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Tutto soldi, casinò e lusso: le accuse all’ad di Iren arrestato

Ambra Prati
Tutto soldi, casinò e lusso: le accuse all’ad di Iren arrestato

Quando Paolo Emilio Signorini batteva cassa: «Quanto mi è costato il matrimonio di mia figlia...». Ora è in carcere per il pericolo reiterazione

08 maggio 2024
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Genova «Un casino...oggi parto perché domani c’è il matrimonio di mia figlia... devi vedere quanto m’è costato... devo fare un bonifico saldo per il matrimonio...e io questi soldi non li ho più», diceva Signorini. «Ma te li mando io Paolo», rispondeva Spinelli. «Tredicimiladuecento euro..». «E tu in banca non ce l’hai?». «Aldo ho speso tutto...». «Paolo, stasera vieni a casa mia te li do io i soldi, non è un problema».

Paolo Emilio Signorini, genovese di 61 anni, è finito nei guai per fatti avvenuti in Liguria quando ricopriva la carica di presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, prima di diventare ad di Iren. Signorini, che in quanto presidente dell’Autorità era un pubblico ufficiale, è accusato di corruzione «per l’esercizio della funzione e per atti contrari ai doveri d’ufficio, per aver asservito la funzione ricoperta agli interessi privatistici» di due imprenditori, Aldo Spinelli e Mauro Vianello, dai quali Signorini avrebbe ricevuto «utilità» del valore di quasi 100mila euro in soli due anni, dal dicembre del 2021 e al marzo del 2023.

Sul piatto c’erano le concessioni di banchina portuale indispensabili agli imprenditori per accelerare una serie di affari, a cominciare dal rinnovo della concessione del Terminal Rinfuse per Spinelli. In cambio Signorini avrebbe ricevuto una serie di “favori”: 15mila euro in contanti, 22 soggiorni di lusso (per un totale di 42 notti) a Monte Carlo nelle suites dell’Hotel de Paris inclusivi di fiches per giocate al Casinò, servizi in camera, massaggi, trattamenti estetici e un posto tenda al Master di tennis, pranzi e cene nei migliori ristoranti a base di champagne, una borsa Chanel e un bracciale in oro Cartier da 7.200 da regalare. Spinelli avrebbe anche offerto un incarico da 300mila euro a Signorini una volta terminato il mandato all’Autorità portuale.

«Noi ti facciamo un contratto con un ufficio a Roma di 300mila euro all’anno – diceva l’imprenditore intercettato – Noi ti mettiamo a Roma, con una segretaria in un bell’ufficio, per i ministeri, queste cose qua». «Ho capito belìn, so mica scemo». Spinelli prospettava la possibilità di utilizzare le sue carte di credito durante un viaggio programmato a Las Vegas. «C’ho tre carte di credito, ho fatto salire a cinquemila dollari – diceva l’imprenditore – Andiamo là e cambiamo tutti i soldi che vogliamo».

Un altro imprenditore, Mauro Vianello che con la Santa Barbara Srl è attivo nel settore dei trasporti, servizi di vigilanza e primo intervento antincendio nel porto di Genova, avrebbe fornito a Signorini un’auto per rientrare da Monte Carlo, pagato fatture da migliaia di euro, regalato un Apple Watch e un soggiorno vacanziero. In cambio sarebbe stato disposto l’aumento della tariffa oraria per le prestazioni del servizio integrativo della società Santa Barbara Srl.

Signorini è l’unico indagato per il quale si sono aperte le porte del carcere perché, secondo il Gip del tribunale di Genova, sussiste «il pericolo attuale e concreto che l’indagato possa reiterare nell’ambito delle proprie funzioni altre condotte corruttive analoghe a quelle per cui si procede, mettendo la propria funzione al servizio di interessi privati in cambio di utilità per sé o per altri». Dagli atti emerge un particolare inquietante. «Nella nuova veste di amministratore delegato di Iren Paolo Emilio Signorini ha designato Mauro Vianello come proprio consulente in Iren con il compito di curare il rapporto con il territorio e lo sviluppo dei progetti in Liguria, come corrispettivo dell’utilità ricevute».

Vianello, stando alle carte dell’inchiesta, sarebbe proprio uno dei due imprenditori portuali presunti corruttori. Di Signorini il gip sottolinea «una personalità del tutto incurante dell’interesse pubblico e dei principi di imparzialità e buon andamento della pubblica funzione svolta». Si ritiene «allarmante la sistematicità del meccanismo corruttivo posto in essere in un ampio arco temporale e con due diversi imprenditori portuali». Per questi motivi, secondo il giudice, la custodia cautelare in carcere è «l’unica misura adeguata».  © RIPRODUZIONE RISERVATA