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«Stipendi magri e affitti alle stelle: serve un canone concordato»

«Stipendi magri e affitti alle stelle: serve un canone concordato»

La Cisl: «Il Comune di Reggio Emilia non ha rinnovato gli accordi territoriali»

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Reggio Emilia Stipendi magri. Affitti alle stelle. A lanciare l’allarme è la Cisl di Reggio Emilia e Modena sollevando un problema che tocca tante famiglie. E sta diventando sempre più un grosso guaio per i grandi servizi pubblici che utilizziamo ogni giorno sostenuti da infermieri, insegnanti, forze dell’ordine, autisti e ferrovieri, postini e così via. Chi vince un concorso e viene mandato in questo territorio a prendere servizio sa che dovrà scontrarsi con affitti che spesso sono impossibili da sostenere e, così, inizia la ricerca col passaparola tra amici e colleghi, chi può sceglie il b&b. Parola d’ordine: arrangiarsi limitando i danni ma, appena si può, si cerca di andarsene dove la vita costa meno.

«Lo strumento per correggere questa situazione c’è e si chiama canone concordato. Mette in rete chi ha una casa da affittare con chi la cerca ad un prezzo sostenibile. Uno strumento che offre vantaggi fiscali e operativi sia al locatore che all’affittuario e nel quale dobbiamo crederci tutti, a cominciare dai Comuni, per cambiare le regole del mercato della casa drogato dalla rendita», sottolinea Rosamaria Papaleo, segretaria generale della Cisl di Reggio Emilia e Modena. Modena, sottolinea la Cisl, è un’esperienza avanzata, qui tutti e 47 i Comuni della provincia hanno rinnovato gli accordi territoriali. A Reggio capoluogo l’accordo territoriale, invece, è fermo al periodo pre pandemico.

A maggior ragione la proposta di Eugenia Cella, segretaria generale del Sicet, il Sindacato inquilini di Cisl, è quella di «prevedere un canone concordato speciale, ritagliato su misura dei lavoratori e delle lavoratrici che tengono in piedi i servizi pubblici essenziali». Una proposta che Cisl e Sicet intendono «formalizzare ai presidenti delle Province di Reggio Emilia e Modena e alle due prefetture – spiegano Papale e Cella – affinché possa prendere forma un tavolo ad hoc chiamando a raccolta i sindacati dei proprietari, degli inquilini, i grandi enti pubblici, le banche e le Fondazioni che posseggono fior fiore di immobili. Due gli obiettivi: mappare il fabbisogno dei lavoratori dei servizi strategici e linkarlo con proposte abitative».

Ma quando conviene il canone concordato? Chi affitta viene premiato con le tasse. I soldi guadagnati con l’affitto infatti non si cumulano con gli altri redditi, vengono tassati solo al 10% con la cedolare secca e non al 21%. Su 6.000 euro all’anno, il proprietario pagherebbe 600 euro e non 1.380 euro. In aggiunta a questo, nei comuni dove esiste un accordo territoriale per il canone concordato viene applicato di default uno sconto del 25% sull’Imu. Per i contratti sotto cedolare secca non andranno pagate l’imposta di registro e l’imposta di bollo, ordinariamente dovute per registrazioni, risoluzioni e proroghe dei contratti di locazione. Il canone concordato conviene fiscalmente anche a chi prende in affitto un alloggio: può disporre di detrazioni maggiori rispetto al contratto classico 4+4 anni. È dimostrato, inoltre, che il canone concordato riduce i casi di morosità.

Una novità testata a Modena per la prima volta in Italia che potrebbe essere applicata anche a Reggio è l’affitto agevolato per una sola stanza. Prevede l’affitto a una stanza ammobiliata (con opzione che prevede la presenza o meno del bagno esclusivo), con un minimo e un massimo indicato, per studenti (da 6 mesi a 36 mesi, rinnovabili), lavoratori, per chi è trasfertista (da 1 mese fino a 18 mesi). l

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