Reggio Emilia, addio al coreografo Stefanescu «Un genio e un padre amorevole»
Il ricordo delle figlie del ballerino. Liliana Cosi: «I miei sogni realizzati con lui»
Reggio Emilia «Il 24 dicembre è calato il sipario». Queste parole, apparse sul suo profilo Facebook, hanno dato al mondo l’annuncio della scomparsa del grande coreografo, ballerino e pittore Marinel Stefanescu, pioniere della danza su scala internazionale che aveva scelto Reggio Emilia come città in cui vivere e coltivare le radici del balletto. Stefanescu è stato, infatti, il fondatore, insieme all’altra grande danzatrice Liliana Cosi, dell’Associazione Balletto Classico, che ha sede proprio a Reggio Emilia. Nativo di Bucarest, si diplomò alla Scuola di Ballo dell’Opera nel 1966 con il massimo dei voti. Da allora, l’escalation internazionale fu senza sosta: nel 1969 ricevette il premio per la miglior interpretazione al primo concorso internazionale di balletto a Mosca. E nel 1984 gli fu conferita la cittadinanza italiana. Alle 21.05 del 24 dicembre, il maestro si è spento nella sua villa di Mancasale, circondato dall’affetto della sua famiglia.
Avrebbe compiuto 77 anni oggi, il maestro Stefanescu, giorno del suo funerale, quando verrà officiato il rito funebre alle 10 per il quale arriverà da Milano il sacerdote ortodosso Traian Valdaman. «È come se avesse disegnato una coreografia anche in quello, fino all’ultimo – racconta la figlia Caterina, ieri alla camera ardente allestita nella villa di via Genovesi, insieme alle sorelle Nicoletta e Mary –. Stiamo ricevendo messaggi profondi, carichi di vicinanza da tutto il mondo e anche da questo vediamo la sua grandezza. Papà era talmente pieno di arte e dell’amore per essa che quando a 51 anni smise di ballare, iniziò a dipingere tanti, tantissimi quadri, fino a qualche anno fa. Anche dai quadri si percepisce la sua vita tormentata e dava sfogo con l’arte a ciò che aveva dentro. Aveva un’intelligenza e una cultura incredibili, rare: non c’era cosa che lui non sapesse e desiderava condividere ciò con gli altri. Aveva scelto di vivere a Reggio Emilia dopo aver viaggiato in tutto il mondo per la tranquillità trovata qui, dove pure continuava a coltivare l’amore per l’arte».
E sul ricordino che riporta la foto del maestro, accanto al libro delle firme, all’ingresso della camera ardente nella villa dove Stefanescu si è spento circondato dall’amore della famiglia, è impressa questa frase: “Visse d’arte, visse d’amore”. Un lascito che rivivrà anche grazie alla figlia Nicoletta, co-titolare del Nuovo Balletto Classico, che ha raccolto l’eredità professionale di Marinel Stefanescu e Liliana Cosi. «Sei mio padre, ma anche il mio maestro – ricorda Nicoletta –. Sei stato il maestro di tanti, ma forse anche un po’ padre per tutti. Una personalità, un carisma forte, ingombrante. Ti hanno amato o odiato. Ma chi ti ha conosciuto, chi davvero sa chi sei, sa che hai una sensibilità, un’umanità e un cuore così grande... Tutto ciò che io sono ora , assieme a mia madre è grazie a te».
La severità e il rigore che Stefanescu infondeva nel lavoro lasciavano spazio alla dolcezza di fronte ai nipoti Mia Maddalena, Edoardo, Samuele e Ginevra Angelina, che “nonno Nel”, così lo avevano ribattezzato, adorava fino ad avvolgerli in un mare di coccole e far dimenticare la disciplina imposta agli allievi.
Per rendere tributo al maestro nel giorno del suo funerale, è rientrata in Italia dalla Germania Liliana Cosi. «Più che un ricordo potrei scrivere un libro su Marinel Stefanescu – commenta la ballerina e coreografa mentre si trova a Berlino, in attesa di raggiungere l’aeroporto –. Grazie a lui ho potuto realizzare tutto quello che sognavo, ma mi sembrava impossibile. Io mi sono licenziata da étoile della Scala perché ballavo solo per gli scaligeri e volevo fare diventare popolare la danza. Incontrai Stefanescu e rispetto agli altri ballerini riscontravo una differenza sostanziale: gli altri parlavano dell’agenda, lui della musica, dei balletti, delle sue creazioni. Mi sembrò subito qualcuno con cui poter lavorare. Poi nacque l’occasione di apprezzare i suoi valori quando mise in scena di due spettacoli per la Rai, in Puglia: vidi delle cose nuove che avevano senso e bellezza. Marinel era primo ballerino Zurigo a quei tempi: si licenziò anche lui e venimmo a Reggio Emilia dopo i contatti presi con Ater, inizialmente, per poi instradarci per conto nostro. Ricordo che al sindaco Benassi piaceva che a Reggio Emilia nascessero queste realtà».
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