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Verso le elezioni

Gli alleati contro Massari: «No a un sindaco sceriffo»

Ambra Prati

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L’esercito  a Modena dove il contingente di militari  è stato rafforzato
 

Nel dibattito su esercito sì o no in zona stazione intervengono Sesena (Cgil), Sic, Verdi e Possibile

18 marzo 2024
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Reggio Emilia «Sta venendo fuori che l’esercito in stazione è la soluzione e non va bene. Sta venendo fuori che la sicurezza è il tema dei temi su cui misurarsi in campagna elettorale e non va bene». Richiama all’ordine e rimette la palla al centro Cristian Sesena, il segretario generale della Cgil di Reggio Emilia, che dicendo “qualcosa di sinistra” auspica una campagna elettorale di livello più elevato.

«La soluzione sta in un progetto per la zona che si sostanzi di visione e risorse economiche, di un cronoprogramma immediato di interventi che guardi al coinvolgimento attivo dei cittadini e che non si nasconda dietro alla deterrenza di una presenza militare ma punti ad una riqualificazione urbana che deve essere anche una riqualificazione sociale», ha proseguito Sesena.

«Speriamo non si discuta per mesi solo di questo – ha concluso la Cgil –. Il lavoro, la condizione di giovani e anziani, la nostra sanità, come evitare che Reggio da “città delle persone” divenga “città degli individui” dovrebbero tenere banco nel confronto elettorale».

«L’esercito in stazione? Non nel nostro nome», fanno eco Sic (Sinistra in comune), Verdi e Possibile.

«Abbiamo assistito con forte rammarico al dibattito politico degli ultimi giorni sul tema dell’opportunità dell’invio dell’esercito in zona stazione – scrivono Cosimo Pederzoli (Sinistra Italiana), Federica Zambelli (Sinistra in Comune), Alessandro Miglioli (Possibile Reggio Emilia) e Carlotta Bonvicini (Europa Verde) –. Leggendo i quotidiani si potrebbe avere l’impressione che tutte le parti politiche siano a favore; pure il candidato del centro-sinistra Massari, da noi sostenuto, che in realtà ne parla solo come di una estrema ratio. È necessaria ed estremamente urgente una presa di posizione forte di chi, pur riconoscendo la gravità del problema degrado in alcune zone della nostra città, vuole provare ad affrontarlo con ricette differenti. L’operazione “Strade Sicure” è stata lanciata dall’ultimo governo Berlusconi, ormai sono passati più di quindici anni. In tutto questo tempo la percezione del problema sicurezza nelle città italiane è andata costantemente peggiorando. Basterebbe questo dato per rendersi conto di quanto l’esercito per le strade non sia una soluzione». Il degrado si affronta «combattendone le cause profonde, non nascondendo i sintomi con la gentrificazione o peggio la repressione nei quartieri». Inoltre, «un’azione repressiva come l’impiego dell’esercito in un’area definita ha come effetto lo spostamento dei soggetti fragili o con comportamenti problematici in altre zone della città». Secondo Sic, Verdi e Possibile, «l’esercito in stazione non potrà essere messo nel programma elettorale di alcuna forza, trattandosi di una richiesta che è prerogativa del prefetto e non del sindaco. Ma al di là di questo aspetto all’immagine del sindaco sceriffo preferiamo quella di un sindaco mediatore culturale, di un sindaco assistente sociale, un sindaco educatore di strada. Come portavoce, segretari e capilista delle maggiori forze progressiste della nostra città abbiamo sentito la necessità di esprimerci compatti e dire chiaramente che l’esercito in zona stazione non sarà mai una soluzione e non avrà il nostro sostegno».