Gli operai scioperano un’ora e l’ad della Sag Tubi si dimette
Novellara:: clamorosa decisione di Walter Zini: «Venuta meno la fiducia»
Novellara Fulmine a ciel sereno per gli oltre 300 dipendenti di Sag Tubi, l’azienda metalmeccanica di Novellara. Walter Zini, figlio del fondatore e amministrato delegato, ha annunciato a sorpresa le sue dimissioni tramite una lettera inviata a tutti i lavoratori. La decisione sarebbe la diretta conseguenza di uno sciopero di un’ora indetto dalla Fiom-Cgil lo scorso 17 luglio (mobilitazione in favore della libertà sindacale) al quale la partecipazione è stata particolarmente sentita. Zini, azionista di maggioranza insieme alla famiglia Bandini, ha espresso nella sua lettera l'impossibilità di proseguire nel suo ruolo, sperando che il suo gesto possa riportare serenità.
Ora la palla passa a una nuova guida per Sag Tubi, fondata nel 1969. Nella lettera Zini scrive, rivolgendosi ai lavoratori: «Ho sempre aspirato a essere per tutti voi una figura di riferimento, impegnandomi al massimo per cercare di assicurare il benessere vostro e delle vostre famiglie. Guidare un'azienda metalmeccanica in Italia rappresenta oggi una sfida di straordinaria complessità; tuttavia, con determinazione ho sempre continuato a investire nel territorio, credendo fortemente nell'integrazione e nella fiducia reciproca tra direzione e collaboratori. Negli ultimi anni questa integrazione è venuta a meno e i rapporti con i vostri rappresentanti si sono sempre di più irrigiditi. Alla luce dell'ampia adesione allo sciopero e delle numerose manifestazioni di dissenso che ho udito nel corteo che ha percorso via Alessandrini, prendo atto di non essere riuscito a trasmettere appieno la mia visione e le mie intenzioni. Gli eventi degli ultimi giorni mi hanno portato alla consapevolezza di non poter più ricoprire il mio ruolo con l'efficacia che avrei desiderato». Da indiscrezioni sembra che l’ormai ex amministratore delegato Zini, al di là dello sciopero del 17 luglio, non abbia affatto gradito le presunte offese gridate da alcuni lavoratori. Inoltre la ditta non avrebbe dato il consenso ai delegati o funzionari sindacali di mettere bandiere davanti all’ingresso della fabbrica tanto che sono state distribuite sulla rotonda della zona industriale e sul viale. l © RIPRODUZIONE RISERVATA
