Dalle bambole e coperte solidali allo studio tutto reggiano per curare il tumore al seno
La ricerca dell’équipe dell’ospedale di Reggio Emilia è stata presentata a San Antonio, in Texas, nel corso del più importante evento sul tema, il San Antonio Breast Cancer Symposium 2023
Reggio Emilia Si potrebbe dire che si parte dal paziente per tornare al letto del paziente con nuove cure, meno tossiche, più mirate e personalizzate. Ma si potrebbe parlare anche di solidarietà. Quella che ha consentito di raccogliere a Reggio i fondi per questa ricerca, e quella delle pazienti affette da tumore al seno che hanno aderito allo studio sapendo, che, se i risultati non saranno immediatamente spendibili per loro, lo saranno sicuramente per gli altri.
Si potrebbe sintetizzare così, semplificando, il percorso iniziato con il progetto “Starlet” che ha preso il via nel settembre 2022 all’Ospedale Santa Maria Nuova. Un lavoro complesso e multidisciplinare che ha già coinvolto una cinquantina di pazienti con tumore al seno di tipo triplo negativo. Quello più difficile da combattere, perché più aggressivo, che solo nella nostra provincia si presenta in circa cento casi all’anno.
Le analisi e i primi dati dello studio – che sono incoraggianti – sono stati presentati dalla ricercatrice reggiana Francesca Reggiani in Texas al “San Antonio Breast Cancer Symposium 2023”, l’appuntamento scientifico mondiale più importante dedicato al tumore alla mammella.
Lo studio è frutto di un lavoro di équipe che parte dal Laboratorio Translazionale, diretto da Alessia Ciarrocchi e coinvolge direttamente la Breast Unit, guidata da Giancarlo Bisagni, con l’oncologa Elisa Gasparini, che cura l’arruolamento dei pazienti e vede stretta collaborazione della dottoressa Moira Ragazzi e del laboratorio di Anatomo Patologia. Senza mai dimenticare il lavoro degli infermieri del Reparto e dei tecnici di laboratorio che rendono possibile la sua realizzazione.
Tutti coinvolti, si potrebbe dire, a coltivare in laboratorio, in provetta, le cellule tumorali ricavate dai pazienti su cui sperimentare nuove cure.
«La cosa più bella di questa collaborazione, nata come scommessa – spiega Alessia Ciarrocchi – è l’esperienza ben strutturata alla base del progetto, che a sua volta ha generato nuovi progetti che partiranno molto presto. Insomma, un progetto di ricerca non finisce mai con un solo progetto».
Quello che si sta cercando ora è la conferma che la stimolazione del sistema immunitario riesce a determinare una migliore risposta nei pazienti in questo tipo di tumore. I primi dati sono positivi e confermano che il trattamento immunoterapico, affiancato alla chemioterapia nella fase pre-operatoria, determina al momento dell’intervento il fatto che il 60% dei pazienti trattati non presenta più il tumore. Consentendo così interventi chirurgici meno invasivi e un miglioramento delle prospettive di vita e di qualità della vita nel 90% dei casi.
«Il riconoscimento della commissione scientifica avvenuta al convegno in Texas – spiega il primario Giancarlo Bisagni – è un risultato molto importante. Ma è altrettanto importante rendere conto ai reggiani di come sono stati utilizzati i fondi raccolti. Le due iniziative “Viva Vittoria” e la “Bambola dal grande cuore” hanno consentito di raccogliere circa 90mila utilizzati per questo studio». I fondi che ci hanno fatto partire, ricorda Francesca Reggiani, «sono arrivati dalle iniziative delle associazioni di volontariato: Associazione Vittorio Lodini e dal Gruppo Senonaltro, Andos, Airbat, e Ammi (Associazione delle mogli dei medici) della sezione di Reggio». Ma è stata fondamentale anche la disponibilità dei pazienti, ha ricordato l’oncologa Elisa Gasparini, sottolineando «di non aver mai ricevuto un rifiuto da parte delle pazienti a cui è stato proposto di partecipare allo studio». Ma il progetto prosegue, come sottolineato da Alessia Ciarrocchi «e da una risposta che arriva nascono altre domande». Come, ad esempio, spiega Francesca Reggiani: «Capire come curare il paziente, con quali farmaci e quali terapie utilizzare per coloro che non rispondono al trattamento che stimola il sistema immunitario. Se reagisce bene il nostro corpo è in grado di smascherare le cellule tumorali».
«Applicheremo – aggiunge l’anatomopatologa Moira Ragazzi – una tecnologia molto avanzata che è disponibile a Reggio tra i pochi centri in Italia e che consentono analisi molecolari. I risultati serviranno agli oncologi per curare chi non risponde alla terapia immunitaria».
La previsione, conclude il dottor Bisagni, che dopo 45 anni e aver visitato, nel frattempo, circa 25mila pazienti, si appresta alla pensione, «è che da qui al 2030 ci sarà un incremento di tumori al seno del 2% all’anno e si arriverà a 60mila casi. Solo a Reggio ci sono circa 600 casi all’anno e di questi un centinaio è del tipo Triplo negativo». E si prosegue nella ricerca e negli studi, consapevoli e orgogliosi – e lo si avverte nelle parole dei medici – che a Reggio da una coperta, come quelle che hanno tappezzato piazza Prampolini e da iniziative come la “Bambola dal grande cuore”, possono nascere grandi risultati. Come ha sintetizzato Alessia Ciarrocchi: «A Reggio grazie alla solidarietà è possibile un modello di scienza partecipata e consapevole in una comunità educata alla ricerca scientifica». l
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