Un libro per comunicare l’autismo e sconfiggere pregiudizi e paure
All’evento organizzato da Coress gli autori Giovanni Giaroli ed Elisa Pellacani
Reggio Emilia “Un’ape, un lupo, un barbagianni: storie di autismo”. Questo il titolo del libro (Consulta librieprogetti, collana “Memi”) in cui parole e illustrazioni si fondono in un unico, delizioso, risultato per rendere più agevole la comunicazione con i bambini e i ragazzi - e le loro famiglie - con autismo.
Il libro è il frutto della preziosa collaborazione tra il neuropsichiatra infantile Giovanni Giaroli e l’editrice e illustratrice Elisa Pellacani. Entrambi reggiani, Giovanni ed Elisa si conoscono dai banchi della scuola elementare e si sono ritrovati qualche anno fa per unire le proprie competenze e offrire uno strumento che rendesse d’impatto, e al tempo stesso più facile, la comunicazione con chi vive in prima persona quotidianamente l’autismo.
Il volume sarà protagonista stamattina alle 10.30 ai Chiostri di San Pietro, per un laboratorio aperto organizzato dalla cooperativa sociale Coress e, oltre ai due autori vedrà protagonisti: la professoressa Paola Damiani, docente di Pedagogia speciale Unimore, la dottoressa Chiara Tamburini, responsabile area servizi educativi domiciliari e autismo di Coress e la dottoressa dell’Ausl, Virginia Giuberti. Modera la psicologa Chiara Ferrari.
«Coress ha 40 anni d’età e ha sempre gestito servizi a favore di fragili o disabili – spiega il presidente Davide Vezzani –. Da 15 anni abbiamo iniziato a erogare servizi rivolti a minori. Nel tempo è stato necessario ampliare e una parte della cooperativa ha ampliato le proprie competenze e si è specializzata. Il tema dell’autismo a noi è molto caro e cerchiamo di dare un contributo sempre maggiore nel seguire bimbi che stanno diventando adulti, con numeri in crescita. Ci guida, nell’organizzare quest’evento, la volontà di sensibilizzare ulteriormente sul tema. A Reggio Emilia siamo una eccellenza rispetto ad altri territori tanto che ci sono famiglie arrivate qui per i nostri servizi».
Il dottor Giaroli, che nel Regno Unito ha fondato e dirige uno dei più grandi e rinomati istituti privati che si occupano dello spettro autistico sottolinea come il progetto sia nato dall’esigenza di «offrire qualcosa al bambino e al genitore su cosa voglia dire la parola autismo. In particolare, su come dirlo in modo dolce al bimbo, e scientifico al tempo stesso. Con una storia alla Esopo, che un bambino potesse proiettare su un animale, ed erano necessarie le immagini, oltre alle parole. Chi meglio di Elisa poteva realizzarle? A Reggio Emilia i servizi sono un fiore all’occhiello per le tempistiche, la competenza e il post diagnosi. Reggio fa invidia al mondo anglosassone. Un messaggio che vorrei trasmettere è quello di togliere la paura che spesso si accompagna all’autista, messaggio del libro: non significa togliere la consapevolezza, ma eliminare il pregiudizio, ovvero i timori non fondati e la paura del futuro. Questo è molto importante tenendo conto di quanto sia importante curare il percorso la transizione all’età adulta».
Entusiasta del lavoro a quattro mani anche l’illustratrice Elisa Pellacani: «In questi tre anni di condivisione, tramite i racconti di Giovanni, mi sono avvicinata al mondo dell’autismo e ho trasposto nei disegni quanto ho percepito. Mi chiedevo quale linguaggio fosse più comprensibile utile in tal senso per disegni che dovessero parlare a tutti». Elisa ha collegato il cuore al tratto e ha dato vita a «personaggi che hanno espressioni volutamente indefinite perché si vorrebbe che il bimbo interpretasse a sua volta la scena. Tutte le illustrazioni sono state realizzate in modo analogico, con chine colorate per immagini e parole che seguono due percorsi paralleli». l
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