«Abbiamo i ladri in casa». Ma è un’allucinazione: allertano i carabinieri, che trovano 82 piante di marijuana
Casalgrande: : se non fossero stati sotto l’effetto della cocaina, non si sarebbero messi nei guai allertando il 112
Casalgrande Allertano i carabinieri dicendo che ci sono i ladri in casa. Dei ladri non c’era traccia, ma in compenso l’Arma ha trovato 82 piante di marijuana e 20,5 grammi di cocaina. I due imputati, reggiani di 36 e 35 anni, già condannati in precedenza per la piantagione, ieri nel processo per il reato di detenzione di sostanza stupefacente – ipotesi lieve in concorso – sono stati assolti perché i difensori hanno dimostrato che la polvere bianca era per uso personale: se non fossero stati sotto l’effetto allucinogeno della cocaina, non si sarebbero messi nei guai allertando il 112.
La vicenda risale al 14 maggio 2020, quando da un’abitazione di via Colombara arriva una richiesta di aiuto ai carabinieri: il 36enne riferisce che ci sono i ladri in casa sua. Sul posto i carabinieri di Casalgrande trovano l’amico 35enne affacciato alla finestra che chiede aiuto, in forte stato di agitazione: per come risponde alle prime domande, i miliari capiscono subito che qualcosa non torna, e che il 35enne – che dalla finestra lancia le chiavi ai militari – non è per nulla lucido. Entrati in casa, i carabinieri non trovano alcun ladro, bensì scoprono, in una stanza chiusa a chiave, 82 piante di marijuana in piena fioritura, sacchi di fertilizzante da 25 chili ciascuno, luci artificiali potentissime e un impianto di irrigazione temporizzata.
Le piante sono talmente alte e pesanti da trasportare che i carabinieri sono costretti a tornare il giorno seguente, con un furgone, ed è proprio durante le operazioni di sgombero delle piante che spunta un involucro di cellophane di colore verde contenente i 20 grammi e mezzo di cocaina.
In uno sgabuzzino della casa viene trovata anche una cassaforte contenente due somme di denaro: 1.960 euro e 24.450 euro che il 36enne cerca di giustificare come elargizione della madre e come frutto del lavoro da “pr” che aveva svolto in Spagna. La tesi, però, non è stata creduta dal giudice, che ha ritenuto quei soldi frutto della fiorente produzione di marijuana destinata alla vendita. Per la produzione e traffico di droga (le piante e la cassaforte) nel giugno 2020 i due sono stati condannati con rito abbreviato a due anni e due mesi di reclusione e 28mila euro di multa.
Restava una coda dell’imputazione, quella per la detenzione della cocaina. Ieri in tribunale il pm onorario ha proposto altri due anni. L’avvocato difensore del 36enne, Costantino Diana, dello studio Cataliotti, ha sostenuto che quella polvere bianca era per esclusivo uso personale: all’epoca il suo assistito, con problemi di tossicodipendenza, ne abusava. Un abuso dimostrato dal fatto che, quando ha fatto quella telefonata al 112, aveva forti allucinazioni, tanto da essere davvero convinto di vedere dei ladri. Adesso gli imputati hanno intrapreso un percorso di disintossicazione. Il giudice Giovanni Ghini ha sposato la tesi difensiva e ha assolto.
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