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In via Forzani

“La Nuova Luce” apre la sesta casa in cui abitano cinque giovani migranti

Serena Arbizzi
“La Nuova Luce” apre la sesta casa in cui abitano cinque giovani migranti

Arrivano a 22 i ragazzi che vivono negli appartamenti aperti dall’associazione reggiana

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Mustafa, Ibrahim, Moatez, Hossam, Abdul. Sono i nomi dei cinque ragazzi che abiteranno nell’appartamento di via Forzani aperto dall’associazione “La Nuova Luce”, che si occupa dei senzatetto della stazione, ma non solo. Il gruppo di cui è presidente Maria Diletto, infatti, è un punto di riferimento per i tanti che si trovano in difficoltà economiche. Dopo la prima abitazione inaugurata tre anni fa, nell’arco di circa 18 mesi, Maria e i suoi collaboratori - tra i quali ex senzatetto della stazione che grazie all’associazione ora conducono un’esistenza dignitosa - hanno tagliato il nastro in altre cinque case, di cui l’ultima ieri pomeriggio, nel quartiere “Santa Croce”. «Tutto questo è stato possibile grazie al passaparola -afferma Maria -. Quest’appartamento è di una coppia, Antonietta e Salvatore, che lo ha messo a disposizione per i ragazzi. Qui vivranno in cinque, lavorano tutti e pagheranno ciascuno la propria parte di affitto». In tutto sono 22 i ragazzi che abitano nelle sei case inaugurate da “La Nuova Luce”, tutte a Reggio Emilia.

«L’Italia ci ha accolti e vogliamo rimanere qui, lavoriamo e pagheremo l’affitto in modo regolare», spiegano i cinque giovani inquilini dell’appartamento di via Forzani, tutti arrivati in Italia tramite viaggi pagati migliaia e migliaia di euro.

Mustafa Mahmoud ha 28 anni, da tre anni abita a Reggio Emilia. «Sono arrivato qui per lavoro dall'Egitto tramite un viaggio in mare che ho pagato ben 5mila euro: troppi - racconta Mustafa -. Ho lasciato in Egitto mia madre, mio padre, tre sorelle e un fratello. Ho trovato lavoro come muratore a tempo indeterminato. Sono arrivato qui nella speranza di trovare condizioni migliori».

Ibrahim Assan, 25 anni. egiziano, è a Reggio Emilia da due anni e mezzo e lavora in un’azienda di smontaggio legno: «Ho raggiunto l’Italia, passando per la Libia e poi con il viaggio in mare. Qui si sta meglio, la vita migliora, ma penso sempre a casa. Mia moglie è in Egitto e ho due figli. Da due anni e mezzo non vedo la mia famiglia».

Moatez Belhaj Slma, 20 anni, tunisino fa il magazziniere da due anni. «Sono arrivato in Italia quand’ero ancora minorenne. Di anni ne avevo 15 e ho lasciato la mia famiglia per trovare condizioni di lavoro migliori. Quando ho compiuto 18 anni mi hanno dovuto mandare via dalla comunità. Appena ne sono uscito ho iniziato a lavorare: tutti i mesi mando soldi a casa per aiutare la mia famiglia».

Hossam Afify fa il muratore, ha 19 anni, e viene dall’Egitto, così come Abdul Elsstyar , 24 anni, da due in Italia.

A incorniciare l’inaugurazione, il logo creato da Nuccia Ciambrone: un “sei”, come il numero delle case aperte da “La Nuova Luce” e come gli anni che a breve compirà l’associazione.