Gazzetta di Reggio

Reggio

L’indagine

Piastrelle cinesi nel distretto, ma non c’era nulla in regola: scoperta frode da 15 milioni

Ambra Prati
Piastrelle cinesi nel distretto, ma non c’era nulla in regola: scoperta frode da 15 milioni

Reggio Emilia: dopo le indagini della Guardia di finanza sotto accusa un 45enne accusato anche di false fatture ed evasione fiscale

2 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia Una frode fiscale durata ben sei anni (questo il periodo accertato, ma si suppone che sia andata avanti per un decennio) per un valore di 15 milioni di euro, condita da fatture false e somministrazione illecita di manodopera. L’ombra dell’imprenditoria cinese opaca si allunga – ed è una novità, in un settore così rilevante per la nostra provincia – sul distretto industriale delle ceramiche, dove la Guardia di Finanza di Reggio Emilia ha scoperto un sofisticato sistema fraudolento a spese dei lavoratori, che erano ignari di non essere assunti. Un 45enne, legale rappresentante della società principale, è indagato per frode fiscale, fatture false ed evasione fiscale, mentre altre ditte satelliti – gestite di fatto da prestanomi dell’imprenditore cinese – dovranno rispondere di somministrazione illecita di manodopera.

Secondo la complessa indagine condotta dal Gruppo delle Fiamme Gialle, guidato dal tenente colonnello Danilo Giuseppe De Mitri, tutto ruotava intorno alla società principale del 45enne, che era circondata da imprese “apri e chiudi”, ovvero ditte di contorno che erano intestate a connazionali “teste di legno” ma di fatto venivano gestite sempre dall’imprenditore. Erano le ditte che duravano un batter di ciglia ad assumere, all’apparenza, i lavoratori, ma gli stipendi venivano pagati sempre dall’imprenditore e il luogo di lavoro era sempre il medesimo capannone industriale della società madre. Il fatto di non avere, sempre all’apparenza, dei dipendenti permetteva alla società principale di fingere un minimo volume d’affari e di ricevere dalle ditte delle fatture per operazioni inesistenti che consentivano di scaricare i costi.

Secondo la documentazione contabile ed extracontabile ricostruita dia finanzieri dal 2019 ad oggi la società cinese a capo dell’intera organizzazione ha utilizzato fatture false per un imponibile complessivo pari a 14,8 milioni di euro e di detrarre illecitamente l’Iva per 3,3 milioni di euro, giustificate con prestazioni di servizio manodopera. Inoltre le attività ispettive hanno consentito di constatare, dal periodo di imposta 2020 in poi, crediti Iva inesistenti per un importo di 870mila euro, utilizzati per evitare il versamento di imposte e tributi all’erario attraverso indebite compensazioni. Il metodo funzionava: la società madre non solo ha potuto ottenere un notevole risparmio sulle imposte, ma ha anche immesso sul mercato prodotti finiti altamente concorrenziali, danneggiando l’economia reale della ceramica che già attraversa parecchie difficoltà. Ora ci si mette pure la piastrella cinese. Un filone d’indagine, promettono i finanzieri, che avrà un seguito. l © RIPRODUZIONE RISERVATA