Gazzetta di Reggio

Reggio

Un gruppo di ex soci prestatori: «L’indagine sul crac Cmr è nata da noi: troppe cose da chiarire»

Jacopo Della Porta
Un gruppo di ex soci prestatori: «L’indagine sul crac Cmr è nata da noi: troppe cose da chiarire»

La Procura di Reggio ha aperto un fascicolo dopo la denuncia presentata a luglio 2022

4 MINUTI DI LETTURA





Reggiolo «Nostro zio ha lasciato 253mila euro depositati alla Cmr. Li abbiamo persi, ma l’Agenzia delle Entrate ci ha fatto pagare 33mila euro di tasse di successione…». Selvino e Fiorigio Merzi, cugini di 77 e 83 anni, sono tra i 2.500 prestatori colpiti dal crac della cooperativa. Il modo di dire “oltre il danno, la beffa” calza a pennello, purtroppo, per i due anziani. Hanno provato a protestare, ma è stato spiegato loro che l’intera faccenda potrà essere definita soltanto quando si chiuderà il concordato della cooperativa. «Già, ma quando si chiuderà? Sono dieci anni che va avanti, e dalla procedura non si è visto un euro…».

Il secondo terremoto

Il crac della Cooperativa Muratori Reggiolo ha lasciato un cratere in paese. Mentre i danni del sisma del 2012 sono stati in gran parte risanati, gli strascichi di questa vicenda sono tutt’altro che risolti. La storia dei cugini Merzi lo dimostra, ma ce ne sono tantissime altre, come quella della signora Irene Zannoni, che nella coop aveva messo tutti i suoi risparmi, e quelli che le aveva lasciato il padre, per una vita muratore della Cmr. «Sono sola e ho iniziato a lavorare a undici anni… Lì c’erano tutti i miei soldi, perché non mi fidavo delle banche». Già, perché la cooperativa dalla storia centenaria era considerata come una mamma, un po’ come il Monte dei Paschi a Siena.
 

All’Hotel Cavallo Bianco di Reggiolo abbiamo incontrato un gruppo di ex prestatori della Cmr che fa parte dei 148 che hanno sottoscritto la denuncia presentata nel luglio 2022, tramite l’avvocato Maurizio Barca, alla Procura di Reggio Emilia.

Caccia ai flussi di denaro

A seguito dell’interpellanza parlamentare presentata dalla deputata Laura Cavandoli della Lega, si è saputo che c’è un’inchiesta preliminare in corso. «Probabilmente è stata affidata alla polizia giudiziaria – dice il legale –. Nella nostra denuncia abbiamo inserito alcune testimonianze che riteniamo significative. Ho svolto indagini difensive che mi hanno portato ad avanzare delle ipotesi di reato. Mettiamo in discussione il concordato, che riteniamo fosse viziato fin dall’inizio. Soprattutto, chiediamo di fare luce su quanto avvenuto prima di quel concordato, che riteniamo abbia fotografato una situazione non del tutto veritiera».

L’obiettivo è quello di «far emergere eventuali responsabilità penali, per poi procedere alla richiesta di risarcimenti».

I 2.500 soci prestatori sono stati ristorati da Legacoop per il 40%, dopo aver firmato un accordo nel quale si impegnavano a non avanzare altre pretese. «Ma si tratta di un accordo illegittimo», assicura l’avvocato.

«La nostra battaglia è anche finalizzata a capire se alcuni fondi della Cmr si sono trasformati in immobili o altri beni. Ci interessa la trasformazione di quel denaro». Ovviamente, per andare eventualmente a prenderlo.

La cassiera

Paola Branchini ha lavorato per 28 anni nella cooperativa come cassiera. «Noi avevamo una fiducia cieca nei confronti dei nostri dirigenti. Lasciavamo i Tfr in azienda, così come vi depositavamo gli stipendi». L’ex dipendente è una delle testimoni citate nella denuncia. «Un anno prima del concordato abbiamo iniziato a vedere consulenti esterni, provenienti dal mondo cooperativo, che affiancavano i nostri dirigenti. Credo che il concordato abbiano iniziato a pianificarlo in quel momento. Poi noi dipendenti fummo traghettati in Sicrea».

La denuncia in Procura contiene varie ipotesi di reato, alcune delle quali collegate alla contabilità. Si fa anche riferimento a persone che avrebbero iniziato a ritirare i soldi prima del dissesto. I soci contestano anche il fatto che la cooperativa emettesse cambiali finanziarie fino a poco prima del crac. «Gli ultimi tre bilanci Cmr erano in negativo e, dunque, non poteva emettere le cambiali finanziarie», dice Ivan Reggiani. Tutte queste circostanze sono state poste all’attenzione della Procura, dice il legale.

Socia determinata

L’azione giudiziaria nasce soprattutto dalla volontà di Manila Maffei, che è andata casa per casa dei soci prestatori, convincendone una parte a tentare una strada nuova per ottenere i risarcimenti. Anche la sua è una storia paradigmatica. «Ho perso 150mila euro. Erano risparmi e soldi che avevo recuperato a fatica da una banca che mi aveva venduto i famosi Bond argentini. Una volta recuperati, li avevo depositati in Cmr, anche poco prima che scoppiasse il bubbone». Insomma, dalla padella alla brace.

Risparmio tradito

In questa galleria del risparmio tradito si inserisce anche il caso di Fulvio Capiluppi, che oltre a lasciare 100mila euro nella coop, in precedenza era stato scottato dal caso Bipop.

La lotta per la verità ha un costo, anche affettivo. Ci sono persone che hanno rotto rapporti di parentela. Il sospetto che qualcuno sapesse quanto stesse accadendo, e non lo abbia detto in tempo, ha spaccato delle famiglie. «C’è gente che ci ha tolto il saluto, e non è un caso che per presentare la denuncia in Procura l’avvocato ce lo siamo dovuti andare a cercare fino a Roma…», conclude Maffei. l

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google