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La scuola reggiana

Il Secchi si accorpa allo Zanelli e sparisce come scuola autonoma

Luciano Salsi
Il Secchi si accorpa allo Zanelli e sparisce come scuola autonoma

Reggio Emilia: il nuovo polo scolastico dell’ambiente e del territorio sorgerà in via Fratelli Rosselli a Coviolo. Zanni, presidente della Provincia: «Ulteriori tagli del governo saranno irricevibili»

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Reggio Emilia Sta per concludersi la lenta agonia del “Secchi”. Dal prossimo anno scolastico il più antico e glorioso istituto tecnico reggiano scomparirà come scuola autonoma e sarà aggregato allo “Zanelli”, condividendone la dirigenza didattica e amministrativa e la segreteria. Nascerà così il nuovo polo scolastico dell’ambiente e del territorio, che avrà a disposizione la nuova sede in costruzione in via Fratelli Rosselli a Coviolo, accanto a quella dello “Zanelli”. Il suo indirizzo di costruzioni, orientato verso la professione di geometra, è attualmente frequentato soltanto da circa 270 alunni. Sarà affiancato a quelli agrari e di scienze applicate propri dell'altra scuola, che conta 1300 studenti.

Dal 2024-2025 è previsto un altro accorpamento. Verranno unificati i due centri provinciali per l'istruzione degli adulti, che consentono agli immigrati stranieri di apprendere la lingua italiana e gli elementi fondamentali della nostra cultura. Ora ve ne sono due, il Cpia Reggio Sud, che ha 400 iscritti in città in via Verdi, e il Cpia Reggio Nord, che ne ha un migliaio a Correggio.

Le fusioni avranno conseguenze dirette solamente sul piano dirigenziale e amministrativo. Il Secchi era già guidato da alcuni anni da un reggente titolare di un'altra scuola. In futuro dipenderà dal dirigente dello Zanelli, che ora è Mariagrazia Braglia. Anche i due attuali Cpia avranno un'unica dirigenza e una sola segreteria. Nulla cambierà per i ragazzi e per gli adulti che – spiega Paolo Bernardi dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale – «potranno iscriversi nei medesimi plessi tradizionalmente presenti. Né si prevedono ripercussioni negative sugli organici dei docenti, che rimarranno distinti tra i diversi indirizzi, e dei non docenti». I due ridimensionamenti sono l’esito del taglio del contingente organico di dirigenti scolastici e direttori dei servizi generali e amministrativi deciso con il Decreto interministeriale 127/2023 per i prossimi tre anni scolastici.

Per il 2024-2025 sono assegnate all’Emilia-Romagna solamente 519 autonomie scolastiche, 14 in meno rispetto alle 533 attualmente esistenti. Altre riduzioni sono previste nel biennio successivo. La Regione ha fatto ricorso alla Corte costituzionale, ma senza successo. Quindi ha proposto alle Province di spalmare il taglio delle autonomie togliendone due a quelle di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Parma e Reggio e una alle restanti quattro. La nostra provincia è all'avanguardia nel ridimensionamento della rete scolastica, avendo già completato da qualche anno la formazione degli istituti comprensivi nel primo ciclo d'istruzione. Ciononostante subirà due nuove soppressioni, a carico di un istituto sottodimensionato e dei Cpia. Il consiglio provinciale le ha deliberate nella sua ultima seduta.

«L’accorpamento tra i due istituti superiori – osserva l'amministrazione provinciale – faciliterà i ri-orientamenti e i passaggi interni alla scuola stessa, con ampi profili di efficienza ed efficacia nell’utilizzo delle risorse strumentali e di organico. L’unificazione, approvata all’unanimità anche dalla Conferenza provinciale di coordinamento, non comporterà comunque alcuna ripercussione sugli indirizzi di studio».

Giorgio Zanni, presidente della Provincia, ed Elena Carletti, vicepresidente con delega all'Istruzione, motivano così la decisione: «Il diktat imposto dal Ministero è francamente ingeneroso nei confronti di una provincia e di una regione che si sono sempre comportate in maniera virtuosa. Abbiamo tuttavia scelto di governare con senso di responsabilità e in stretta collaborazione con l’Ufficio scolastico territoriale questo dimensionamento della rete scolastica provinciale. Deve però essere chiara una cosa: gli ulteriori tagli ipotizzati dal decreto ministeriale per i due anni scolastici successivi sono per la Provincia irricevibili in quanto non porterebbero ad alcuna positiva razionalizzazione e rischierebbero solo di penalizzare i territori più fragili, a partire da quelli montani. Non saremo disponibili ad accompagnare in alcun modo scelte calate dall’alto prive di un criterio logico e non rispettose della nostra identità territoriale».

«Sappiamo bene – commenta Bernardi – che per le scuole ed i Cpia interessati dal nuovo dimensionamento si tratta di un passaggio difficile, ma abbiamo dato il nostro sostegno tecnico alla decisione della Provincia trattandosi di operazioni ipotizzate già da tempo e che vanno nella direzione di razionalizzare l’offerta». 

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