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Nei primi otto giorni 1.012 accessi. Preso d’assalto il Cau di Reggio Emilia

Ambra Prati
Nei primi otto giorni 1.012 accessi. Preso d’assalto il Cau di Reggio Emilia

Partenza con il botto per il servizio attivo 24 ore su 24 sette giorni su sette L’identikit dei pazienti: «Pochi anziani, tanti bimbi, 70% adulti dai 40 ai 60 anni»

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Reggio Emilia «Nei primi otto giorni di attività, dal 20 al 28 dicembre, abbiamo totalizzato 1.012 accessi: una media di 120 al giorno sulle 24 ore. Il picco di accessi nel ponte natalizio del 24-25-26, quando si sono registrati 442 accessi: quasi la metà del totale».

Sono i numeri del Cau, il centro di assistenza e urgenza di Reggio Emilia, l’unico al momento aperto 24 ore 24 sette giorni su sette. Il centro si trova in via Brigata Reggio 22, sul retro del complesso di via Kennedy e affacciato al parco del Carrozzone. Un ampio primo piano di stanze rimesse a nuovo di fianco alla Casa della Comunità Ovest (occorre circumnavigare la gru, si sta realizzando un piano aggiuntivo dove convoglieranno gli ex ambulatori San Michele) dove si trova l’accettazione, gli ambulatori, la centrale operativa per le cure non urgenti 0522-290001 (occorre prima telefonare).

Ad accoglierci nella struttura, dove c’è un continuo flusso di pazienti, sono i dottori Simone Storani, responsabile dell’area centro del Dipartimento Cure Primarie (la città) e Michele Pescetelli, responsabile Cure primarie area Nord (Correggio e Guastalla).

Si è trattato di una partenza con il botto, per il servizio che integra la medicina di base e la guardia medica, finalizzato ad alleviare il Pronto Soccorso dai casi più lievi e a dare risposta ai cittadini. «Il Cau è un servizio territoriale simile alla guardia medica ma con strumenti più affinati – dicono i responsabili – Qui ci sono tre ambulatori attivi di giorno e due di notte. Nei primi otto giorni sono state effettuate 862 visite ambulatoriali». È un periodo particolare: con le persone a casa dal lavoro e il picco di influenza, il lavoro non manca. «Abbiamo avuto un flusso continuo soprattutto nei giorni festivi. Ci aspettiamo di replicare questo fine settimana, per poi assestarci a gennaio con una novantina di accessi giornalieri».

Per quali motivi ci si rivolge al Cau? «Ben 240 accessi sono stati per febbre e sintomi influenzali, 60 per piccoli traumi o ferite e 300 per sindromi respiratorie come bronchiti e gastriti (per le abbuffate delle feste). Poi c’è di tutto, perfino le indigestioni da abbuffata – afferma Storani - Qui si viene per traumi lievi, lo ribadisco. Se il paziente è in grado di camminare è già un discrimine: non accettiamo persone in barella».

Il pubblico, che scorre rapido nella sala d’attesa dopo il banco dell’accettazione con le infermiere, è variegato. «Gli over 65enni sono stati pochi. Ci aspettavamo meno bambini, invece i pazienti al di sotto dei 14 anni sono stati il 16%: qui il pediatra non c’è, trattiamo piccoli traumi (ad esempio frattura del dito o del naso o suture) e se il problema è più complesso i più piccoli (da 0 a 8 anni) dopo una prima valutazione vengono inviati al pronto soccorso pediatrico». La fetta più grossa però, il 70%, è rappresentato dagli adulti nella fascia d’età dai 40 ai 60. «Lavoratori che hanno poco tempo e che al primo malessere vogliono risolvere».

«Ieri mi è capitata una ragazzina che si grattava in tutto il corpo, una probabile allergia alimentare passata con i farmaci », racconta il dottor Vincenzo Lavecchia, 32 anni. I dottori del Cau sono tutti giovani, carini e occupatissimi: nuove leve che oltre al tirocinio fanno servizio qui. «Gli infermieri, che sono dipendenti fissi, ci danno un grande aiuto filtrando prima via telefono e poi all’accettazione – afferma Lavecchia – L’utenza pare aver capito che qui possono trovare risposte a casi lievi. Il 95% delle persone viene rimandato a casa mentre una minoranza è rimandata a visite specialiste quando necessario (ortopedia, otorinolaringoiatra, oculistica e dermatologia le più frequenti). Sono le casistiche più frequenti. Se necessario facciamo anche le analisi del sangue nel laboratorio apposito». 

 

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