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I Cccp dalla mostra ai concerti e anche ai cori delle curve

I Cccp dalla mostra ai concerti e anche ai cori delle curve

La canzone “Amandoti” intonata dai tifosi della Virtus e di squadre di calcio

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Reggio Emilia. Arriva sino alle curve dei palazzetti e degli stadi l’irrefrenabile onda lunga dei CCCP. Il gruppo reggiano di punk filosovietico è sempre stato presente nell’immaginario collettivo italiano, ben oltre il cammino stesso della formazione scioltasi nel 1990. La mostra ai Chiostri di San Pietro per il 40esimo anniversario dalla nascita della band sta rilanciando in lungo e in largo il marchio ma più ancora, come è giusto che sia parlando di musica, stanno facendo le canzoni.

Una delle più intime e personali, “Amandoti”, è diventata un inno finale per tante tifoserie di pallacanestro e di calcio italiano. Come un’invocazione amorosa così peculiare sia approdata, con qualche modifica in corsa, sul parquet della Virtus Bologna e nelle gradinate di parecchi stadi è tutto da capire, la realtà è quella che risuona nei versi del pezzo. Da qualche tempo, le vittorie della Segafredo Virtus Bologna, una delle principali formazioni di basket italiane impegnate anche in Eurolega, sono accompagnate da un canto dei sostenitori diretta derivazione di “Amandoti”.

In giro viene ormai conosciuta come “Amarsi ancora”, dal verso più noto, “Amami ancora, fallo dolcemente”, mutato in “Amarsi ancora, farlo dolcemente”. E passi per Bologna, terra affine alla Reggio dei CCCP, ma la sonata è ben più ampia: “Amandoti” viene utilizzata anche nel calcio, modificando qua e là qualche passaggio, intonata dagli ultras del Foggia, della Cremonese, della Reggina (si parla di Reggio Calabria, non di Emilia) e pure della Spal, una delle più antiche rivali della Reggiana.

“Amandoti” è bella, semplice ed efficace, facile da intonare e con parole che mettono subito le cose in chiaro. Certo, l’immaginario dei CCCP e dell’autore del testo Giovanni Lindo Ferretti nel 1990 appare distante un paio di giri del pianeta da quello delle curve, ma questa è la bellezza delle canzoni. Una volta incise, viaggiano nell’etere e chiunque può farle loro. In questo caso, il cammino è lungo.

La malinconia di “Amandoti”, riproposta anche nei recenti spettacoli al teatro Valli dei CCCP, è contenuta nel disco di addio della band, il bellissimo “Epica Etica Etnica Pathos” inciso, a proposito di reggianità, a Villa Pirondini a San Martino in Rio. Una seconda popolarità gliela ha donata Gianna Nannini, con una bella riproposizione nel 2004. Pochi anni fa ci ha pensato anche il gruppo italiano oggi più noto, i Måneskin, a dare una spinta. La formazione romana l’ha eseguita nell’edizione 2021 del festival di Sanremo, nella serata dedicata alle cover, in compagnia di uno dei primi mentori, Manuel Agnelli degli Afterhours. E anche chi poco sapeva della provincia più filosovietica dell’impero e dei CCCP si è trovato a seguire quell’intreccio così struggente, capace di affascinare anche i bolognesi, da sempre diffidenti delle “teste quadre”, almeno nello sport. Di chi sia la “colpa” per l’approdo nelle curve non è chiaro, né mai lo sarà, come sempre per questi intrecci di cultura popolare nelle sue varie forme. 

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