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Presenza della mafia a Reggio Emilia: più dell’83% pensa che esista

Serena Arbizzi
Presenza della mafia a Reggio Emilia: più dell’83% pensa che esista

I cittadini la collegano ad affari in edilizia o al traffico di droga

07 luglio 2024
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Reggio Emilia L’83,3 per cento dei reggiani pensa che in città ci sia una presenza di organizzazioni criminali di tipo mafioso.

Lo rivela l’indagine statistica di Libera, parte integrante del report “Mafia reggiana”. L’indagine, anonima, è stata diffusa tramite il passaparola, tramite anche la rete di associazioni che compone Libera. In tutto sono 712 le persone che hanno risposto al questionario. Di questi, 474 hanno risposto a tutte le 23 domande mentre gli altri solo ad alcune di esse.

Secondo quasi il 60 per cento dei partecipanti al questionario, la mafia è un’associazione criminale che si differenzia dalle altre perché ha rapporti con il potere politico ed economico. Per il 33,27 per cento è “un sistema organizzato di violenza e corruzione”. Nessuno (0 per cento) ritiene che la mafia in realtà non esista.

Secondo il 13,91 per cento la criminalità organizzata a Reggio Emilia si occupa della gestione di attività economiche nel settore dell’edilizia. Una percentuale quasi simile ritiene che si occupi di spaccio e traffico di droga. Ma alla mafia sono associati anche: prestito di soldi a usura e gestione di società finanziarie; attività nel settore commerciale, scambi con imprenditori, controllo degli appalti pubblici e infiltrazioni nel gioco d’azzardo.

Oltre il 50 per cento di chi ha risposto all’indagine non è stupito di fronte alle operazioni di forze dell’ordine e magistratura che hanno portato alla luce la presenza di gruppi criminali. Il 36,15 per cento è «rimasto sconcertato nello scoprire la presenza mafiosa nella mia regione». Il 6 per cento non ha, invece, avuto notizia di queste operazioni. Solo lo 0,2 per cento parla di «montatura dei magistrati».

L’81 per cento dichiara di conoscere il nome di uno o più processi di mafia che caratterizzano il nostro territorio. Quando si tratta di entrare nel merito, esplicitando un nome, la parte del leone la fa Aemilia, con 504 intervistati che hanno indicato il più grande maxi processo contro la ’ndrangheta al nord, celebrato proprio a Reggio Emilia. 158 hanno indicato Grimilde, mentre parecchie lunghezze più sotto si trovano gli altri processi: Perseverance (13), Billions (10), Edilpiovra (5), Octopus (3), Radici (3), Black Monkey (2). Uno solo ha indicato Appaltopoli.

Tra i fattori che secondo gli intervistati possono aver favorito la presenza mafiosa in diverse zone d’Italia c’è la capacità delle organizzazioni mafiose di estendere i loro affari in nuovi territori e gli elevati livelli di corruzione economica e politica. Inoltre, la sottovalutazione della pericolosità della presenza mafiosa da parte della politica viene vista come un altro fattore che può avere favorito le infiltrazioni.

Ancora, il 55 per cento dei partecipanti al questionario ritiene che le mafie rappresentino “abbastanza” un problema per la provincia reggiana. Ma il 61 per cento pensa che a Reggio Emilia ci sia poca paura del fenomeno mafioso. Poco più della metà, poi, è a conoscenza che in provincia di Reggio Emilia la mafia ha ucciso. E il 62 per cento sa di Comuni in Emilia Romagna sciolti per infiltrazioni mafiose, ma quando arriva il momento di dire quali sono, qualcuno confonde Brescello con Boretto e altri nomi. Tra le misure indicate per contrastare la mafia risaltano gli interventi formativi e culturali e il contrasto a gruppi criminali strutturati italiani. 



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