Reggio Emilia, l’assessore Marchi: «Rette anziani, rincaro inevitabile. L’intero sistema non regge più»
Dopo l’aumento delle rette per le Cra. «Nel 2022 sei milioni ad Asp Rete»
Reggio Emilia «Il rincaro delle rette per le case protette è un male necessario, una scelta che semmai la Regione avrebbe dovuto fare prima e con gradualità. Il sistema della non autosufficienza non regge più». Così l’assessore alla Sanità, Bilancio e Welfare del Comune di Reggio Emilia, Daniele Marchi, risponde alle critiche stroncanti sulla decisione dell’assessore regionale al Welfare Igor Taruffi di aumentare le rette per i posti convenzionati nelle case protette di disabili e anziani (sono 530 i posti in città, quasi tutti per la terza età).
«Inaccettabile», sono insorti all’unisono Cisl Emilia Centrale e Rifondazione Comunista Emilia-Romagna, che riferiscono di 4,10 euro in più al giorno, 123 euro in più al mese e 1.476 euro all’anno che ricadranno sulle famiglie.
Marchi cosa ne pensa?
«Questo atto è molto tardivo, perché i costi di questi servizi che tutti i gestori hanno (sia pubblici sia privati) erano da tempo superiori alla tariffa fissata. Questo già prima del Covid; poi sono arrivati l’inflazione, i costi energetici e in mezzo svariati adeguamenti contrattuali del personale, mentre le tariffe sono rimaste ferme. La distanza tra il costo del servizio e la remunerazione si è ampliata. E chi ha pagato finora? Hanno pagato i Comuni per il pubblico e le banche per i privati. La Regione doveva intervenire prima e in modo graduale. Ora l’intero sistema è in gravissima difficoltà, siamo sull’orlo della chiusura di molti servizi. Il Comune di Reggio per l’Asp è passato da zero trasferimenti prima del Covid a sei milioni di euro nel 2022. Il povero Taruffi si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato».
Sapevate del rialzo oppure è stata una comunicazione unilaterale, come denunciano i sindacati?
«C’erano stati un paio di incontri in Regione, i Comuni attraverso l’Anci avevano espresso perplessità, chiedendo maggiori risorse regionali e maggiore gradualità. Ci aspettavamo lo scatto per febbraio-marzo, non per gennaio. Ora è una corsa contro il tempo».
L’aumento a Reggio sarà di 123 euro?
«Prevedo che sarà leggermente inferiore, stimo sui 100 euro, comunque tanto. Non c’è ancora l’avviso sul sito web di Rete perché la delibera è appena arrivata, la stiamo studiando e tutti i gestori attendono indicazioni».
Quanto hanno pagato finora i reggiani per tenere un loro caro in struttura?
«La retta piena nel privato è di 3mila euro al mese, tutto a carico della famiglia; nel convenzionato circa la metà, sui 1.500 euro al mese. Mi pare di capire che non si possa usare il fondo regionale per la non autosufficienza per calmierare il prezzo: il Comune non può farci nulla. Se ci potessero dare i residui del fondo regionale (alcuni territori come il nostro li generano) potremmo usarli per impattare meno sulle famiglie e di conseguenza sugli enti locali. Noi abbiamo più di 530 posti convenzionati: di questi il 65% degli ospiti non chiede al Comune di integrare la retta (cioè paga il cento per cento) mentre c’è un 35% che già adesso in base all’Isee ottiene l’ integrazione. Vuol dire che quell’aumento si riverserà non solo sulle famiglie ma anche a cascata sugli enti locali. Un impatto che al momento non siamo in grado di quantificare, stiamo facendo i conti».
I sindacati chiedono di puntare sull’assistenza domiciliare: è d’accordo?
«Sono più che d’accordo. La Regione dovrebbe avere il coraggio di fare un patto per la famiglia, perché il tema della non autosufficienza, dell’invecchiamento della popolazione, delle culle vuote e della sostenibilità del welfare pubblico è a rischio. Abbiamo una serie di interventi anche normativi che richiedono una regìa politica coordinata (la riforma nazionale della non autosufficienza nazionale, la riforma dell’accreditamento regionale, la riforma delle Asp come modelli di gestione pubblica, il Pnrr che interviene sia sul lavoro sanitario che socio-sanitario che sulla cura, e da soli gli enti pubblici non vanno da nessuna parte. Diversamente arriveremo a investire sempre più risorse pubbliche per dare risposte sempre meno adeguate. Significa che i ricchi pagheranno e i poveri non avranno le risposte».
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