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L’intervista

Sassi, GS Brands: «Rendo l’alta moda disponibile a prezzi accessibili a tutti»

Linda Pigozzi

	L'imprenditore scandianese Graziano Sassi 
L'imprenditore scandianese Graziano Sassi 

Dalla sede dell’azienda dell’imprenditore scandianese, uno dei primi stocchisti in Italia, passa l’eccellenza della moda italiana: da Valentino a Dolce e Gabbana

05 giugno 2024
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Scandiano Il cuore del luxury pulsa a Scandiano. Dalla sede di Bosco della Gs Brands passa l’eccellenza della moda italiana, gli stock dei capi iconici e più desiderati di Valentino, Moschino, Missoni, Dolce e Gabbana e tanti, tanti altri, che vengono poi rivenduti in tutto il mondo negli outlet o nelle grandi piattaforme di e-commerce di alta moda.

Il 71enne imprenditore scandianese Graziano Sassi socio unico di Gs Brands srl – che nel 2023 ha fatturato una cifra vicina ai 15 milioni di euro – si è innamorato della moda appena adolescente.

La sua storia imprenditoriale è partita una cinquantina di anni fa da una boutique sulla statale a Scandiano, “Graziano Boutique”.

«Proponevo i marchi che andavano in quegli anni – racconta – avendo una boutique mi si presentava il problema dell’invenduto, così comprai una bancarella al mercato per venderlo, da lì mi misi poi a rifornire gli ambulanti».

Nacque lì l’intuizione di lavorare con gli stock?

«Sono stato uno dei primi stocchisti in Italia e con il tempo e tanto lavoro sono riuscito a legare il mio nome alle grandi case di moda. Oggi ho rapporti d’amicizia e legami profondi con i grandi nomi della moda che di me si fidano e mi affidano la loro merce, perché sanno che rispetto tutti i passaggi e distribuisco la merce seguendo le loro regole».

Gli scenari sono mutevoli: come si muove ora sul mercato internazionale? In cosa consiste nello specifico il suo lavoro?

«L’intelligenza artificiale ha segnato un ulteriore confine fra passato e futuro, il mondo viaggia alla velocità della luce, le professioni cambiano e in questo contesto spesso mi chiedo quale sia la mia professione: io sono uno stocchista, termine generico che non inquadra esattamente quanto lavoro c’è dietro. Io libero i magazzini delle aziende di alta moda. Lascio che i prodotti non venduti nelle loro boutiques del quadrilatero della moda possano circolare per il mondo, dando alle donne che non vivono nel glamour delle grandi città la possibilità di indossare i capi sognati e visti sulle copertine delle riviste di moda. Io tratto moda e frequento il lusso delle grandi griffes, ma lo metto alla portata di uomini e donne in tutto il mondo a prezzi accessibili».

Parla di rapporto di fiducia: è stata questa la chiave per arrivare a essere esclusivista dei principali brand del luxury tricolore?

«Le case di moda hanno in noi un alleato affidabile, rispettoso dei ruoli e non solo. Con il nostro contributo sempre più spesso riescono a superare momenti complicati».

Quali, nello specifico?

«Gli anni della pandemia sono stati difficili, ma per fortuna ce li siamo lasciati alle spalle. In quel periodo senza noi stocchisti i magazzini sarebbero esplosi. Nonostante ci siano mercati che ancora tirano come gli Stati Uniti o l’Est europeo, gli ostacoli sono sempre tanti. Ad esempio con la Russia impegnata nel conflitto con l’Ucraina si è chiuso un mercato importante per noi. Il mercato cinese da un anno circa è in calo. Tra le grandi case di moda e noi si instaura però un rapporto di reciprocità, che permette agli uni e agli altri di camminare spalla a spalla e rimanere in piedi».

La rete ha cambiato le carte in tavola?

«Stocchista è un termine arcaico, ma siamo molto avanti nel commercio. Grazie alla rete già da anni il nostro lavoro si è evoluto e in rete riusciamo a concludere i nostri affari. Non siamo stilisti o artisti ma siamo propellente per la moda che anche tramite il nostro lavoro può circolare in tutto il mondo. Gli artisti della moda possono pensare alle loro opere future, ai capi di haute couture anche grazie a noi che veicoliamo la moda per tutti».

La nuova sfida?

«La formula degli outlet ormai sta per essere superata. Sto studiando nuovi scenari per veicolare moda per tutti perché non siamo stocchisti, ma appunto veicolatori di moda».