«Il razzismo dei proprietari di case è un autogol economico»
Chiatto (Cisl Emilia Centrale): «Serve una cultura del rispetto reciproco»
Reggio Emilia «Negli anni ‘60 i cartelli dicevano “Non affitto ai meridionali”. Nel 2023, a Reggio Emilia, dobbiamo leggere “Non affitto agli africani” e poco importa se stiamo parlando di una giovane designer modenese che ha il torto di chiamarsi Mouna Bour. Al locatore che ha scritto la mail della vergogna desideriamo dire che questo razzismo latente, nemmeno suffragato dai fatti, non deve trovare spazio nella nostra società». Così Domenico Chiatto, segretario generale aggiunto Cisl Emilia Centrale con delega alle politiche migratorie, commenta la vicenda raccontata dal nostro giornale che ha poi fatto il giro dell’Italia. Perché a colpire è stata non tanto la discriminazione in sé (che purtroppo sappiamo esistere nei confronti degli stranieri, quando si tratta di dover decidere a chi affittare la propria casa) ma l’assenza di qualsiasi tentativo di mascherarla, quasi normalizzandola. Nell’esprimere la sua più ferma condanna, invitando la comunità reggiana a unirsi contro un atto che reputa vergognoso, il sindacato offre anche dei numeri «per aiutare a riflettere chi ha offeso Mouna e tutti noi»: a Reggio Emilia vivono 68.000 stranieri, il 12,8% della popolazione, di cui 45.500 lavoratori (il 15% fa impresa). Inoltre, in Emilia Romagna il contributo degli immigrati al Pil regionale è pari quasi a 20 miliardi: parliamo di persone che versano 1070 milioni di Irpef e, su scala nazionale, gli immigrati esprimono un saldo positivo (tra contributi versati e servizi usufruiti) di 1,8 miliardi di euro. «Con questi soldi si pagano anche i diritti del locatore che ha firmato la mail della vergogna e che, peraltro, ha rinunciato all’affitto di Mouna perdendo una fonte di reddito» rincara Chiatto. Eugenia Cella, segretaria generale del Sicet, il sindacato inquilini della Cisl, osserva che «casi come quello di Mouna si stanno moltiplicando e ci sono molti proprietari che preferiscono tenere la casa vuota». E mentre in tutti i 47 comuni della vicina provincia di Modena sono stati rinnovati gli accordi territoriali per i canoni concordati, a Reggio Emilia questo è avvenuto nel solo sul comune capoluogo. «Inoltre la novità di Modena, assoluta in Italia, è che si prevede l’affitto a stanza, con un minimo e un massimo indicato – ricorda Cella – che è un modo per un modo per calmierare un mercato drogato dalla “turistificazione” e “centrificazione” e che dà poco spazio alle famiglie e alle persone in difficoltà ». E mentre nella nostra provincia un’abitazione su cinque è disabitata, «la domanda di case è aumentata in modo netto tra gli studenti universitari, i lavoratori in trasferta e le famiglie» commenta Andrea Sirianni della segreteria Cisl Emilia Centrale. «Se non troviamo nuovi alloggi da mettere a disposizione per affitti a prezzo calmierato qualsiasi politica che voglia attrarre i tanti profili professionali che mancano sui nostri territori è destinata a fallire».
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