Torna in libreria l’unica biografia sul Cavalier Achille Maramotti
Aliberti ristampa l’opera sul fondatore di Max Mara firmata da Fabio Macchi
Reggio Emilia Oggi torna dopo quasi vent’anni in tutte le librerie e negli store online, a firma di Fabio Macchi, “Achille Maramotti. Le gonne, il Cavaliere, l’arte e gli affari”, l’unica biografia del Cavaliere a raccontare le gesta di un personaggio che a Reggio, in Emilia e non solo, ha fatto davvero la storia.
Maramotti non ha mai voluto parlare di sé, ma di lui e di Max Mara si è sempre parlato. E il Cavaliere continua a rimanere un punto di riferimento importante per tantissimi imprenditori, così come il suo impero, espansosi ben oltre la moda, lo è per l’intero sistema Paese. L’autore ricorda così colui che più di tutti ha fatto conoscere e apprezzare il made in Reggio nel mondo: Maramotti, oltre che di gonne, si è occupato anche di arte, cultura e alta finanza, portando ai vertici nazionali la piccola banca agricola locale, l’attuale Credem, e ricoprendo incarichi di rilievo in Mediobanca e Unicredit.
Il tutto sempre seguendo una linea di condotta distaccata dai media e approfondendo il rapporto con la sua città, mai reciso nonostante le durissime vertenze sindacali degli anni Settanta e Ottanta.
Fabio Macchi, sessant’anni, è giornalista professionista dal 1987. Ha collaborato con radio, tv e quotidiani nazionali e ha lavorato fino al 2000 alla Gazzetta di Reggio (Gruppo Repubblica/L’Espresso) come redattore di politica, economia e cronaca giudiziaria, poi come caposervizio delle Cronache. Da allora è responsabile dell’Ufficio Stampa della Provincia di Reggio Emilia. Per Aliberti editore ha pubblicato con Fabrizio Tedeschi Gli Intoccabili del quartierino (2006).
«Vi è più di una ragione per ripubblicare, dopo quasi vent’anni, questa biografia di Achille Maramotti - scrive Macchi nella nota alla nuova edizione - Intanto, pur a distanza di così tanto tempo, rimane l’unica a raccontare le gesta di un personaggio che ha sempre rifuggito i riflettori, ma che a Reggio, in Emilia e non solo, ha fatto davvero la storia». L’imprenditore reggiano continua ad essere un punto di riferimento per tanti industriali. «Tuttavia, di Achille Maramotti si continua a sapere molto poco. Nemmeno Wikipedia – che pure riserva diecimila battute al cantante Blanco e oltre diciassettemila a un Flavio Briatore – può essere di aiuto a chi volesse scoprire vita e opere di quest’uomo che è stato geniale e a tratti ruvido imprenditore, ma anche brillante e potente banchiere, raffinato cultore d’arte e tanto altro ancora. E che ha saputo costruire una impresa familiare che rappresenta un vanto per il nostro Paese e che – e qui sta la seconda ragione della ripubblicazione –continua incurante del tempo, e di tutto ciò che questo tempo ha comportato, a macinare utili, a garantire occupazione, a tenere alto il made in Italy nel mondo».
La prefazione del libro venne firmata nel 2006 da Umberto Bonafini, direttore della Gazzetta di Reggio per quasi un ventennio, tra i pochi ad aver avuto l’occasione di conversare con Maramotti, che come lui era un appassionato di musica classica. «Era certamente un anticomunista – «viscerale», come disse lui stesso a Paolo Francia – ma personalmente sono convinto che fosse più un liberale che un democristiano», scriveva il direttore Bonafini.
«Oggi Reggio si proietta nel mondo globalizzato soprattutto per il suo ruolo nel fashion, ruolo in cui il gruppo Max Mara svolge una funzione egemone, non solo rispetto allo sviluppo economico provinciale e regionale, ma nazionale e internazionale. Max Mara proietta Reggio nel mondo». Parole che sono ancora attuali.
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