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In Emilia-Romagna lo sciopero dei medici ferma 171 sale operatorie su 208

In Emilia-Romagna lo sciopero dei medici ferma 171 sale operatorie su 208

Sospesi migliaia di interventi programmati con conseguenti disagi per i cittadini, che si sono visti rispedire a casa

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Reggio Emilia La sanità si ferma per 24 ore in Emilia-Romagna a causa dello sciopero dei medici. A incrociare le braccia anche veterinari, farmacisti, psicologi, biologi e dirigenti sanitari di Aaroi-Emac, Fassid (Federazione Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr), Fvm e Cisl Medici. Per i sindacati si tratta di un atto indispensabile per dare un messaggio chiaro al governo: il Sistema Sanitario Nazionale ha bisogno di aiuto e la Legge di Bilancio non lo aiuta affatto. E «lo sciopero in ambito sanitario è l’estrema ratio a cui tuttavia è necessario ricorrere per tutelare il diritto alla salute e il personale sanitario».

A livello regionale, già a metà mattina risultavano saltate 171 sale operatorie su 208 e 16 ambulatori su 19 compresi gli antalgici dedicati alla terapia del dolore. Sospesi migliaia di interventi programmati, con conseguenti disagi per i cittadini, mentre restano garantite le prestazioni d’urgenza. 

Soddisfatto il Presidente Aaroi-Emac Emilia-Romagna, Matteo Nicolini: “Protestiamo perché rimanere passivi e zitti dinnanzi il continuo sgretolamento del Servizio Sanitario Nazionale ci renderebbe complici. La manovra finanziaria in discussione è l’ennesima prova del non voler investire in sanità pubblica e negli operatori che vi lavorano. Oggi il 40% dei nostri colleghi è contingentato e garantisce urgenze ed emergenze sanitarie negli ospedali e nei mezzi di soccorso ma questo non ci impedirà di dimostrare incisivamente lo sdegno che stiamo vivendo e con il blocco delle attività chirurgiche in elezione faremo sentire la nostra voce.

Creare ostacoli alla popolazione in un servizio pubblico in cui vorremmo ancora credere e vivere – continua Nicolini – non è mai una scelta facile ma è indispensabile se vogliamo tentare di mantenere vivo il sistema pubblico a tutela di tutti. La manovra di bilancio proposta non vede investimenti e progettualità per la sanità pubblica, la nostra regione come le altre riceveranno probabilmente una quota economica pari a quella stanziata per il rinnovo di un contratto non ancora firmato e già scaduto da due anni. Ma vogliamo andare a sbattere contro un muro con questa “manovra”? In un periodo storico post pandemico dove i Meu e gli Ar (quelli che venivano chiamati eroi) lasciano il Servizio Sanitario pubblico per disincentivazioni continue non solo economiche e non si perde occasione a tutti i livelli, governativo in primis, per accelerare questo fenomeno anziché arrestarlo in modo deciso e concreto. Fermiamoci oggi per non fermarci per sempre non è uno slogan, una dolorosa e triste realtà».

Afferma Zairo Ferrante, Coordinatore Fassid Emilia-Romagna: «Fassid, Federazione Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr, che raggruppa al suo interno patologi clinici, psicologi, radiologi, farmacisti, medici del territorio e altri dirigenti del Sistema Sanitario Nazionale, aderisce allo sciopero di oggi con lo scopo di manifestare il disappunto nei confronti di misure e manovre che nei fatti continuano quotidianamente a depauperare la Sistema Sanitario Italiano. La legge di bilancio 2024 è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso!»

I servizi e le categorie professionali che Fassid rappresenta, infatti, seppur essenziali per il buon funzionamento di tutti livelli assistenziali, sia ospedalieri che territoriali (compresa la rete dell’emergenza-urgenza), sono da tempo in affanno, soprattutto a causa della carenza e della scarsa valorizzazione, non soltanto economica, del “Capitale Umano”. È nostro intento, con questo sciopero, dare seguito a quanto già rivendicato nella Manifestazione dello scorso giugno. Salvare il nostro Sistema Sanitario Nazionale rappresenta per noi la priorità, al fine di garantire a ogni individuo, indipendentemente dal suo status socio-economico, tutte le cure disponibili ed appropriate. Crediamo in una sanità pubblica e vogliamo che la stessa continui ad essere realmente universalistica e solidale.

«La situazione del Servizio Sanitario Nazionale – dichiara Luca Turrini, Presidente Fvm Emilia-Romagna, l’associazione che riunisce i medici veterinari e dirigenti sanitari – si sta facendo particolarmente grave, dopo anni di definanziamento della sanità pubblica, blocco delle assunzioni e ritardi inaccettabili nella stipula dei contratti nazionali. Una situazione che soffrono anche i veterinari pubblici che controllano, verificano, ispezionano gli alimenti di origine animale (dal latte alla carne dal pesce al miele etc.) lungo tutta la filiera produttiva che va dall'animale nelle stalle, nelle acquacolture e negli alveari fino al consumatore finale che utilizza questi prodotti. Il tutto seguendo le norme nazionali ed internazionali di benessere e qualità sanitaria. Con questo sciopero – che preoccupa le organizzazioni imprenditoriali di settore (Assica, Assocarni, Unaitalia) che temono la sospensione delle attività ispettive dei veterinari pubblici e la paralisi della filiera produttiva al punto che nei giorni scorsi hanno mandato una lettera ai ministeri competenti affinché intervenissero per scongiurare il blocco delle attività in questo periodo inteso – chiediamo con forza che si torni ad investire nella sanità pubblica. Un investimento che rafforza e fortifica il nostro Paese!».

«Nel corso degli anni – aggiunge Vincenza Nappi Fvm Medici Bologna – noi medici abbiamo tutelato il bene salute con un lavoro silenzioso, stipendi non adeguati, contratti sempre in ritardo, non riconoscimento di straordinari e ferie non godute. Oggi siamo stanchi di essere medici ai quali è naturale chiedere guardie, straordinari, rinunce alle ferie per garantire il SSN in tutti i suoi principi con le carenze di un Sistema ormai alla deriva. Credevamo di aver riconquistato la nostra dignità nel periodo pandemico, ci avete chiamato eroi, credevamo di aver ritrovato un ruolo riconosciuto nella società e di essere finalmente non solo “operai” senza diritti del SSN. Chiediamo partecipazione ai tavoli regionali strategici e trasparenza nei conti economici e finalmente un riconoscimento della nostra dignità di medici».

«La Cisl Medici – dichiara Massimo Dall'Olio, Cisl Medici – pur rimanendo assolutamente aperta al dialogo e alla contrattazione ritiene insufficienti le risposte del Governo alle richieste di modifica della Legge di bilancio 2024 presentate ai vari tavoli in questi mesi di confronto. L’insoddisfazione riguarda in particolare la mancata cancellazione dell'art.33 che, anche se modificata dal maxiemendamento, continua a penalizzare molti dipendenti pubblici in possesso dei requisiti per la pensione anticipata e allunga le finestre di uscita dal lavoro; lo sblocco delle assunzioni del personale sanitario; la stabilizzazione del precariato».

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