Reggio Emilia, la Fimp: «Non servono i Cau pediatrici, meglio le Case della Salute»
Così il segretario provinciale Romano Manzotti
Reggio Emilia In questi giorni si è parlato spesso sui mass media locali e regionali di assistenza pediatrica nelle cure primarie. Ma cosa ne pensano i pediatri di famiglia? La risposta arriva dal dottor Romano Manzotti, pediatra di famiglia di Scandiano e segretario provinciale della Fimp. «Anche nel 2023, come nel 2022, la influenza stagionale è arrivata prima delle feste di Natale – esordisce Manzotti – accompagnata da molte altre malattie tipiche dei bambini... Immancabile, come tutti gli anni, la forte pressione sul servizio sanitario pubblico: notevole affollamento degli ambulatori delle cure primarie, attese al telefono per poter contattare il proprio medico e file ai Pronto Soccorso ospedalieri e la Guardia Medica».
Ma il 2024 è anche l’anno dell’arrivo dei Cau (Centri Assistenza Urgenza) che stanno nascendo su tutto il territorio regionale, compresa Reggio Emilia e provincia, con l’intento di limitare gli accessi ai Pronto Soccorso ospedalieri, ormai al collasso per numero di richieste di intervento e per la ormai cronica scarsità di personale sanitario. «Noi pediatri – sottolinea a questo proposito il segretario provinciale della Fimp – vorremmo dare un possibile contributo per quanto riguarda l’assistenza ai bambini. Il nostro lavoro non consiste solo nel dare una risposta in caso di malattia, ma è anche quello dedicato all’educazione sanitaria delle famiglie, all’aiuto nella crescita dei bambini e adolescenti, coi mille problemi educativi e di salute che si accompagnano ad ogni età. Tutti noi iniziamo al mattino alle 8 a rispondere alle numerose telefonate dei genitori e ovviamente il telefono non è sempre immediatamente libero. Poi ci sono momenti in cui rispondiamo alle mail, ai messaggi dei genitori, manteniamo i contatti coi luoghi di ricovero, con gli specialisti, coi colleghi, ci confrontiamo fra noi sui casi clinici, studiamo, ci aggiorniamo. Poi, ancora, c’è l’attività ambulatoriale che riguarda non solo le malattie (numerosissime in questo periodo di epidemia) ma anche i bilanci di salute (visite di controllo ad età prefissate), le valutazioni periodiche dei bambini con patologie croniche secondo protocolli prestabiliti, i controlli dei bambini ammalati che non hanno risposto bene alle terapie o anche semplicemente per tranquillizzare i genitori preoccupati. È ovvio che nei giorni di festa o nei “ponti”, come in questi giorni di feste natalizie, ci sia una maggior affluenza nei Pronto Soccorso Pediatrici e negli ambulatori della Continuità Assistenziale, per sopperire alla nostra assenza».
La soluzione? In altre parole, potrebbe servire l’istituzione di Cau pediatrici? «Crediamo che i Cau attuali – spiega Manzotti – organizzati per essere attivi 24 ore al giorno, quindi anche quando sono in attività i pediatri delle cure primarie, non siano utili. Inoltre, non ci sarebbero neppure i pediatri in grado di sostenere una organizzazione simile. I Cau dovrebbero prevedere un personale medico specializzato in pediatria. I bambini hanno una loro specificità, a cui i medici non pediatri, o con scarsa formazione pediatrica, di frequente non possono dare risposte appropriate. Durante i giorni feriali i bisogni sanitari non urgenti dei bambini devono essere di competenza del pediatra di famiglia».
Ma allora, come si fa quando non sono in servizio i pediatri di famiglia? «Qualche progetto politico nazionale e regionale – continua il presidente della Fimp – ha ipotizzato il passaggio alla dipendenza pubblica dei pediatri di famiglia, con turnazione di diversi pediatri negli ambulatori. Sarebbe gravissimo, perché farebbe perdere il rapporto fiduciario pediatra-famiglia-bambino. La non conoscenza della famiglia e del bambino non permetterebbe una valida educazione sanitaria e provocherebbe spesso una “medicina di difesa” con conseguenti esuberi di esami diagnostici e di terapie eccessive o inappropriate, rispetto a chi, invece, conosce bene le situazioni individuali e soprattutto ha la possibilità di un rapporto continuo. Ci dispiace che il rapporto fiduciario medico-paziente sia pressoché scomparso nelle discussioni in atto sulla nuova ristrutturazione delle cure primarie. A Reggio Emilia, da tempo, abbiamo iniziato a proporre organizzazioni più specifiche di assistenza pediatrica. Non è più attuale pensare ad un pediatra che lavora nel proprio ambulatorio da solo. Il valore aggiunto è il lavoro in gruppo, con la possibilità di favorire il confronto fra i colleghi e anche la visita comune dello stesso bambino in casi particolari. È tempo – questa la proposta della Fimp – che si inizi a pensare a Case della Salute Pediatriche distrettuali o polidistrettuali in cui sia possibile la coordinazione fra i vari pediatri di famiglia e tra questi e tutti gli attori della area pediatrica. L’istituzione di queste strutture porterebbe le famiglie a riconoscere le Case della Salute come Centro in cui sono raccolti tutti i servizi rivolti a infanzia e adolescenza con tutto vantaggio delle strutture di Pronto Soccorso».
Infine, il punto sulle vaccinazioni. «Una politica regionale di maggiore spinta e migliore organizzazione sulle vaccinazioni antinfluenzali anche nei bambini “sani” – dice Manzzotti – avrebbe potuto diminuire l’incidenza della influenza stagionale e delle sue complicanze con conseguente minor carico sulle strutture e personale sanitario. Per prepararsi alla campagna vaccinale dell’anno prossimo la regione deve decidere adesso la strategia, e non aspettare a settembre, come successo nel 2023». Mancanza di dialogo? «La sostenibilità del servizio sanitario pubblico e universale passa attraverso progetti condivisi con chi ha, ogni giorno, sulle spalle i problemi sanitari della popolazione: bambini e adolescenti nel nostro caso».
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