impressionante. Partiamo da qua per affrontare un problema che è si vasto, “culturale”, ma è l’indipendenza economica della donna il primo sicuro viatico per la sua libertà. È un compito che come Cgil ci assumiamo in pieno ma anche il sistema imprese deve fare la sua parte; ogni imprenditore deve essere cioè convinto che pagare meno una donna, a parità di mansioni, è sbagliato, che non investire su una donna perché un giorno farà figli è una scelta aziendale miope, che demansionare una lavoratrice al rientro dalla maternità fino ad arrivare a farle dare le dimissioni è una barbarie. Abbiamo amaramente già avuto modo di constatare che Giulia non è stata l’ultima. Dopo le piazze rosse strabordanti di gente del 25 novembre, il rischio è che, spenti i riflettori, tutto torni come prima, e riprenda a serpeggiare l’assuefazione. Cerchiamo di impedirlo continuando a cambiare un po’ ogni giorno e cambiando noi cambieremo in meglio questo paese. l

*segretario provinciale della Cgil


 

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