Posa per un calendario sexy «Il fotografo mi ha palpeggiata»
Lei voleva regalarlo al proprio fidanzato per Natale
Guastalla «Lei piangeva, diceva che non aveva mai dato messaggi di disponibilità. È rimasta traumatizzata: ogni volta che c’è un’udienza, va in agitazione e prende delle pillole».
Questo il clou della testimonianza del compagno di una 32enne di Guastalla che, recatasi nel dicembre di cinque anni fa da un fotografo per scattare foto per un calendario da regalare proprio al fidanzato, avrebbe subìto avances pesanti. Alla sbarra, per il reato di violenza sessuale, è finito un uomo di 46 anni, che nega con forza gli addebiti.
La vicenda risale al 14 dicembre del 2018. Per Natale la giovane voleva regalare un calendario personalizzato, realizzato con sue foto sexy, al compagno: perciò si è rivolta a un fotografo prendendo un appuntamento per realizzare le foto.
Sennonché il fotografo – secondo la tesi accusatoria – dopo avere ricevuto la giovane nella sua abitazione, approfittando dell’assenza di altre persone e con violenza, l’avrebbe abbracciata, palpeggiata nelle parti intime e, dopo averla afferrata per i polsi e trascinata sul divano, si sarebbe denudato.
Non essendoci testimoni, si tratta della parola dell’uno contro quella l’altra. La 32enne non si è costituita parte civile, ma ha sporto denuncia per evitare che altre donne possano cadere in trappola. Il fotografo, da parte sua, nega con forza. Nei messaggi scambiati via Whatsapp con la donna si è più volte scusato, sostenendo di essersi lasciato prendere dalla situazione e di avere frainteso su una disponibilità che non c’era. La tesi difensiva si giocherà quindi sul dissenso non compreso della donna.
Ieri in tribunale a Reggio Emilia ha deposto davanti al collegio di giudici, presieduto da Cristina Beretti (a latere Giovanni Ghini e Silvia Semprini) il compagno della parte offesa. «Le ho consigliato io di sporgere denuncia – ha dichiarato l’uomo –. Da quel giorno, lei ha dimostrato ansia e paura: non va più nemmeno al bar da sola, è in cura dallo psicologo, è insicura. Da sola non ce la fa a superare questa cosa».
Secondo il compagno, la giovane «si è fidata dell’imputato (che io non ho mai visto in precedenza), perché era un amico del fratello. Invece, lui si è tirato giù i pantaloni e le mutande».
L’avvocato difensore Arturo Pagnanelli ha avuto la conferma che il compagno non ha mai parlato con i familiari. E il legale ha chiesto di poter depositare 12 foto (una per ogni mese): il book fotografico sexy oggetto del contendere. Il pm Maria Rita Pantani si è opposta, ma la corte ha ammesso il deposito. Sarà fondamentale raccogliere la deposizione della donna, che sarà citata per la prossima udienza in forma protetta, con tutta probabilità dietro un paravento.
«Grazie per essere venuto. Sono cinque anni che mi difendo da solo», ha detto a sorpresa l’imputato rivolgendosi al compagno della donna mentre usciva. «La prima udienza del processo si è svolta nel marzo 2020 e da allora i tempi si sono dilatati con continui rinvii – ha dichiarato l’avvocato Pagnanelli –. Il mio assistito, incensurato, con figli e mai raggiunto da provvedimenti, non vede l’ora di poter dimostrare la sua innocenza e di chiudere questa vicenda».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
