Cutro e Reggio Emilia insieme solo se città libere dalle mafie
Albertina Soliani sul dibattito toponomastico per l’intitolazione del viale: «Antonella De Miro un gigante, ci ha aperto ancora una volta gli occhi»
Reggio Emilia Antonella De Miro è tornata. Con un messaggio d’amore per la nostra terra. Poche parole, le sue, come un marchio di fuoco sulle tavole della legge, che hanno acceso il dibattito. Perché non è solo toponomastica, ma è di noi che si parla, di quello che siamo e di quello che vogliamo essere. Quando era arrivata a Reggio Emilia la prima volta, nel 2009, aveva visto subito, con occhio clinico, quello che gran parte di noi non vedeva, quello che non sapevamo chiamare per nome. Aveva messo mano all’aratro, aveva seminato, si era presa cura della nostra terra. L’aveva amata. Un gigante, la De Miro. Come le donne Prefetto che qui a Reggio hanno continuato il suo lavoro. Cutro, Reggio Emilia, la ’ndrangheta, la legalità. Nella terra dei Cervi. Questo il campo della nostra responsabilità, ieri, oggi e domani. Divagare non si può. La città di Cutro e la città di Reggio Emilia, un legame stretto. Non da ora, da più di quarant’anni. Due nomi che possono stare insieme ad una condizione: che siano città libere dalle mafie.
Si può dire questo anche intitolando strade? Si può, a Reggio come a Cutro. Dopo i processi, si deve. Con una risposta adeguata alla portata della sfida che abbiamo di fronte.Così vuole la Repubblica, democratica e antifascista. Così vuole la Costituzione. La legalità è tutta lì dentro. Lo Stato a Reggio ha fatto la sua parte, in nome della Repubblica, con queste donne Prefetto, con le Forze dell’Ordine, con la Magistratura.Ha fatto la sua parte la Giustizia, in nome della Repubblica. E continueranno a farlo. Ma tocca soprattutto agli Enti Locali, alla politica, alla società civile, alla cultura, all’economia, alla scuola, all’università, alle professioni, alle organizzazioni sindacali e sociali, all’informazione continuare con la più grande intensità a tenere accesa la luce nella notte che ancora stiamo attraversando. Perché non è finita, non sarà mai finita.Ce lo hanno detto le ricerche di Nando Dalla Chiesa in questi anni. Dobbiamo tessere continuamente i fili che costruiscono comunità.
Diceva Papa Giovanni XXIII: "Se incontri uno per la strada, non domandargli da dove viene, chiedigli dove sta andando. Per camminare insieme". Ma guai a perdere l’etica dei nostri passi, andremmo insieme nel fosso.Il comunicato del sindaco di Reggio Emilia e del Comitato Scientifico per la Consulta della Legalità ci sollecita ad un nuovo slancio. La sfida è grande, è la sfida che un’intera comunità deve raccogliere. Noi la raccogliamo.Raccoglie questa sfida l’Istituto Alcide Cervi, membro della Consulta per la Legalità come per la Commissione per la Legalità del Comune di Brescello.
Stiamo al punto: un’intera comunità, reggiani e calabresi, o da qualsiasi altra parte si provenga e si viva qui.Vivendo qui dobbiamo sapere che questa è la terra dove si sono raccolte le sfide per cambiare la storia: dal Tricolore a fine ’700 alla Resistenza, dal 7 luglio del 1960 all’investimento nell’educazione dei bambini. Reggio simbolo di Liberazione, per l’Italia, l’Europa, il mondo. Non vinceremo la sfida della liberazione dalle mafie?In questi giorni, a Casa Cervi, c’è il Campo Nazionale di Libera. Che cosa diciamo ai giovani, che vengono ai Campirossi da ogni parte d’Italia?È un onore vivere in terra reggiana. Qui per la libertà si è sempre pagato un prezzo grande e continuerà ad essere così. Dove sono oggi i cuori coraggiosi?
Tra pochi giorni rinnoveremo la Pastasciutta antifascista dei Cervi. Quasi un anticipo del 25 aprile, che essi non vedranno. Continui ad essere, Reggio Emilia, la città che tiene accesa la luce nella notte, la città che lotta sempre per la Liberazione.Sapendo quello che ha detto un grande reggiano, Giuseppe Dossetti, nel 1994 uscendo dal silenzio della sua condizione di monaco: "La notte va riconosciuta per notte".Una grande estate questa per Reggio Emilia, viva più che mai. Deve essere ancora tutta scritta la storia di questi anni. Che sia degna delle generazioni future.
*Presidente Istituto Alcide Cervi
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