«Il futuro di Reggio Children? No a piani di privatizzazione»
Reggio Emilia: l’assessora alla scuola Marwa Mahmoud: «Il sistema pubblico integrato reggiano è garanzia della qualità dei nostri servizi accessibili a tutte e tutti le famiglie e i bambini della nostra città»
Reggio Emilia L’assalto precedente, quasi dieci anni orsono, non andò a buon fine. Ora nuove nubi neoliberiste si affacciano all’orizzonte del sistema dei nidi e delle scuole dell’infanzia comunali.
Le Winx renziane
Correva l’anno 2016 e tutto il Paese viveva la stagione del renzismo più sfrenato. A Reggio Emilia, la città di Loris Malaguzzi e degli asili più belli del mondo, con la benedizione dell’allora premier Matteo Renzi c’era chi stava lavorando alle nozze tra Reggio Children e la società di animazione Rainbow, creatrice delle Winx, le cinque fate che facevano impazzire milioni di bambine. «Con l’ingresso di un importante partner privato – dicevano i fautori dell’accordo – Reggio Children acquisirà risorse per finanziare la ricerca in campo pedagogico e magari anche per ridurre le rette delle famiglie». La replica degli oppositori, per restare nel mood fiabesco, suonava più o meno così: «È il lupo travestito da nonnina ed è pronto a mangiarsi Cappuccetto Rosso». Alla fine non se ne fece nulla: bastò che tutta l’operazione da semi-carbonara che era venisse alla luce con un articolo della Gazzetta perché i promotori di questo progetto si chiamassero fuori e battessero in ritirata. Oggi ci risiamo? difficile dirlo. Ma l’aria è quella.. Oggi il sistema dei nidi e delle scuole dell’infanzia comunali si regge su tre “gambe”: l’Istituzione Nidi e scuole dell’infanzia, la Fondazione Reggio Children e la Reggio Children Srl. L’Istituzione Nidi e scuole è in pratica la macchina che ogni mattina consente ai nidi e alle scuole dell’infanzia di aprire i battenti e accogliere i bambini.
La Fondazione Reggio Children, nata nel 2011 ha lo scopo di promuovere la ricerca in ambito educativo e pedagogico, adottando progetti e cercando partner per realizzarli. La terza gamba è quella di Reggio Children Srl, nata con lo scopo di «valorizzare e rafforzare l'esperienza delle scuole e dei nidi d’infanzia comunali di Reggio Emilia, conosciuta in Italia e nel mondo come Reggio Emilia Approach».
Dieci anni dopo
Quasi dieci anni dopo ci risiamo? Aleggiano di nuovo i fantasmi di una lenta ma inesorabile privatizzazione? Per dare una risposta a questa domanda, occorre fare un piccolo passo indietro, non di anni ma di mesi, quando sono stati rinnovati per l’ultima volta gli organi di governo di questi enti. O meglio, di due di questi tre enti. Sul finire dell’anno scorso è stato rinnovato il Cda della Istituzione scuole e nidi, con la nomina alla presidenza del docente universitario Federico Ruozzi. Subito dopo è toccato alla Fondazione rinnovare il proprio Cda con l’elezione alla presidenza di Francesco Profumo.
Era previsto il rinnovo del Cda di Reggio Chidlren Srl, era stato inizialmente fissato per giugno ma già sul finire della primavera l’assemblea dei soci (il Comune ha il 51% delle azioni, la Fondazione il 46, 7, mentre il restante 2,3% è in mani private) ha deciso di spostare la nomina a settembre. Perché prendere tempo? Perché sul tavolo c’è una proposta di cui parlare. L’avrebbe presentata il presidente della Fondazione Francesco Profumo. Una proposta che – è la tesi di chi vi si oppone – sembra voler riportare la Srl sotto l’egida della Fondazione in modo che possa di nuovo aprirsi la possibilità dell’ingresso di privati. E non è soltanto una questione di strategie, ma anche di nomi. Il nome che Profumo avrebbe intenzione di proporre è quello dell’attuale provveditore agli studi Paolo Bernardi che proprio a fine agosto dovrebbe andare in pensione. Un abito sartoriale insomma. Che però, a prescindere da chi lo indosserà, non piace a tutti. Certo, in Comune, qualcuno che spinge per questa soluzione c’è, ed è Marco Pedroni, il capo di gabinetto del sindaco Massari, ormai famoso per essere l’uomo dei dossier che scottano e che, al momento sono tutti abbastanza traballanti. Chi si fa interprete delle preoccupazioni delle docenti delle scuole, della scarsa trasparenza che ha contraddistinto storicamente certe operazioni è l’assessora alla scuola Marwa Mahmoud che, badando bene a non fare alcun tipo di polemica, mette su queste vicende alcuni punti fermi.
Un lascito da difendere
«Quando viaggio per lavoro – sottolinea l’assessora – mi capita spesso che si riconosca Reggio per essere stata un faro sull'educazione specialmente per l'infanzia. Perciò sento tutto il peso della responsabilità di dover custodire e proteggere questo incredibile patrimonio pedagogico, culturale e politico di questa storia. Una storia scritta da persone incredibili come Malaguzzi e tradotta in pratica quotidiana dalle nostre pedagogiste reggiane, sulla spinta di sindaci illuminati come Renzo Bonazzi e Antonella Spaggiari e delle compagne femministe che si sono battute per ottenere questi servizi così come le amministratrici coraggiose come Eletta Bertani, Ione Bartoli, Loretta Giaroni, Sandra Piccinini. Donne che hanno avuto la capacità e l'intuizione di creare e strutturare un sistema che è un nostro vanto nel mondo». Invero la citazione delle donne non è casuale per Marwa Mahmoud che sottolinea l’importanza, ad esempio, che nel rinnovo del Cda della Srl si tenga nel dovuto conto il ruolo delle pedagogiste che comunque andranno coinvolte in un processo decisionale dev’essere il più possibile trasparente e partecipato, arrivando a coinvolgere i lavoratori di questo sistema che hanno esperienze ed età diverse, ma sono accomunati da un grande senso di appartenenza e responsabilità; arricchirsi di punti di vista diversi ma competenti, di chi conosce e maneggia con il dovuto rispetto la storia, potrebbe attivare quel pensiero divergente che è stato radice di tutto». Poi l’assessora torna in qualche modo a ribadire la centralità dei progetti e il primato della politica. «Dobbiamo – dice Mahmoud – puntare a dare stabilità al sistema, perché possa essere la base per lo sviluppo di progettazioni future, senza dimenticare che la centralità spetta al bene comune della nostra città: il prezioso patrimonio di cui sono portatori le scuole e i nidi». E senza fare nomi, l’assessora mette in guardia dai rischi di qualche nuovo “assalto”. «Dobbiamo – dice – averne tutti cura e proteggere da qualunque minaccia esterna che possa volerlo ridimensionare o privatizzare. Il sistema pubblico integrato reggiano è garanzia della qualità dei nostri servizi accessibili a tutte e tutti le famiglie e i bambini della nostra città».l © RIPRODUZIONE RISERVATA