Gazzetta di Reggio

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Scuola2030

«L’intelligenza artificiale farà abitare a noi insegnanti lo spazio delle domande»

Daniele Castellari*
«L’intelligenza artificiale farà abitare a noi insegnanti lo spazio delle domande»

Non scompariremo ma saremo suggeritori del dubbio

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Cari Matilde, Filippo, Beatrice e Mohamed, avete giustamente messo in rilievo le opportunità e i rischi di questa potenziale rivoluzione, che ad oggi immaginiamo soltanto, proprio per l’evoluzione vorticosa del fenomeno, pungolata da una concorrenza al massimo grado fra i colossi planetari delle comunicazioni. Le questioni dibattute e gli scenari paventati o auspicati sono più d’uno e di rilevanza imponente: in questi giorni il Parlamento e il Consiglio europeo si sono accordati per la tutela e la salvaguardia dei diritti dei cittadini, che potrebbero essere minacciati a partire da alcune libertà fondamentali e dal diritto alla privacy, ma non dimentichiamo il rischio di una possibile futura sostituzione della professionalità umana con la capacità tecnologica più potente ed efficiente delle macchine o gli scenari apocalittici di un mondo asservito all’IA, in figura di strumento ideologico nelle mani di una élite o addirittura come divinità assoluta in grado di soggiogare le coscienze. Qualcosa del genere lo aveva anticipato qualche decennio fa Emmanuele Severino, quando rifletteva sulla trasformazione della tecnica da mezzo a fine. Questioni gigantesche che occuperanno i pensieri e le coscienze per il prossimo futuro; ce lo auguriamo, nella speranza che i pensieri e le coscienze non scompaiano. E vengo a un aspetto della IA che ci riguarda da vicino, in quanto abitanti del pianeta scuola. È stato notato che negli ambiti dove il flusso dei dati esalta la capacità e la logica che ottimizza analisi e sintesi, l’IA risponde alle istanze con un’efficacia mai vista prima d’ora, mentre la sua azione risulta meno incisiva e soddisfacente nei contesti di tipo creativo e riflessivo, dove con onestà in-umana ammette candidamente ed umilmente le proprie lacune. Ma l’inquietudine che serpeggia nel mondo della scuola, diciamo pure degli insegnanti, riguarda la possibile contraffazione di contenuti prodotti dalle macchine e sottratti al doveroso e faticoso lavoro di apprendimento personale da parte degli studenti, che si troverebbero già pronte tutte le soluzioni a qualsiasi problema e, dall’irruzione di ChatGPT, persino i testi più complessi. La domanda che ci sentiamo rivolgere da più parti riguarda lo spauracchio della nostra sostituibilità, come già ai tempi dell’ingresso di internet e degli spettri delle banche-dati nella realtà della conoscenza e della comunicazione. L’alternativa, a sentire diverse voci, sarebbe una riconversione della funzione docente in un ruolo ispettivo e poliziesco, una sorta di nucleo antisofisticazioni con il compito di individuare prodotti di apprendimento studentesco o taroccati o sprovvisti di autenticità artigianale (made in ChatGPT). In realtà, lo spazio eventualmente occupato dalle risposte dell’AI, non comprometterà il ruolo dell’insegnante; e non solo per la dimensione etica ed affettiva della relazione fra chi insegna e chi impara. La matrice iperpositivista dell’IA la obbliga alla risposta, evitando inclinazioni al dubbio, alle sfumature e alle ambiguità, alle contraddizioni: questo diventerà il luogo dell’insegnare e forse già avrebbe dovuto esserlo. Esautorati dal potere delle risposte, ci viene consegnata l’opportunità di abitare lo spazio delle domande. L’insegnamento si sposterà dalla funzione di deposito e trasmissione dei contenuti (traditio, con il nostro buon latino) a quella di accompagnatore critico nel viaggio della conoscenza, di suggeritore del dubbio, di “maestro del sospetto”. Ogni professionista del sapere, nel momento in cui se ne farà comunicatore, assumerà in un certo senso una veste filosofica per legittimare la propria originalità e di conseguenza la propria insostituibilità. Tranquilli, non vi libererete di noi.

*Professore del liceo Moro
 

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