Furto sacrilego a Campagnola: rubate ostie e vino consacrato
I ladri hanno forzato la porta del tabernacolo e portato via le specie eucaristiche Indagano i carabinieri, l’arcivescovo proclama una liturgia di riparazione
Campagnola Un furto sacrilego è avvenuto nella parrocchia di Campagnola: i malviventi sono entrati in chiesa, hanno forzato la porta del tabernacolo e prelevato le ostie e il vino consacrato. Nella giornata di martedì, don Gabriele Burani – nominato lo scorso marzo parroco delle comunità di Campagnola, Fabbrico e Cognento – ha informato l’arcivescovo Giacomo Morandi di quanto accaduto il giorno prima. Attorno alle 19 di lunedì, don Gabriele si è accorto del furto, che probabilmente è avvenuto nel pomeriggio. Il parroco si è rivolto dunque ai carabinieri, che sono giunti sul posto per effettuare i rilievi.
«È la prima volta che capita un episodio del genere da quando sono arrivato in questa parrocchia – afferma don Gabriele –. Purtroppo non ci sono telecamere di sorveglianza in chiesa. Siamo davvero molto scossi da quanto accaduto». Si tratta anche di un danno per le celebrazioni liturgiche della stessa parrocchia, dato che tutte le celebrazioni in programma nei prossimi giorni dovranno essere riorganizzate. C’è dunque da domandarsi il perché di tale gesto. Un’ipotesi è che i ladri possano usare le ostie e il vino consacrato per pratiche esoteriche, sataniche o anticristiane e per profanarle in riti blasfemi. Le cosiddette “messe nere”, come avvenuto in altri casi analoghi. È da escludere, invece, la pista del furto a scopo di lucro, come accaduto lo scorso febbraio a Quattro Castella, quando i ladri puntarono alla teca color oro contenente le eucaristie. In questo caso, i ladri pare abbiano preso intenzionalmente solo le ostie e il vino. Ed è per questo che nella nota della Diocesi di Reggio Emilia e Guastalla si legge che «l’atto è soggetto a censure canoniche». Questo significa che si tratta di una presunta profanazione delle specie eucaristiche. I responsabili potrebbero incorrere nelle sanzioni previste dalla Chiesa, di natura “medicinale”, pensate per favorire il ravvedimento e la riparazione. Significa che la Chiesa Cattolica applica delle pene canoniche non come punizione fine a sé stessa, ma come strumenti per aiutare il colpevole a pentirsi. Un esempio di sanzione “medicinale” è la scomunica: chi profana deliberatamente l’eucaristia (ad esempio rubando e utilizzando ostie consacrate per fini sacrileghi) incorre automaticamente nella scomunica. Non può ricevere i sacramenti finché non si pente e ottiene l’assoluzione da un’autorità ecclesiastica competente. «L’arcivescovo – continua la nota – ha espresso profondo rammarico e vicinanza al parroco e ai fedeli; invita tutta la comunità parrocchiale e diocesana a ferventi preghiere di riparazione». Nei prossimi giorni verrà fissata una liturgia di riparazione che sarà celebrata nella parrocchia di Campagnola. Per trovare altri casi analoghi, bisogna tornare indietro di oltre dieci anni: nel 2014, nella chiesa di Poviglio vennero rubati la pisside, le ostie e i calici; mentre nel 2016, a Gualtieri, vennero prese di mira sempre le ostie e la pisside. l © RIPRODUZIONE RISERVATA