«Fino a 4 anni di carcere per chi li uccide. Con la Legge Brambilla svolta epocale per gli animali»
In vigore dal 1° luglio la nuova normativa che inasprisce le pene. L’onorevole Maria Vittoria Brambilla prima firmataria: «Vittoria di civiltà: non sono “cose” ma esseri senzienti da rispettare»
Un cambiamento epocale. Così viene definita la Legge numero 82 del 6 giugno 2025, ribattezza Legge Brambilla dal nome della deputata prima firmataria. Al centro il benessere e la tutela degli animali con un inasprimento importante di pene e sanzioni. A spiegarcela è proprio la parlamentare di Noi moderati, Michela Vittoria Brambilla. Onorevole, a partire dal 1° luglio la nuova legge che porta il suo nome è entrata in vigore.
Qual è l’obiettivo principale di questo provvedimento?
«Sono particolarmente orgogliosa del fatto che questa legge porti il mio nome. Si tratta di una riforma epocale, attesa da oltre 25 anni. Non solo perché inasprisce, in maniera significativa, le pene per chi maltratta, uccide, abbandona e fa comunque del male, in qualsiasi modo, agli animali soprattutto perché, per la prima volta, comporta un completo ribaltamento di prospettiva. Oggi, finalmente, con la Legge Brambilla gli animali, esseri senzienti, diventano il soggetto giuridico tutelato in via diretta, sono portatori di diritti. Una vera rivoluzione».
La legge è il frutto di anni di battaglie in difesa degli animali. Qual è stato il percorso politico e personale che l’ha portata a questo risultato?
«Si è trattato di un percorso lungo e non certo privo di ostacoli. La “legge Brambilla”, per le ragioni sopra esposte, presuppone un salto culturale importante e pone l’Italia in posizione di avanguardia in Europa. Il mio impegno è durato quattro legislature e ho avuto grande battaglia non solo da portatori di interessi contrapposti - dai cacciatori agli allevatori - ma anche e soprattutto dai partiti di opposizione, animalisti solo a parole. Essi hanno preferito anteporre il loro piccolo interesse di parte e di partito alla tutela degli animali e quindi sono ricorsi ad ogni mezzo per cercare di fermarmi. Ma non ce l’hanno fatta».
Tra le novità c’è un deciso inasprimento delle sanzioni, dalle multe alla detenzione in caso di maltrattamenti e uccisioni.
«Per l’uccisione di animali finisce un’era di sostanziale impunità. La reclusione potrà arrivare a 4 anni nei casi più gravi con una multa sempre abbinata di 60mila euro. Per il maltrattamento la riforma prevede fino a 2 anni sempre accompagnati dalla multa fino a 30 mila euro. Rischia fino a 2 anni e 30 mila euro di multa anche chi assiste a combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali, mentre per gli organizzatori sono previsti 4 anni con 160mila euro di multa. Tutte le pene potranno essere ulteriormente aumentate di un terzo, in presenza di una tra queste tre aggravanti: se i fatti sono commessi alla presenza di minori, nei confronti di più animali, se sono diffusi attraverso strumenti informatici e telematici».
La legge prevede anche obblighi e divieti nuovi per i proprietari di animali: ad esempio il divieto su tutto il territorio nazionale di tenere i cani alla catena, cosa che in Emilia-Romagna era già in vigore con un provvedimento regionale. Crede che sarà possibile incidere in certi contesti rurali dove questa pratica è ancora largamente diffusa?
«Certamente l’applicazione della norma prevede un passo culturale che sarà incentivato da una sanzione pecuniaria piuttosto pesante: chi detiene il cane a catena verrà multato per un importo che può arrivare fino a 5mila euro. Lo scorso giugno, una quindicina di giorni prima dell’effettiva entrata in vigore della legge Brambilla, abbiamo avuto la prova dell’efficacia di questo divieto: una nostra sezione LEIDAA ci ha informati che il proprietario di un cane tenuto a catena, all’inizio, non voleva liberarlo da quel giogo. Informato della pesante sanzione prevista che rischiava si è deciso: in pochi giorni ha allestito per lui un ampio spazio recintato, dove può stare libero, senza costrizioni. La battaglia culturale è fondamentale, ma la deterrenza contribuisce al risultato».
Viene introdotta una definizione giuridica di animale come essere senziente: cosa comporta questo riconoscimento in termini pratici?
