Saman, i cugini liberi ora vogliono andare in Pakistan
Assolti dall’accusa di aver ucciso Saman, l’avvocato Scarcella: «Ma vogliono tornare»
Novellara Sono stati scarcerati martedì sera intorno alle 21, Nomanulhaq Nomanulhaq e Ikram Ijaz, i cugini usciti assolti dal processo per l’omicidio della cugina, Saman Abbas.
Cinque ore dopo la sentenza, che ha sancito l’immediata rimessa in libertà, i due uomini hanno lasciato le rispettive case circondariali in cui erano detenuti e hanno raggiunto il territorio reggiano per essere ospitati da conoscenti. «Sono in attesa di poter regolarizzare la loro posizione sul territorio italiano, cosa che intendono fare – assicura l’avvocato Luigi Scarcella che ha difeso Nomanulhaq dal principio e ha portato a casa l’assoluzione –. Una volta che lo avranno fatto raggiungeranno i parenti in Pakistan, per salutare i famigliari. Ma poi hanno intenzione di ritornare in un Paese dell’area Schengen, probabilmente ancora in Italia. Con i loro stipendi hanno sempre mantenuto le loro famiglie in Pakistan: è ancora questa la loro priorità».
Per quanto riguarda il processo, l’avvocato Scarcella dà un peso relativo a quei due interrogatori – in cui lo zio Danish Hasnain coinvolgeva i cugini, almeno collocandoli sulla scena del ritrovamento di Saman ormai morta – e che sono stati esclusi dagli atti del dibattimento – dunque non hanno più rappresentato una prova – proprio su sua richiesta per un vizio procedurale. «Per noi non cambiava niente anche se ci fossero stati – commenta Scarcella – li avremmo comunque smontati».
«L’assoluzione di Nomanulhaq e Ikram comprende quello che abbiamo sempre sostenuto – puntualizza il difensore di uno, l’altro era rappresentato dall’avvocata Mariagrazia Petrelli – che le dichiarazioni di Alì (il fratello di Saman, ndr) sono state ritenute totalmente inattendibili». Sul punto Scarcella è netto. «E questo nella fase di indagine ancora più che nella versione resa a processo che io chiamo la “versione 2023”. Sono assolutamente inattendibili. E lo si riconosce dal fatto che la Corte non abbia liquidato e riconosciuto sia Saqib (il fidanzato di Saman, ndr) che Alì parte offese».
I due infatti sono stati esclusi dalle parte civili che hanno avuto diritto al risarcimento del danno. In tutto erano 11. Le altre sono associazioni che difendono le donna, islamiche, il Comune di Novellara e l’Unione dei Comuni della Bassa reggiana.
Scarcella replica anche all’avvocata Valeria Miari che ha difeso Alì Haider.
«Ho letto che ha sostenuto di ritenere che Alì abbia vinto. È il contrario – ribatte – e lo si evince da tutto quanto emerso dall’istruttoria dibattimentale e, soprattutto, dal dispositivo della sentenza. Ed è ancor più paradossale equiparare la sua posizione a quella di sua sorella». «Sostenere che le difese hanno definito sia lui che la sorella bugiardi è assolutamente non corrispondente a quanto emerso al processo – rincara –. Le bugie di Saman avevano un fine assolutamente nobile e ci stavano, erano giustificate. Quelle del fratello no. Paragonare le due posizioni è pura follia».
Se ciò che aspetta i cugini nonostante l’assoluzione sarà un nuovo processo in Appello – il ricorso da parte della procura (che per il momento non è intenzionata a rilasciare dichiarazioni) sembra scontato – Scarcella non lo teme.
«Ci difenderemo come abbiamo fatto in primo grado» assicura. Sugli aspetti più tecnici del dispositivo della sentenza pronunciata martedì alle 18 dalla presidente della Corte d’Appello Cristina Beretti, Scarcella si sofferma sul venire meno della premeditazione che era fortemente legata a quel video, registrato dal sistema di video sorveglianza dell’azienda Bartoli di Novellara il 29 aprile 2021, il giorno prima dell’omicidio di Saman: quando si vedono cugini e zio con in mano le pale. Per la procura è la prova che stavano andando a scavare la fossa, profonda, in cui Saman è stata sepolta. Ma l’esclusione dell’aggravante della premeditazione evidentemente esclude questa ipotesi o comunque ritiene che non sia stata sufficientemente provata.
«Sono aspetti che abbiamo smontato a processo. Per qualcuno quel video prova che andavano a scavare, per altri che invece fossero lavori per Bartoli Ivan. Inoltre, con l’inattendibilità di Alì è caduta la premeditazione. Anche la fuga è venuta meno per il mio assistito: abbiamo sempre sostenuto che il suo allontanamento è avvenuto alla luce del sole, con i documenti». Come ha reagito Nomanulhaq all’assoluzione? «Non smetteva di ringraziare». Riguardo poi a un’ipotesi di richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione, Scarcella si limita a dire che è «prematuro».
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