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“Lauree mutilate”, arriva la sanatoria che salva le educatrici Unimore: resteranno nei nidi

Alice Benatti
“Lauree mutilate”, arriva la sanatoria che salva le educatrici Unimore: resteranno nei nidi

È stato approvato in Commissione Cultura al Senato e sistemerà definitivamente la loro posizione

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Una ferita lunga quasi un mese. È stato approvato oggi, 22 luglio, in Commissione Cultura al Senato l’emendamento al decreto Università che sanerà definitivamente la posizione delle laureate e dei laureati in Scienze dell’Educazione immatricolati negli anni accademici 2017/2018 e 2018/2019: un provvedimento atteso che consentirà finalmente anche a loro di partecipare ai bandi per lavorare nei servizi educativi 0-6, ponendo fine all’esclusione generata da una lacuna normativa, e che “blinda” il loro posto nelle strutture dell’infanzia dove alcuni già lavorano da anni.

La questione – che in Italia secondo l’Anci coinvolge oltre 30mila laureati da nord a sud dello Stivale – aveva assunto contorni esplosivi soprattutto a Reggio Emilia e Modena, dove i primi a mobilitarsi erano stati gli educatori e le educatrici formati all’Unimore dopo aver scoperto (via mail da una docente) di avere in mano una “laurea mutilata”, mai adeguata ai requisiti richiesti dal Decreto legislativo 65/2017 e dal Decreto Ministeriale 378/2018.

«Con questo intervento – ha dichiarato la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini – poniamo rimedio a una situazione complessa, frutto di interventi legislativi del passato, e garantiamo anche una soluzione concreta a un problema che, ingiustamente, aveva coinvolto educatori ed educatrici senza alcuna responsabilità. Grazie a questa misura, inoltre, evitiamo che asili nido e centri per l’infanzia possano trovarsi improvvisamente privi di personale qualificato, assicurando così la continuità dei servizi educativi e il sostegno alle famiglie che ogni giorno vi fanno affidamento».

Esprime grande soddisfazione anche Isabella Conti, assessora regionale alla Scuola e alle Politiche per l’Infanzia, alla quale il sindacato Adl Cobas e il Comitato Difesa Professionale Educatrici Educatori (Cdpe), nato a seguito della partecipata assemblea pubblica che si è tenuta nel Chiostro della Ghiara a Reggio Emilia lo scorso 3 luglio, si erano appellati per chiedere di lanciare loro un “salvagente” attraverso una delibera regionale. «Esprimiamo apprezzamento per i tempi veloci in cui si è arrivati a questo risultato molto importante e atteso, che pone fine a un’ingiustizia», ha commentato. «Finalmente si ridà serenità a tante lavoratrici e lavoratori in ansia per il proprio futuro professionale. L’interesse di tutte le istituzioni coinvolte, a partire dalla Regione Emilia-Romagna, era quello di non lasciare soli i lavoratori e le lavoratrici in un momento così critico, e di trovare una soluzione che potesse garantire equità, riconoscimento e tutela per chi opera quotidianamente nei servizi educativi dell’infanzia, fondamentali per il nostro sistema educativo».

L’assessora ai nidi del Comune di Reggio Emilia Marwa Mahmoud, che in Anci regionale ha la delega alle Politiche educative, fa sapere che intende inviare a tutti i Comuni della Regione un’informativa indirizzata ai funzionari «affinché, durante questa fase di vacatio legis (mancanza delle legge, ndr), evitino di respingere o allontanare educatori ed educatrici che, loro malgrado, si trovano temporaneamente impossibilitati a lavorare nei nidi d’infanzia. Una situazione a cui molti potrebbero trovarsi esposti».

L’assessora, lo ricordiamo, dopo un incontro con il comitato e i Cobas, si era impegnata a cercare di garantire una continuità occupazionale ai laureati Unimore.

Per il senatore Michele Barcaiuolo, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, che si unisce ai complimenti alla ministra Bernini per la celerità con cui ha risolto la situazione, «l’approvazione dell’emendamento in Commissione Cultura al Senato rappresenta una risposta concreta e tempestiva che tutela il diritto al lavoro di tanti professionisti e garantisce la continuità dei servizi educativi per le famiglie».

Dalla segreteria di Cisl Emilia Centrale, commentano così: «Davvero un ottimo risultato, frutto di un lavoro di squadra. Non ci interessano le “bandierine”, quel che conta ora è poter dire agli educatori laureati in Unimore che il loro incubo è finito e a settembre potranno riprendere il loro lavoro con serenità e senza aver speso un euro».

Con l’approvazione dell’emendamento, quel rischio rientra: di una nuova iscrizione, di esami integrativi da sostenere, di un tirocinio da ripetere. Dopo il passaggio e l’approvazione dell’emendamento anche alla Camera – sarà questo l’ultimo step – la loro laurea sarà finalmente riconosciuta a pieno titolo.

«Non abbiamo mai chiesto scorciatoie — avevano sottolineato le educatrici e gli educatori coinvolti — ma il riconoscimento di un titolo valido che ci era stato garantito e che ci ha già permesso di lavorare, spesso in condizioni precarie e senza tutele».

Adl Cobas Reggio Emilia parla di «passaggio importante che premia l’attivazione del sindacato e delle istituzioni», ma sceglie la prudenza. «Basta poco per escludere qualcuno, vogliamo accertarci che siano tutelati anche i fuori corso, cosa che al momento non ci è ancora chiara».