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L’iniziativa

Nasce ErasMag, il magazine sull’Erasums. La ministra Bernini: «In bocca al lupo ai protagonisti di quest’avventura»

Francesca Ferri
Nasce ErasMag, il magazine sull’Erasums. La ministra Bernini: «In bocca al lupo ai protagonisti di quest’avventura»

Il progetto del Gruppo Sae Spa e garagErasmus

30 marzo 2024
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Roma È il programma europeo di maggiore successo, quello che, da quasi 40 anni, riesce in modo esemplare ad abbattere i confini, a far circolare le persone tra i Paesi e a farci sentire europei. Dal 1987 il programma Erasmus fa studiare all’estero i giovani. E per questi giovani è in arrivo ErasMag, il magazine sul mondo Erasmus, un portale loro dedicato, e da loro in parte realizzato, dove informarsi, raccontare le loro storie ed esperienze, scambiarsi consigli, scoprire le università. Una nuova iniziativa, nel panorama dell’informazione e della divulgazione del programma Erasmus, targata Gruppo Sae Spa e garagErasmus. Che ha raccolto il plauso della ministra per l’Università e la ricerca, Anna Maria Bernini.

«La trovo un’idea bellissima», spiega Bernini. «Credo sia un elemento utile per molti ragazzi avere la possibilità di leggere le storie di chi, prima di loro, ha magari affrontato gli stessi dubbi, perplessità, tentennamenti. Faccio un grande in bocca al lupo a tutti i protagonisti di questa nuova avventura. Ho avuto modo di incontrare il direttore editoriale, Luciano Tancredi, che mi ha trasmesso un entusiasmo straordinario. Lo stesso che, sono sicura, leggeremo nelle esperienze dei tanti studenti coinvolti in questo programma. Non c’è dubbio che, numeri alla mano, l’Erasmus abbia rappresentato negli anni un’occasione straordinaria per centinaia di migliaia di loro. E questo incremento, sempre più corposo anno dopo anno, non può che essere un elemento da valutare molto positivamente».

Dal 1987 a oggi circa 600mila studenti italiani sono partiti per l’Erasmus: cosa significa per uno studente fare questa esperienza?

«Il Programma Erasmus è uno dei maggiori successi della storia europea. La contaminazione culturale, lo scambio di idee, il confronto tra culture sono gli obiettivi principali della formazione superiore. E l’Erasmus è uno degli strumenti migliori per raggiungerli. Un’esperienza simile è la via maestra per creare connessioni, network, scambi di sapere, quindi formare cittadini europei più consapevoli, partecipi, informati e responsabili». I

n rapporto agli studenti italiani che scelgono di studiare all’estero, gli stranieri che decidono di venire in Italia sono meno. Come rendere più attrattivi i nostri atenei?

«L’Italia rappresenta uno dei principali protagonisti del Programma, collocandosi al secondo posto per accoglienza, con circa 200mila studenti ospitati dal 2014. Il nostro Paese ha mostrato una forte capacità di attrazione. Ma il mio intento è fare sempre meglio, sia nell’ambito del Programma che come obiettivo strutturale. Un sistema sempre più internazionale, un maggior numero di atenei italiani come capofila delle Alleanze Europee, più corsi di studio che rilasciano titoli congiunti sono traguardi che intendo raggiungere durante il mio incarico».

Perché uno studente o studentessa straniero/a dovrebbe scegliere un ateneo/accademia/istituto italiano?

«I nostri atenei rappresentano un’eccellenza. Sono realtà dinamiche e inclusive. Abbiamo le università più antiche al mondo, ma allo stesso tempo proiettate al futuro. Nel nostro Paese si trova il connubio perfetto fra tradizione e innovazione, elementi che rendono il nostro Paese fortemente attrattivo». Giudica sufficienti i fondi europei destinati all’Italia per gli studenti italiani che partono per l’Erasmus? «Le risorse che sono state destinate al nostro Paese sono cresciute negli anni. Per la sola mobilità in Europa di studenti dell’alta formazione siamo passati dai 106 milioni del 2022 ai 131,5 del 2024. Le borse di studio coperte sono il 60%. Sono numeri importanti, anche se l’obiettivo di migliorare non è mai sbagliato».

Una difficoltà spesso lamentata dagli studenti esteri è la carenza di corsi in inglese nelle università italiane e la generale mancanza di campus (gli atenei italiani sono più spesso organizzati in dipartimenti sparsi per le città), che rendono più difficile, per loro, orientarsi. Ferma restando l’autonomia delle università, Lei ritiene necessario un intervento politico per incrementare i corsi in inglese e favorire una diversa struttura degli atenei?

«I due punti non vanno mischiati. Per quanto riguarda i corsi in inglese, abbiamo superato quota 1.000. È una scelta che spetta alle Università e sono sicura che stanno adeguando la propria offerta formativa al meglio sotto questo punto di vista. Sugli alloggi, invece, il nostro Paese sconta un ritardo storico e strutturale. Abbiamo voltato pagina. Abbiamo aperto il bando Pnrr con risorse per 1,2 miliardi e messo in campo un serio programma di semplificazioni. Abbiamo l’obiettivo di realizzare 60mila posti letto entro il 2026. Ce la faremo, perché ora il Paese ha una politica sull’housing universitario che non ha mai avuto prima».

Uno degli obiettivi della sua azione politica è l’Erasmus italiano, con un investimento di 10 milioni di euro in due anni. Che risposta avete avuto da parte degli studenti e delle studentesse?

«Per questo governo il diritto allo studio è una priorità. Lo dimostriamo con i fatti. Per quest’anno sono a disposizione 850 milioni per le borse di studio. Ne beneficeranno oltre 250mila studenti. Numeri così non si erano mai visti. E l’Erasmus italiano, sulla scia del programma europeo, è un tassello che abbiamo voluto aggiungere per fare in modo che la formazione sia un diritto e non un privilegio. Le prime ragazze sono già partite attraverso uno scambio tra l’università di Bergamo e quella di Reggio Calabria sulle materie Stem. È un’occasione per il nostro sistema di valorizzare le tante eccellenze sparse sul territorio, in particolare al Sud».  © RIPRODUZIONE RISERVATA