«Si cambi nome a viale Città di Cutro». Bini sostiene la proposta di De Miro
Reggio Emilia: l'ex sindaco di Castelnovo Monti: «Non capisco però il silenzio della politica reggiana sia quella di governo sia di opposizione»
Reggio Emilia «Personalmente ritengo giusto cambiare l’intitolazione di “viale Città di Cutro”. Intitolazione che fu fatta nel momento in cui la ’ndrangheta era in fase di massima espansione e occupava tutti gli spazi economici possibili (favorita dai famosi committenti locali)». Lo dichiara l’ex sindaco Enrico Bini, che interviene nel dibattito sulla proposta dell’ex prefetta Antonella De Miro di cambiare il nome di viale Città di Cutro con quello di “Città libera da tutte le mafie”. «Anche i consiglieri (eletti coi voti “cutresi”) conoscendo quei malavitosi che si insediarono contribuirono non facendo nulla per mettere in guardia chi di dovere - aggiunge Bini -. I cutresi onesti, che sono la stragrande maggioranza, sono state le prime vittime di questi malavitosi: dovevano pagare il “pizzo” e tacere. Era il periodo delle processioni e dei viaggi a Cutro. Era il momento in cui le grandi cooperative di produzione, lavoro e industriali del settore facevano affari con loro. Era il momento in cui le piccole imprese calabresi dovevano lavorare, tacere e pagare. E quando il sindaco attuale di Cutro dice: “I voti dei cutresi vi vanno bene” ha ragione. Andavano bene sia alla destra che alla sinistra. Io ricordo che sono andato a Cutro, non in processione ma come presidente della Camera di commercio per un dibattito sul ruolo dei cutresi a Reggio Emilia. Tra i primi problemi che evidenziavo c’era l’infiltrazione della ’ndrangheta da noi, mentre fuori dalla sala civica distribuivano volantini contro di me. La ’ndrangheta non è sconfitta da noi, è sempre più forte. Quindi sosteniamo i cutresi onesti e con loro continuiamo la battaglia contro la malavita. Non capisco però il silenzio della politica reggiana sia quella di governo sia di opposizione. Intitoliamo quella via che è la porta d’ingresso alla nostra città, come propone Antonella De Miro, “Cttà libera dalle mafie”, o diamo comunque un nome che rappresenti la nostra storia e la nostra identità. Confido nel pronunciamento del comitato scientifico nominato all’interno della Consulta». l
