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Trovato morto nel pozzo a Toano: «Giuseppe era buono e generoso, figlia e genero senza scrupoli»

Trovato morto nel pozzo a Toano: «Giuseppe era buono e generoso, figlia e genero senza scrupoli»

Le motivazioni della sentenza: «Non sono meritevoli di attenuanti di sorta. Hanno vissuto in modo pressoché parassitario alle spalle di Pedrazzini»

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Toano«La bontà d’animo di Giuseppe, la sua generosità, la sua solarità il suo radicato e sincero attaccamento ai familiari e agli amici erano un pericolo per gli imputati. Questi tratti della sua personalità e del suo carattere dovevano essere annientati, e così hanno fatto gli imputati». Nelle motivazioni della sentenza con la quale a fine settembre il gup Andrea Rat ha condannato a 12 anni e 4 mesi Silvia Pedrazzini e il marito Riccardo Guida, viene tratteggiata in modo delicato la figura di Giuseppe, l’anziano di 77 anni trovato morto in un pozzo di Cerrè Marabino l’11 maggio 2022.

Nel processo di primo grado con rito abbreviato, la figlia e il genero sono stati ritenuti colpevoli di maltrattamenti aggravati per aver causato la morte dell’anziano e perché commessi davanti al nipote minorenne; sequestro di persona per averlo tenuto in casa e avergli impedito di comunicare con parenti e amici; truffa all’Inps per aver continuato a intascare la sua pensione, e soppressione di cadavere.

Il pm Piera Cristina Giannusa aveva chiesto 18 anni e 2 mesi. L’avvocato difensore Ernesta D’Andrea farà certamente appello. La vedova Marta Ghilardini, invece, assistita dall’avvocata Rita Gilioli, affronterà il processo davanti alla Corte d’Assise.

Se nel descrivere la vittima il giudice esprime un forte sentimento di compassione, quando passa agli imputati i toni sono impietosi. «Non sono meritevoli di attenuanti di sorta. La gravità assoluta delle azioni commesse, nonché la spregiudicatezza con le quali hanno perseguito il loro piano giustificano un rigido trattamento sanzionatorio. Gli imputati hanno vissuto in modo pressoché parassitario alle spalle di Pedrazzini, della moglie e della madre di costei, addirittura inducendo gli anziani congiunti ad indebitarsi per soddisfare le loro necessità di vita».

Gli imputati non hanno mostrato «alcun scrupolo o ripensamento». Inoltre, «hanno dato prova di avere un totale disprezzo della vita altrui, fino a lasciar morire lo stretto congiunto senza prestargli le cure e l’assistenza necessarie e, addirittura, fino a sopprimere il suo cadavere per garantirsi, sine die, la sua pensione».

Il giudice ha valutato in modo molto negativo la condotta dopo il delitto, in quanto la coppia ha cercato di sviare le indagini. Nel difendersi la figlia Silvia ha «negato l’evidenza, sconfessando i basilari principi della logica, fornendo letture assurde e irrazionali ad incontrovertibili e granitici dati probatori». Il marito Guida non è stato da meno, dimostrandosi «unicamente interessato a tutelare la propria immagine, a suo dire distorta dai media».

Tra le aggravanti contestate c’è quella di compiuto maltrattamenti in presenza del figlio minore, «strumentalmente coinvolto nel loro piano criminoso» e costretto persino «a fare da scudo davanti all’incombere delle indagini».

Ma il piccolo, «ha ceduto, raccontando quanto realmente accaduto sotto i suoi occhi, con la purezza, la sincerità e di un bambino che non ha ancora compreso la drammaticità degli accadimenti dei quali è stato diretto protagonista e, esso stesso, vittima».

Il minore è stato ritenuto la persona più attendibile dell’intero nucleo familiare. Volevano usarlo per dire il falso, «ma ha compreso che doveva dire la verità». l

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