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«Ho denunciato mio marito dopo 20 anni di botte e umiliazioni»

Serena Arbizzi
«Ho denunciato mio marito dopo 20 anni di botte e umiliazioni»

La testimonianza della 47enne Tiziana Salis, maltrattata e minacciata dal padre dei suoi quattro figli

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Reggio Emilia «Mi ha sempre picchiata, anche mentre ero incinta di tutti e quattro i nostri figli. Mi ha minacciata di ammazzarmi, di impacchettarmi per farmi fare un viaggio solo andata. Ma adesso basta, lunedì ho sporto denuncia e alla sera lui si è ripresentato qui, gridando».

È iniziato 20 anni fa il calvario di Tiziana Salis, 47 anni, ed è culminato con la denuncia sporta nei confronti del marito che la avrebbe sottoposta a più episodi di violenza fisica e verbale. L’uomo è stato sottoposto ad ammonimento da parte del questore. E Tiziana chiede che esca dalla sua vita.

«Mi sono innamorata di un uomo che sembrava una vittima, ma si è rivelato un carnefice – racconta Tiziana –. Sono un’ex tossicodipendente e ho sempre messo allo stesso livello lui e la cocaina. Mio marito mi ha sempre degradata e due dei bambini sono nati di otto mesi per i suoi calci in pancia. Maltrattamenti, offese, calunnie, minacce a me e a mia figlia erano all’ordine del giorno. Rompeva qualsiasi tipo di oggetto. L’ho denunciato: purtroppo si sentono tante notizie di femminicidi e vorrei non avvenissero più. E voglio metterci la faccia, con il mio nome e cognome, nel dirlo. Sono stata una mamma sbagliata, ma involontariamente. Non voglio più esserlo. A un certo punto, siamo stati messi di fronte alla possibilità di affrontare un percorso per lasciarci alle spalle la droga. Io ho scelto di cambiare vita. Grazie ai servizi sociali, in particolare a Rossella Malvoglio e Barbara Gardelli, assistente sociale del Sert, insieme al dottor Pellegrino, sto uscendo dal tunnel. E, soprattutto, grazie ai miei bambini».

«Chiedo a mio marito che ci stia lontani – continua la 47enne –. Ha messo le mani addosso anche a mia figlia. Non deve più avvenire. Oggi voglio dire a tutte le donne di ricordarsi che se non ti fa andare a ballare, ti sequestra il telefono, non ti fa uscire... non ti ama. Chi ti ama non sceglie la droga al posto di moglie e figli. Nell’ultimo periodo lui non mi alzava più le mani addosso, ma mi riempiva di offese e lunedì sera si è presentato qui a casa, gridando: grazie ai carabinieri che sono riusciti a dissuaderlo dal continuare nel suo comportamento. Stiamo aspettando il decreto di allontanamento. Sono seguita dalla Casa delle donne di via Adua nel percorso di separazione. Io l’avevo ripreso in casa dopo che era stato arrestato sempre per quanto aveva commesso nei confronti di un’altra donna. Poi, però, aveva ripreso a comportarsi come prima. Mi ripeteva: “Stai zitta, tu vai con altri uomini. Ti ammazzo te e quell’altro”, mentre io non sono mai andata con nessuno. E, ancora, mi ripeteva: “Ti impacchetto per un viaggio solo andata”. E sua madre gli diceva che reagiva così perché io lo istigavo. Mi sono curata da sola: nessuno mi portava al Pronto soccorso perché avevano paura delle denunce. Ma ora basta, voglio rinascere per me e i miei figli». 




 

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