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Strage di Gaida, il conducente andrà a processo

Ambra Prati

	Le giovanissime vittime
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Le giovanissime vittime

Reggio Emilia: la seconda perizia ribalta la prima: Orjol Lame è imputabile. Nell’incidente morirono la compagna 22enne, i fratelli di lei di 11 e 9 anni, il figlio di un anno

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Reggio Emilia Il guidatore responsabile della strage di Gaida è in grado di sostenere un processo: è quindi imputabile e dovrà rispondere di omicidio stradale plurimo e pluriaggravato. Lo ha stabilito ieri il consulente del gip Andrea Rat, Moreno Lusetti, che – incaricato dal giudice di svolgere un’altra perizia – è giunto alla conclusione opposta rispetto alla sua prima analisi. L’ennesimo colpo di scena della strage di Gaida (quattro i morti, tre dei quali bambini) è arrivato ieri in tribunale a Reggio, per merito della tenacia dell’avvocato Nicola Termanini, che tutela i genitori Hyseni, e della scrupolosità della giudice.

Parliamo di Orjol Lame, il 32enne che il 30 ottobre 2022 alle 19.50 guidava la Fiat Stilo (senza assicurazione e senza revisione) piombò ad alta velocità contro un casolare in disuso sulla via Emilia: deceduti all’istante la compagna di Lame, Shane Hyseni di 22 anni, il figlioletto Mattias Lame di un anno e mezzo e i fratelli della giovane, Resat Hyseni, 11 anni, e Rejana Hyseni, 9 anni.

I corpi erano stati allineati uno accanto all’altro: una strage degli innocenti che commosse l’intera città. Lame risultò sotto l’effetto di un mix di cocaina e farmaci, guidava a tutta velocità, aveva già precedenti e su di lui pendeva un provvedimento di espulsione .

Un caso chiarissimo. Eppure Lame (che ha passato tre mesi in coma in ospedale) non è stato nemmeno arrestato. E da allora è iniziata una strategia di perizie e controperizie che hanno consentito a Lame di tornare in Albania, grazie a un’invalidità revisionabile.

Nella prima perizia il consulente aveva definito Lame non imputabile. Un colpo per i familiari delle vittime innocenti, cui si è aggiunto quello del rigetto da parte del gip e poi del Tribunale del Riesame di Bologna della richiesta di misure cautelari per l’imputato (gli arresti domiciliari e il divieto di espatrio, avanzata dal pm Marco Marano alla luce della sua gravissima condotta).

L’avvocato Termanini aveva però eccepito sulle conclusioni del perito e presentato un’apposita memoria evidenziando come l’imputato fosse migliorato. Argomentazioni che il Gip ha accolto, non solo mantenendo aperto l’incidente probatorio ma dimezzandone i termini. Lame è stato sottoposto a nuova perizia e ieri il consulente Lusetti ha stabilito che adesso Lame non è più incapace di intendere e volere, grazie al pieno ripristino delle funzioni cerebrali. Gli atti tornano al pm Piera Giannusa che dovrà riformulare il capo d’imputazione. «Finalmente», hanno detto i genitori Hyseni. «Siamo molto soddisfatti – afferma Termanini – Ci auguriamo che l’imputato possa essere processato al più presto».

Per le modalità dei fatti questo caso potrebbe essere davvero un processo esemplare per il reato di omicidio stradale. Per il rinvio a giudizio, però, occorreranno mesi. E Lame, su suggerimento dell’avvocato difensore Giuseppe Caldarola è venuto in Italia a farsi valutare, nel novembre scorso, per dimostrare una collaborazione utile per il futuro. 


 

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