«Si tratta di un enorme vittoria di civiltà: gli animali non sono più “cose” ma sono esseri senzienti e come tali vanno tutelati. In termini pratici, grazie a questo riconoscimento, sarà possibile punire tutti coloro che fanno del male a un animale, qualsiasi animale – inclusi quelli” prigionieri negli allevamenti intensivi o quelli “di nessuno”, o meglio “di tutti”, i selvatici patrimonio indisponibile dello Stato – anche se, appunto, manca il requisito della proprietà e della compassione umana».
Ci sono novità anche per i Comuni o per le pubbliche amministrazioni?
«Indirettamente sì. La novità più significativa, in tal senso, riguarda la possibilità per le associazioni animaliste riconosciute di richiedere l’affido degli animali sequestrati anche prima della sentenza. In passato ciò non era possibile e succedeva spesso qualcosa di assurdo: l’animale veniva affidato, fino al termine del processo, proprio alla persona accusata di averlo maltrattato. Si tratta di uno strumento importante per salvare e tutelare gli animali senza dover aspettare anni e che, inoltre, sgrava dell’onere i canili municipali già troppo spesso sovraffollati. E per combattere abbandono e randagismo ed incentivare l’iscrizione all’anagrafe canina, sarà possibile rivolgersi alle ats per la regolarizzazione del proprio cane senza incorrere in sanzioni».
C’è chi sostiene che sia una legge troppo “animalista” e poco realista. Come risponde a queste critiche?
«Si tratta di critiche assurde, spesso motivate proprio da invidie politiche o da una visione massimalista del rapporto fra uomini e animali, che vede i primi come dominatori senza limiti. La legge Brambilla è una riforma assolutamente equilibrata che, semplicemente, riconosce gli animali come portatori di diritti e punisce, in maniera finalmente adeguata, chi fa loro del male. L’Italia intera la chiedeva da decenni».
La legge interviene anche sull’uso degli animali in spettacoli, sagre o manifestazioni tradizionali?
«Certo. Per gli spettacoli e le manifestazioni con sevizie e strazio è prevista la reclusione da 4 mesi a 2 anni e una multa da 15mila a 30mila euro. Con pena aumentata, da un terzo alla metà, se i fatti sono commessi per scommesse clandestine, per trarne profitto o se dal fatto deriva la morte dell’animale. Come specificato in precedenza, rischia anche chi “partecipa a qualsiasi titolo” a combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali. Nei casi di manifestazioni legali sarà compito delle autorità preposte vigilare sul rispetto delle norme sul benessere animale e individuare le condotte che possano integrare ipotesi di maltrattamento».
Che impatto si aspetta dalla legge sul piano culturale, nel rapporto tra umani e animali?
«Un impatto molto forte: il già citato ribaltamento della prospettiva, che vede gli animali come esseri senzienti e non più oggetti sotto il controllo dell’uomo, comporta di per sé un notevole passo avanti nel rapporto fra i nostri due mondi. Un rapporto che deve essere sempre più improntato alla conoscenza e al rispetto».
È solo un punto di partenza o ci sono altre battaglie legislative che intende portare avanti?
«La battaglia contro la caccia, per non consegnare a poche lobby un patrimonio di tutti e l’istituzione di un servizio veterinario pubblico in aiuto a chi non ce la fa, perché la salute è un diritto per tutti, anche per i nostri animali».
Che ruolo immagina per l’Italia nel contesto europeo in tema di diritti animali?
«Un ruolo centrale. Grazie alla legge Brambilla abbiamo portato la legislazione italiana in materia al livello più avanzato. Ora possiamo portare ancor di più, a testa alta, le nostre istanze in sede europea». Il testo ha ricevuto ampio sostegno anche fuori dal Parlamento. Quanto è stato importante il contributo delle associazioni animaliste? «Le associazioni si sono schierate, con determinazione, al nostro fianco, in questa importante battaglia. Il loro apporto è stato cruciale per porre le basi del successo della legge Brambilla. E la mia Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente è in prima linea».
Se dovesse riassumere in una frase il significato di questa legge per i cittadini, quale sarebbe?
«Gli animali sono i nostri compagni di vita: amiamoli, rispettiamoli e, soprattutto, difendiamoli». © RIPRODUZIONE RISERVATA